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Intervista esclusiva a Laura Madrigali, Imprenditrice e Presidente di Forza Popolare

22 Aprile 2010 - Autore: Redazione


Sono nata e cresciuta in Emilia-Romagna, dove si respira aria di laboriosità e concretezza, terra che diede i natali fra l'altro a Girolamo Savonarola, culla di ribellione propositiva ai soprusi e alle angherie. Madre già a 20 anni dopo ho dedicato la mia vita alla famiglia e al lavoro. La passione politica presente nel dna romagnolo si è concretizzata con la fondazione di Forza Popolare in risposta ad un deterioramento della vita politica italiana che ha causato sfiducia e disaffezione tali da indurmi a sentire la necessità sociale di impegnarmi in prima persona, in primo luogo come cristiana.
Ispiratore inconsapevole di questo movimento politico un sacerdote missionario del Preziosissimo Sangue, don Luciano Bugnola, che a suon di omelie che avrebbero risvegliato pure la coscienza di un morto mi ha indotta a prendere questa decisione. Dedico questo mio impegno politico alla memoria di Karol Wojtyla, il quale ci ha lasciato dimostrazione evidente di come il Vangelo, se portato in politica, possa smuovere le montagne, far crollare ogni muro e cambiare la Storia.


Oggi incontriamo Laura Madrigali, Presidente di Forza Popolare. Il 29 Gennaio scorso si è tenuta la presentazione del suo partito, che si propone di inaugurare un nuovo corso auspicando il coinvolgimento di  tutti. Per quali ragioni ha deciso di fondare Forza Popolare e quali sono i suoi obiettivi primari?

La politica di questa Seconda Repubblica è, se possibile, peggiore della Prima. Il deterioramento del rapporto Istituzioni-cittadini ha creato un vuoto che è necessario colmare a tutela della democrazia stessa. Forza Popolare dà voce alla maggioranza degli Italiani, quella moderata che non obbedisce a “scelte di campo” obbligate nel nome di una appartenenza ideologica. Le ideologie non hanno sbocco, non portano ad alcun futuro figlie come sono di un sinistro passato. In un mondo dove le ideologie sono crollate è necessario che risorgano gli ideali. Ad esempio pare che nessuno ricordi più che la nostra Repubblica è fondata sul lavoro. E’ l’articolo uno della nostra Costituzione (che qualcuno addirittura vorrebbe abolire o modificare in maniera sostanziale),  e certamente i padri fondatori hanno inteso con questo sottolineare che il lavoro è condizione essenziale per ogni società civile, onesta e dignitosa. Il lavoro va quindi tutelato, favorito, agevolato. Tasse inique, difficoltà estrema ad accedere al credito, infrastrutture inadeguate,  penalizzazioni  burocratiche  e mancanza di un piano di investimenti  sono evidenti e hanno bloccato ogni forma di progresso nel nostro Paese. Siamo prossimi all’arretratezza se rapportati con molti Paesi occidentali.


Sul sito di Forza Popolare si legge che il partito è già al lavoro per le elezioni politiche del 2013. In che modo vi farete portavoce di quanti, come sostiene, vogliono credere che insieme si può cambiare tutto e per davvero?

Presentando proposte immediatamente realizzabili per sopperire alle carenze dello Stato proprio là dove sono più sentite:  daremo occupazione, riformeremo il sistema pensionistico che non ha saputo far nulla di  meglio che alzare l’età pensionabile sottraendo anni di lavoro -e di consumi- ai più giovani interrompendo il sistema di turnover, offriremo edilizia popolare, credito alle piccole e medie imprese  e microcredito ai privati in stato di necessità,  secondo le norme della finanza etica e solidale.
Renderemo allettante e con una forte valenza positiva per gli imprenditori lo scegliere di rimettere in circolo il denaro in Italia. Non rappresentiamo potentati economici, giganti con piedi d’argilla che abbiamo visto vacillare alla prima crisi che ha investito il settore finanziario.  Noi stiamo dalla parte della gente, non delle multinazionali, e all’occorrenza sappiamo ancora fare i semplici ma efficaci conti della serva.
Proponiamo una riforma in senso federale ispirandoci al federalismo svizzero, e la separazione delle carriere politiche da quelle amministrative. Siamo contrari agli incarichi amministrativi lottizzati dal potere politico, non ci piace questo bipolarismo così com’è  perché ne è stato a nostro avviso travisato il senso, cioè non vi è più alcuno spazio rappresentativo per minoranze né vi sono più voci libere. Non si è liberi di nulla se non di dire sissignore, e chi la pensa diversamente è inesorabilmente costretto al silenzio, anche mediatico.


Lei afferma che la sinistra abbia perso la sua ragione d’essere, e non da oggi. Può motivare questa dichiarazione? Su quali questioni, a suo parere, la sinistra ha fallito?

Una sinistra che, invece dei propri elettori,  si premura di andare a rassicurare gli operatori finanziari della City di Londra prima di ogni  tornata elettorale si commenta da sé.  Che governi o sia all’opposizione si conferma utile solo a se stessa,  è capace di inventarsi un reddito anche dall’obolo delle primarie e dei problemi degli Italiani parla solo in favore di telecamere. 
 

Uno dei vostri attuali progetti vi vede in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata. Avete anche promosso un’iniziativa su Facebook. Ce ne può parlare? Di cosa si tratta?

Abbiamo promosso lo sciopero elettorale al sud, ma anche dal resto d’Italia ci sono pervenute adesioni. Siamo convinti che il sud sia volontariamente tenuto dal dopoguerra in uno stato di bisogno, ed è evidente come questo stato di bisogno torni utile a quanti mercanteggino i voti elettorali. Un sud che lavori, che produca reddito, che viva in pace libero dalle mafie sarebbe anche libero di abbandonare collaudate logiche clientelari. Si vendono voti  di interi quartieri, condominio per condominio, addirittura pare che in occasione delle passate lezioni regionali la Digos abbia scoperto interi elenchi di disoccupati iscritti a sigle sindacali fatti oggetto di compravendita di voti. Senza la legittimazione del voto elettorale la criminalità organizzata non potrebbe mai piazzare propri uomini o persone comunque ad essa legate nei centri di potere.  Senza potere politico, la criminalità organizzata non potrebbe mettere le mani sui fiumi di denaro degli appalti, né pilotare finanziamenti. Un esempio per tutti il recente caso del’ex Senatore Di Girolamo, tutti abbiamo appreso dai giornali che sarebbe stato intercettato mentre un boss della ‘ndrangheta, che gli ricordava con quali voti egli fosse stato eletto,  lo apostrofava dandogli dello schiavo. 
Dal sud la malavita organizzata italiana è penetrata nel tessuto sociale fino alle Alpi e mandare in malora l’intera nazione per la debolezza o la passività degli abitanti di alcune zone d’Italia è un lusso che non possiamo permetterci. Dobbiamo saper garantire la sicurezza dei cittadini e la tranquillità di chi vuole fare impresa.


Il problema delle pensioni resta un tema di estrema attualità, soprattutto nel nostro paese dove la compagine governativa sembra ancora lontana dall’identificazione di una soluzione definitiva. Quali sono le sue proposte ed idee in questo ambito?

Sarò drastica, se me lo consente, così come drastiche saranno le decisioni da prendere. Ma non nei confronti dei pensionati, bensì nei confronti dell’INPS e di uno Stato che non è stato in grado di tutelare i propri cittadini sommergendoli in un debito pubblico che Bankitalia in febbraio 2010 ha quantificato in 1.795 miliardi di euro – con un aumento di 7 miliardi rispetto al precedente mese di gennaio- che di soli interessi passivi ci costa oltre 200 milioni di euro al giorno.
Mi domando cosa aspetti la gente a chiedere conto all’INPS di quali garanzie vi siano a proposito dell’erogazione delle pensioni sociali e minime e circa il  loro adeguamento all’aumento del costo della vita, dal momento che è notorio come questo sistema sia prossimo al collasso. Mi domando cosa si attenda a protestare chiedendo che siano presi provvedimenti davanti all’erogazione di pensioni che ci lasciano allibiti per la loro entità come ad esempio quella che andrà a ritirare un ex burocrate il quale, grazie ad un emendamento approvato dall’Assemblea regionale siciliana, percepirà 1.369 euro lordi al giorno. A fronte di un sistema pensionistico alla frutta si continuano a erogare pensioni da favola a magistrati, parlamentari, consiglieri regionali.
Che ne sarà di tutti noi se non interveniamo prontamente con un sistema rivoluzionario, anche, se vuole, con un pizzico di sana autarchia, e comunque sganciandoci dalle logiche che vogliono l’Italia regolarmente  fuori mercato?  Finora si sono chiesti sempre sacrifici ai lavoratori, è invece ora che i sacrifici si richiedano a chi veramente trae profitto, vale a dire Stato, Istituti di Credito e Aziende. 
Combattiamo una lotta impari contro uno Stato che sperpera e non si limita allo stretto necessario, che è servile nei confronti di Aziende che usufruiscono di finanziamenti pubblici ma poi trasferiscono le fabbriche all’estero per risparmiare sui costi di gestione e della manodopera e mettono i dipendenti in cassa integrazione a zero ore ma distribuiscono dividendi agli azionisti, che ha spalancato le porte a chi non si limita a fare commercio ma, per dirla con parole d’altri tempi, è un professionista della concorrenza sleale. Questo è lo stato dei fatti, e da qui non si può tornare indietro se non un una contrazione delle spese per non seguitare nella contrazione dei consumi, dei risparmi e degli investimenti.
Dobbiamo rendere le nostre merci  competitive. Guadagnare meno, lavorare tutti.  Congelare il debito pubblico e iniziare una inversione di trend. Niente tasse necessarie a finanziare spese inutili, più impresa, più mercato. Forse che la Cina si preoccupa per noi quando  invade i nostri mercati occidentali con merci e prodotti agricoli dai costi infinitamente più bassi? 
Lo Stato attinge perfino dai fondi TFR (un tabù che ha fatto cadere il Governo Prodi per finanziare le missioni di peace keeping all’estero nel 2007, imitato dal Governo Berlusconi che nella Legge Finanziaria 2010 ha prelevato i soldi del TFR dei lavoratori dipendenti privati). Ma questo Stato è con noi o contro di noi?


Anche il dilemma del lavoro risulta ancora irrisolto; il precariato sembra essere diventato la regola. Quali soluzioni metterebbe in campo affinché vengano applicati criteri di competitività e meritocrazia?

Un terzo degli Italiani ha superato la soglia della povertà. Un secondo terzo la varcherebbe con appena due mensilità senza stipendio. Essere precari oggi può essere una fortuna, se paragonati ai disoccupati. Dal settembre 2008 al settembre 2009 si sono persi 650.000 posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione fra i giovani fino a 24 anni si avvicina al 30%. A fronte di queste cifre, destinate come si sa ad aumentare per effetto dell’onda lunga della crisi, lo Stato italiano concede agli Enti Locali di destinare ingenti somme per favorire l’inserimento nel nostro tessuto sociale di stranieri. Può questo avere un senso, o piuttosto è un controsenso?  Posto che qualunque lavoro purchè onesto è sempre un valore,  sono convinta che se si smettessero di erogare alle sigle sindacali le somme destinate loro su ciascuna pratica di sussidio di disoccupazione per quegli stranieri che invece di cercare altro impiego sul territorio italiano tornano nel frattempo nei loro Paesi d’origine, se si controllassero in maniera seria e capillare le residenze di costoro che troppo spesso sono fittizie,  e si smettessero di erogare alle cooperative i contributi a fondo perduto per favorire la riassunzione di categorie disagiate (stilate in modo che la quasi totalità degli appartenenti siano stranieri, così come pure quelle per l’assegnazione di case popolari), di posti di lavoro per gli italiani ce ne sarebbero molti di più. Non si può competere con la furbizia istituzionalizzata, la si può solo combattere facendo sentire la nostra voce e reclamando i nostri diritti che ci vengono per cittadinanza e piena appartenenza alla società italiana.


I giovani si trovano in una situazione particolarmente difficile nel mercato del lavoro. Lei cosa ne pensa? In che modo è possibile definire il loro ruolo? Anche la fascia di disoccupati tra i 45 e 55 anni preoccupa molto... perdere il lavoro a 50 anni significa dover fare i conti con un mercato del lavoro che nel giro di pochi anni è profondamente cambiato. Quale è il suo giudizio in merito?

Oggi come oggi si stima che il sistema pensionistico potrà sostenersi a malapena altri trent’anni, vale a dire che un trentenne che inizia la sua attività lavorativa non ha la certezza di poter andare in pensione e nemmeno quando. Non parliamo poi del destino che attende i “nuovi disoccupati”, coloro che si ritrovano senza lavoro attorno ai 45-55 anni. Non parliamo neppure ci come se la passino le piccole e medie imprese, che con i loro pochi operai sono sempre state la colonna portante della vera economia italiana. Quante ne hanno lasciate fallire e chiudere, mentre si sono foraggiate con ogni sorta di interventi società cooperative a responsabilità limitata e cooperative sociali  in uso alla politica per i propri interessi economici?  Sarà da costoro, dai piccoli imprenditori, sani e senza grilli per la testa, senza appartamenti sulla Fifth Avenue né attici a Montecarlo, né ville da sogno costruite con i denari versati per finanziare la ricostruzione del dopo terremoto del Belice (42 anni, e ancora oggi, nel 2010,  paghiamo…) che inizierà la nostra ripresa, il nostro riscatto. Forza Popolare busserà alle loro porte per coinvolgerli nel più articolato e concreto piano di autodifesa degli interessi dei lavoratori. Le grandi aziende, quelle che si sono fatte finanziare e rifinanziare molte volte per poi costituire capitali all’estero tramite conti cifrati di società off-shore, non ci interessano.


Altro tema fondamentale è la difficoltà vissuta dalle donne a conciliare la vita privata con quella lavorativa, soprattutto in seguito alla maternità. Molte vi rinunciano per la carriera. Quali possibili soluzioni e/o alternative una società moderna come la nostra potrebbe e dovrebbe mettere in pratica?

Una società che non trova risorse per investire nelle nuove generazioni è una società volta ad un rapido declino.
Per questa ragione Forza Popolare sente forte l’esigenza di proporre una seria politica di valorizzazione della maternità nell’ambito di una nuova valorizzazione della famiglia quale cardine della società civile.
Riteniamo che sostenere economicamente le madri che vorranno occuparsi dei propri figli fino all’età dell’asilo infantile (3 anni) sia un ottimo investimento sulle generazioni a venire.
Facendo un calcolo approssimativo, prendendo ad esempio lo stipendio medio di una giovane donna che poniamo sia 900 euro mensili, sappiamo che per il solo costo dell’asilo nido si possono pagare anche 500 euro al mese. Se togliamo ai 400 che ne rimangono i costi di viaggio o trasporto per andare al lavoro, i pasti fuori casa, tutte quelle piccole spese che vengono fatte perché lavorando si ha poco tempo per  occuparsi del resto della vita familiare, veramente tocchiamo con mano che a una giovane mamma rimane ben poco del suo stipendio, e che le viene anche precluso di potersi occupare personalmente dei propri figli, di dare loro quell’imprinting che neppure la migliore maestra all’asilo nido potrà mai dare. Crescere i propri bambini significa anche crescere come donna, come compagna, e ciò porterebbe inevitabilmente ad avere famiglie più serene, figli più sereni, meno crisi, meno separazioni e divorzi, più felicità. Noi proponiamo allora che sia lo Stato, o la Regione, a dare alla mamma che decide volontariamente di rimanere a casa dal lavoro per occuparsi del proprio bambino per i suoi primi tre anni di vita una somma equivalente a quanto le rimarrebbe dopo tutte quelle spese. 
Dapprima ci hanno insegnato che lavorare per una donna era un diritto, ma ora è diventata una necessità. Non dimentichiamoci mai però che la donna che è anche madre lavora 24 ore al giorno compiendo un’opera meravigliosa e meritoria, ed è quindi giusto che essa sia in condizione di essere il più serena possibile durante questi primi tre anni di vita dei propri figli, fermo restando la garanzia di riassunzione da parte del datore di lavoro al termine del periodo di maternità.
 

 




            

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Questo non è un sogno............. È un impegno di tutti noi x realizzare Il nostro futuro , con le nostre mani. !!!!!!!!!!!!! Eliminando il veocchio sistema Fatto solo di ruberie , sprechi e magheggi............fatti ai danni dei cittadin,e che colpisce ii più poveri..... Causando disperazione !!!!!!!!!!!!

6 Maggio 2012 ore 11:16:40 - Matteo giardino







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