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Intervista esclusiva a Luigi De Pra, Presidente Rch

23 Dicembre 2009 - Autore: Redazione


LUIGI DE PRA nato a Pieve d’Alpago (Bl) il 27/03/1933 in una famiglia di contadini, attività che ha svolto fino ai 25 anni. Nel 1960 forma la sua famiglia composta da 7 figli di cui 4 ora daranno continuità all’attività attuale.
Nel 1958 intraprende l’attività di agente di commercio e successivamente a Concessionario di una società per la vendita di macchine d’ufficio e registratori di cassa.
Nel 1969, con due colleghi costituisce una società di importazione e commercio all’ingrosso di registratori di cassa, RCH, e nel 2002 estende l’attività da commercio ad industria per la ricerca, produzione vendita di registratori di cassa.

 

Un imprenditore possiede un compito sociale molto importante. Lei cosa ne pensa a tal proposito?

Tutti i costruttori devono tenere conto di un principio fondamentale, filosofia che io ho adottato sin dalle origini, ovvero che “bisogna vincere sul campo”. Non è il monopolio che premia, quanto piuttosto le qualità dei prodotti e delle persone. Occorre che la competizione sviluppi tutta la propria potenzialità, favorendo al contempo la crescita della qualità.
Io ho riassunto il compito sociale nel giorno dei festeggiamenti per i quaranta anni di attività nel settore dei registratori di cassa: ho annunciato di aver provveduto a perfezionare i patti di famiglia con i miei figli, per conferire continuità all’impresa e scongiurare eventuali “scossoni”. Un clima di incertezza avrebbe causato l’allontanamento di molti dei miei dipendenti più validi ed esperti!
Io ritengo che tutto ciò prenda le mosse dalla nuova legge sui Patti di famiglia, la quale ha concesso un diverso e più soddisfacente atteggiamento: i patti precedenti ad essa erano privi di valore legale e un individuo non poteva decidere di ciò che ancora non possedeva. Oggi, la rinnovata legge consente invece di adottare reali decisioni, secondo certi criteri. E’ possibile stipulare patti disciplinati con atto notarile. I sottoscrittori hanno tempo dodici mesi per impugnarli, potendo riflettere su quanto sottoscritto. Superati questi dodici mesi, scatta la validità. Tale passaggio rappresenta una preoccupazione molto importante, poiché l’azienda “sono le persone che la compongono”, qualcosa che non si può dissipare!
L’unico vero problema attuale, sullo sfondo di questa normativa, è la mancanza di successori. Poca stampa ha l’onestà di mettere in evidenza tale argomento! Io, ad esempio, ho sette figli, tre dei quali non risultano idonei a fare i successori, perché sprovvisti della cosiddetta “dote del capo”. Capi si nasce, non si diventa! La legge avvia, perciò, questo processo; peccato sia giunta in un momento di crisi successoria. Si comprende perfettamente che quando le imprese vengono vendute, specialmente all’estero, chi le acquista sono gruppi finanziari, realtà solo speculative. Le aziende vivono invece sulla passione delle persone che le costituiscono! Personalmente, sono in grado di percepire tale aspetto in modo molto chiaro, possedendo una grande libertà dal denaro. Esso rappresenta uno strumento importante ed utile, per ciò che mi consente di fare; meno ne utilizzo, meglio è per la mia persona. I soldi vanno trattati come una cosa. Inoltre, essi appaiono come una priorità dell’impresa sui soci. Se l’azienda custodisce i propri profitti, dispone delle risorse per decidere cosa vuole e quando lo vuole, senza dipendere troppo dalle banche.
Noi siamo passati da azienda commerciale importatrice ad industriali. Per quale ragione? Poiché la richiesta di prodotti e innovazioni da parte dei giapponesi, allora miei fornitori, otteneva tante risposte negative. Non è possibile servire un mercato senza strumenti adeguati. Perciò, nel 2002, a settant’anni, mi sono convertito in industriale. All’epoca avevo paura, perché a quell’età, se sbagli non recuperi più! Invece, attraverso l’aiuto di una esperta collaboratrice, ho potuto affrontare questo passaggio in maniera molto oculata ed esso è risultato fortunato. Esso comprese la creazione di un’equipe di ingegneri per la ricerca e sviluppo.
In quel periodo, andammo anche in Cina per vedere dove il mio fornitore aveva spostato la produzione: nel 1976, avevo stipulato un accordo con un’azienda di Osaka, la quale però, nel 1994, fu costretta, per ragioni di costo della manodopera, a portare la produzione in Cina, nel Sud, a Shenzhen. Attualmente, noi continuiamo a produrre presso questa società, su nostri progetti e design. Diciamo che, rispetto agli inizi, si è assistito a una rilevante evoluzione: i cinesi, dal punta di vista elettronico, appaiono oggi molto avanzati.
Al fine di spostare un po’ la produzione, stiamo assumendo ingegneri in Cina, con il supporto dell’università cinese. Sotto questo aspetto, le università italiane non ci forniscono sostegno culturale. Noi riteniamo di essere un’opportunità per loro! Occorre dare uno “scossone” a questo problema. Vi assicuro che, come italiani siamo dotati di grande ingegno. Per citare uno scenario, noi siamo presenti alla fiera di Dubai. Qui, ci confrontiamo con competitors tedeschi, dei paesi dell’est etc, ma i nostri apparecchi sono tra i più belli, di grande effetto: una delle modificazioni operate sul registratore di cassa è stata, ad esempio, quella di ridurne al minimo la dimensione. Questo perché il bancone non offre spazio o, comunque, quest’ultimo è molto importante. Il venditore ha bisogno di esporre più che può. Inoltre, chi compra un bancone spende somme rilevanti.
Personalmente, ho avuto la fortuna di provenire dalla vendita, lavorando “porta a porta” per quarant’anni. Il mio vantaggio è quello di sapere esattamente cosa vuole il cliente.
Io dico sempre ai miei figli che, se su tre iniziative, una va male e due bene, per me il saldo è attivo. Ciò che è fondamentale è non restare inerti, ma piuttosto, impegnarsi per recuperare con idee più interessanti. Nei patti di famiglia risulta che su sei figli viventi, quattro lavorano in azienda. Essi sono ben integrati e perfettamente coscienti del fatto che, finché ci sarò io, l’azienda verrà “spinta” in posizioni sempre più avanzate.


Lei sta fornendo ai figli le basi per la continuitĂ , anche da un punto di vista psicologico. In che modo?

Per fortuna i miei figli sono dei credenti e dei praticanti. Questo ritengo sia molto importante. Tempo fa subentrarono alcuni fattori, i quali misero in crisi il processo di successione. Tutto si rifaceva ad un semplice ragionamento, che mio padre soleva spesso ripetermi con queste parole “Luigi, finché tu ragioni con i tuoi fratelli, tutto funziona bene e il ragionamento scorre. Ma stai attento, perché quando si sposeranno, dovranno fare i conti con altre persone. Non ragioneranno più come prima! ”. Questo è il reale pericolo. Perciò, forte dell’esperienza passata, ho dovuto energicamente richiamare i miei figli, dicendo loro che io e mia moglie abbiamo, costantemente, dato prova di tradurre in pratica quanto appreso dai genitori. Dal canto loro, essi sono, perciò, detentori di una cultura testimoniata, di coerenza cristiana, che devono trasmettere ai loro figli e alle persone che li circondano. Le possibilità sono due: o si è di esempio o si è di scandalo! Permane solo il rammarico di non poter far capire loro che io sono nato in un’epoca caratterizzata dal bisogno, che ha favorito l’ingegno!
L’anno scorso, nel corso delle celebrazioni per i cinquant’anni di attività in questo mestiere, ho sviluppato il mio intervento proprio da tale aspetto. Ritengo di essere un uomo fortunato, perché nato in un’epoca del bisogno che ha aguzzato l’ingegno. Questo vale per tutta la mia generazione, che non possedeva nulla ma che ha fatto partire l’economia e lo sviluppo del Nordest.


Tra i quattro figli che lavorano in azienda, il più giovane è amministratore. Ciò dimostra l’esistenza di una scelta, fatta attraverso il patto di famiglia?

Diciamo che tutti presentano delle doti, dal più vecchio al più giovane. Quest’ultimo possiede delle caratteristiche specifiche e può costruirsi. Il vero problema è che egli deve crescere attraverso l’esperienza ed il consenso.
L’unico principio tenuto saldo è l’equità nella ripartizione del patrimonio. Per garantire tale imparzialità, ho affidato la stima a tre diversi consulenti. Da qui, stabilito quale fosse il criterio basato su di un principio di giustizia, ho accontentato tutti, non sottraendomi, però, dal sottolineare che l’eredità è una gratuità e che si parla di lavoro, sacrifici e rinunce dei genitori.

...
Continua nella Guida alla Tutela del Patrimonio 2009
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/guida-alla-tutela-del-patrimonio-2009-2010-278.html

 

 

 

 

 




            

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Ultimi commenti degli utenti

Ho letto solo ora su Internet l'intervista esclusiva del 23.12.2009 all' "industriale" bellunese De Pra (mio consuocero)che a forza di lavoro, volontŕ, coraggio, lungimiranza, fiducia nella sua buona stella, intrapredenza, realismo (ed anche con un pň di fortuna, riconosciamolo) č riuscito da contadino bellunese a evolversi professionalmente sino a livello di industriale multinazionale (Cina)! E' un tipico e chiaro esempio del successo degli imprenditori del nostro Nord-Est. Ne avessimo di uomini cosě, integerrimi e convinti dei loro principi religiosi! Forse in Italia, specie nel disastrato Sud, ci sarebbe meno crisi, soprattutto morale, e assisteremmo a meno scandalosi sperperi e ruberie, specie negli enti pubblici! Nessuno ha pensato fin'ora a proporlo per la croce da Cavaliere d'Italia? Bravo Luigi, continua cosě con tanti auguri di felice prosperitŕ per la tua invidiabile azienda.

14 Febbraio 2010 ore 19:39:10 - NonnoMeo

Ho avuto la disgrazia di conoscere Luigi de pra, ho lavorato per RCH dal 1977 al 2000, voglio solamente dire che quanto decantato, relativamente alla persona in oggetto, č puramente "fantasia", il de pra č stato la disgrazia per le persone che hanno lavorato per RCH.

19 Ottobre 2010 ore 21:47:23 - Severino Morellato






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