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Intervista esclusiva a Loris Casadei, Direttore generale Porsche Italia

2 Marzo 2011 - Autore: Redazione


Loris Casadei, 61 anni, forlivese direttore generale di Porsche Italia. Loris Casadei conosce molto bene il mondo dell’auto. Vi è entrato circa 34 anni fa dopo varie esperienze nel settore finanziario e di controllo di gestione. In particolare si occupò di leasing nel settore automobilistico alla fine degli Anni 70. Dal 1980 in Volvo Italia con vari incarichi a livello internazionale, approdò in Porsche nel 1990. Dal 2009 è anche presidente dell’UNRAE, l’associazione tra i rappresentanti delle Case automobilistiche estere in Italia. Grande appassionato di cultura, un debole per la lirica, un amore importante per la lettura e lo scrivere, ha firmato su Autocar una particolare rubrica per la recensione di libri, mentre su A Tavola propone il tema del viaggio e della scoperta di ricette tipiche.


Sono diversi anni che opera nel settore automobilistico. Com’è avvenuta la scelta di entrare a far parte di questo mercato e come si è sviluppato il suo percorso all’interno di Porsche?

Nell’ormai lontano 1978, decisi di lasciare il mondo bancario dove operavo nel settore degli affidamenti, in particolare mi occupavo dei rapporti diretti con l’azienda per la concessione di fidi, e decisi di intraprendere l’attività di consulenza organizzativa aziendale e finanziaria presso un ufficio specifico.
Per casualità, nello studio in cui lavoravo, era presente la sede di una società di leasing che operava anche nel settore automobilistico e nel giro di pochi mesi riuscii ad assumere incarichi di responsabilità all’interno di essa avvicinandomi così al mondo delle autovetture.
Nel 1980 avvenne l’ingresso vero e proprio nel mondo dell’auto; in quel periodo Volvo Italia ricercava una figura, da inserire nell’organico, che si occupasse dell’intera rete di organizzazione aziendale, del controllo della gestione e della struttura finanziaria e così decisi di candidarmi.
Nel 1990, però, un’altra situazione abbastanza casuale, fu la causa della mia entrata nel gruppo Porsche. Infatti, in quel periodo, decisi nuovamente di dedicarmi alla consulenza e lasciai Volvo Italia; in viaggio tra Bologna e Milano, per andare a firmare con un importante società come senior partner, venni raggiunto da una telefonata, all’altezza di Modena, dove mi informarono che Porsche Italia era alla ricerca di un direttore commerciale e che il mio profilo lavorativo ben si proponeva per l’incarico. Così, decisi di fare una “piccola” deviazione, andai a Padova e poco dopo incontrai l’allora presidente e amministratore di Porsche con cui feci il colloquio e mi propose, la sera stessa, l’assunzione che, ovviamente, decisi di accettare. E’ così che iniziò la mia vita, ventuno anni fa, all’interno di Porsche. In seguito, nel 1996, in tutta Europa, decisero di effettuare una riorganizzazione aziendale e quindi di introdurre l’utilizzo di contratti unici e standardizzare le procedure. In questo contesto, Porsche Ag Germania decise di acquisire al 100% la filiale italiana, prima di allora proprietaria solo del 60%, e mi proposero di diventarne il direttore generale.


Recentemente è stato eletto Presidente di UNRAE, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri, riferimento per tutti gli operatori del settore. Quali sono stati i cambiamenti che ha voluto apportare in seguito alla sua elezione?

L’associazione nasce nel 1950, inizialmente come istituzione a difesa e tutela degli interessi degli allora minoritari importatori di autovetture estere su territorio nazionale. Infatti, in quegli anni la Fiat, e i marchi correlati, possedevano la stragrande maggioranza delle quote di mercato e la clientela italiana era diffidente nell’acquistare autovetture estere per le presunte difficoltà nel reperire l’assistenza necessaria o temeva una scarsa disponibilità di pezzi di ricambio e così via.
Ad oggi la situazione è decisamente cambiata perché UNRAE e i suoi associati rappresentano oltre il 70% del mercato italiano e di conseguenza anche il ruolo che ha assunto originariamente si è evoluto. E’ divenuta il più valido interlocutore delle Istituzioni, contribuendo a fornire, sul piano tecnico, valutazioni e statistiche per facilitare il lavoro dei Ministeri e degli Enti competenti ed è, inoltre, la principale fonte di informazioni ed analisi del mercato costituendo il punto di riferimento per tutti gli operatori del settore e non solo gli Associati.
Il dialogo a volte non è semplice, soprattutto quando il periodo di instabilità, come quello che stiamo vivendo, è forte; il nostro rapporto con le commissioni tecniche, però, è sempre positivo perché si basa su anni di collaborazione. Vi è, poi, un ulteriore difficoltà poiché noi imprenditori siamo abituati a lavorare su business case, quindi a introdurre delle modifiche e a sopportare dei costi in anticipo con l’obiettivo di ottenere ricavi di gran lunga maggiori dei costi; al contrario l’amministrazione dello Stato segue un ragionamento diverso, ha bisogno di una disponibilità di risorse, di ricavi garantiti prima di introdurre delle modifiche alle strutture dei costi.
L’operato dell’Associazione, negli ultimi anni, si è rivelato positivo per via della forte adesione riscontrata da parte di tutti i soci, che praticamente sono tutti i rappresentanti dei principali autoveicoli esteri e non solo. Per quanto riguarda gli obiettivi futuri, sicuramente c’è l’intento di mantenere alto il livello di informazione, sia per quanto riguarda i dati statistici sia per quanto riguarda la visibilità dei dati di attività dei nostri associati garantendogli una costante evidenza agli occhi dei consumatori. Infine, ci proponiamo di stimolare il governo in modo propositivo per migliorare tutto quello che riguarda la legislazione del settore dell’auto.
 

Continua su Family Office n.1 - 2011
http://www.editricelefonti.it/familyoffice



            

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Ultimi commenti degli utenti

Grazie, leggerň con attenzione l'articolo / intervista. Molto interessante

4 Marzo 2011 ore 10:04:05 - Lorenzo Pini







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