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Intervista esclusiva a Magdi Cristiano Allam, presidente del movimento politico "Io amo l'Italia"

15 Gennaio 2011 - Autore: Redazione


Magdi Cristiano Allam è il presidente del movimento politico “Io amo l’Italia” fondato il 28 novembre del 2009. Dal luglio del 2009 è deputato al Parlamento Europeo nel gruppo del Partito Popolare Europeo. E’ stato vicedirettore ad personam del quotidiano «Corriere della Sera» dal 2003 al 2008, dopo aver ricoperto la carica di editorialista e inviato speciale del quotidiano «La Repubblica» sin dal 1996. E’ laureato in Sociologia all’Università La Sapienza di Roma.
Per la Mondadori ha recentemente pubblicato: Europa Cristiana Libera. La mia vita tra Verità e Libertà, Fede e Ragione, Valori e Regole (2009); Grazie Gesù. La mia conversione dall’islam al cattolicesimo (2008); Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia (2007); Io amo l’Italia. Ma gli italiani la amano? (2006); Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’Occidente (2005). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali, tra cui il Premio Saint-Vincent di giornalismo, l’Ambrogino d’oro del Comune di Milano, il Premio internazionale Dan David e il Mass Media Award dell’American Jewish Committee.
Tramite il sito www.ioamolitalia.it promuove un movimento politico che si fonda sul primato dei valori non negoziabili e sulla certezza delle regole, e che a partire dalla riforma etica della cultura politica persegue un nuovo modello di sviluppo che s’ispira all’economia sociale di mercato e un nuovo modello sociale che mette al centro la sacralità della vita.
E’ nato al Cairo nel 1952 dove ha studiato presso le suore comboniane e i sacerdoti salesiani. Vive in Italia dal 1972 ed è orgogliosamente cittadino italiano dal 1987.
 
 
 
Quando lei aveva quattro anni, sua madre Safeya, donna egiziana e musulmana praticante, decise di affidarla all’educazione e alla cura delle suore comboniane, cattoliche e italiane, grazie all’aiuto di una facoltosa famiglia italiana. Quale fu il percorso che portò sua madre a questa decisione? Che mutamento produsse quest’ultima nella sua vita?
 
Eravamo in un’epoca in cui la società prevalentemente musulmana in Egitto era sostanzialmente laica e liberale. Prevaleva la tolleranza tra persone appartenenti a fedi diverse. Mia madre era convinta che le suore comboniane mi avrebbero trasmesso dei valori che lei condivideva. Certamente il fatto che fu mia madre a scegliere di affidarmi all’educazione di suore italiane e cattoliche è stato il “caso” che ha cambiato tutto il corso della mia vita. L’esperienza di 14 anni vissuti in collegio, prima dalle comboniane e successivamente dai sacerdoti salesiani, mi ha permesso di conoscere e di coltivare un fascino per il cristianesimo e per l’Italia. Facendo affiorare in me la domanda relativa alla verità: quale delle due religioni, l’islam e il cristianesimo, è la vera religione? Quale delle due civiltà, quella araba e quella europea, è la vera civiltà? Ebbene l’insieme del mio percorso esistenziale, sul piano personale, sociale e professionale, è stato un’appassionata ricerca della verità. E in questo percorso ho scoperto che alla verità si può pervenire solo se si è spiriti liberi. Dove quindi verità e libertà sono due facce della stessa medaglia, il primo dei binomi indissolubili che hanno forgiato una solida base di spiritualità che mi ha infine condotto ad abbracciare la fede e la civiltà cristiana.
 

Il 22 Marzo 2008, lei ha ricevuto il Battesimo, la Cresima e l’Eucaristia in San Pietro da papa Benedetto XVI, abbandonando l’islam. Quali sensazioni provò quel giorno? Per quali ragioni ha abbandonato la religione islamica?
 
E’ stato il giorno più bello della mia vita. Il dono della fede in Gesù è sopraggiunto al culmine di un lungo percorso di spiritualità interiore in cui l’incontro con degli autentici testimoni di fede mi ha fatto toccare con mano la bellezza, la bontà e la forza del cristianesimo. E Benedetto XVI è stato il testimone di fede che più di altri mi ha illuminato dentro. Nel corso delle tre straordinarie ore trascorse nella Basilica di San Pietro, nella notte della veglia Pasquale, ho rivissuto come in un film interiore le sequenze dell’insieme della mia vita. Compresi che da quel momento tutto il resto della mia vita sarebbe cambiato. Avevo 56 anni ed ero vicedirettore ad personam del Corriere della Sera. Avrei potuto continuare a godermi quella comodissima poltrona fino a poter beneficiare di una pensione dorata. Ma sono più che mai convinto che la vita valga la pena di essere vissuta solo se si è pienamente se stessi, credendo e impegnandosi a fondo per il successo di una causa in cui ci si identifica. Sentii che la testimonianza di verità e libertà che promuovevo attraverso la scrittura e la parola, dovevo portarla avanti attraverso i fatti. Compresi che era arrivato il momento di agire. Di far sì che ciò che si afferma come verità e ciò in cui si crede come valori non negoziabili, dovevano tradursi in opere buone. 
Non vi è un rapporto di interdipendenza tra l’adesione piena e convinta al cristianesimo e il ripudio dell’islam. Entrambe le scelte sono state fatte per ragioni intrinseche a ciascuna religione. Per quanto concerne l’islam, l’ho abbandonato nel momento in cui ho preso atto che è una religione incompatibile con il rispetto dei diritti fondamentali della persona e con la condivisione dei valori non negoziabili. 
 
 
Continua su Family Office n.1 - 2011
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