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Intervista esclusiva a Giuseppe Campanella, Presidente e Amministratore Delegato di Fondamenta Sgr

18 Gennaio 2010 - Autore: Redazione


Giuseppe Campanella è Presidente di Fondamenta SGR S.p.A.
A partire dall’ottobre del 2000 si è dedicato alla creazione e alla gestione di Fondamenta UNO, il primo fondo di fondi italiano. Nel corso degli ultimi 6 anni, Giuseppe ha portato la Società alla costituzione di 7 diversi fondi (clean technologies, immobiliare, trasferimento tecnologico e NPL) per un totale di circa €600mln di capitale gestito.
La sua formazione comprende la laurea in Discipline Economiche e Sociali in Bocconi ed un master di due anni in studi giapponesi a Tokio. Giuseppe vanta un’esperienza variegata sia in ambito industriale che finanziario. Il suo curriculum comprende oltre 15 anni di esperienza come Amministratore Delegato di PMI italiane. È membro di numerosi advisory board di primari fondi italiani di private equity e consigliere di amministrazione di diverse società industriali e di servizi partecipate da Fondamenta UNO. Nel maggio 2008 Giuseppe ha effettuato un MBO della Società da SSgA.


Oggi incontriamo Giuseppe Campanella, Presidente di Fondamenta Sgr. Ci può illustrare la storia, i progetti e le attività della sua società?

Fondamenta è una Sgr indipendente; dal maggio 2008, la sua proprietà fa capo al management. Nel 2001, la società era una joint-venture tra Mediolanum e State Street Global Advisors, uno dei colossi dell’Asset Management mondiale, costituita con l’obiettivo di fornire servizi ai fondi pensione, nati da poco. Successivamente, sono stato coinvolto personalmente, per gestire la partenza del nuovo Fondo dei Fondi di Private Equity, denominato Fondamenta Uno. Nel 2004, Mediolanum e State Street si sono separate e quest’ultima ha acquistato il 100%. Da quel momento, ha inizio la fase coordinata in prima persona; il problema principale era costituito dagli standard della società americana, pensati per una realtà completamente diversa, sia dal punto di vista dimensionale che del business. State Street era ed è specializzata nell’elaborazione di prodotti strutturati ed è molto grande. Noi eravamo piccoli e facevamo solo private equity!
Secondo l’azienda statunitense, qualunque forma di partecipazione alla vita degli oggetti investiti è un’eresia, mentre per noi è una ragione di business. Perciò, dopo alcuni tentativi di sviluppo della società, State Street alla fine del 2007 ci offrì di rilevarla, a condizioni abbastanza favorevoli.
Ciò che caratterizza Fondamenta, è che tutti i prodotti da essa realizzati, sono stati i primi nel loro genere in Italia. Brevemente, essi sono: Fondamenta Uno, Fondo di Fondi di Private Equity; Atmos, veicolo d’investimento in energie rinnovabili e Clean Tech; Nicher Re, fondo di sviluppo immobiliare ad apporto, che investe in terreni da sviluppare; Futura Invest, Investment Company che investe in Private Equity, attraverso l’acquisizione di quote di società di gestione; Recovery, Fondo specializzato in distressed assets e non performing loans; TT Venture, Fondo specializzato in Venture Capital e trasferimento tecnologico; Domani Sereno Re, Fondo immobiliare nel settore dell’assistenza sanitaria residenziale e Vertis Venture, Fondo specializzato in investimenti in Venture Capital nel Sud Italia.

Nel corso degli anni, la struttura è notevolmente cresciuta; ogni area di business è presidiata da un proprio team, il cui responsabile siede nel Consiglio di Amministrazione. Rispetto agli inizi, Fondamenta ha mantenuto alcune caratteristiche originarie, ovvero, la non affiliazione, nel senso di non intrattenere relazioni particolari con nessuno ma lavorare per tutti e la mancanza di canali commerciali privilegiati. Questo secondo aspetto è conseguenza del primo: non essendo affiliati a nessuno, nessuno “vende” i nostri prodotti. Abbiamo sempre dovuto sforzarci di proporre prodotti nuovi al mercato, sia dal punto di vista dei contenuti che organizzativo. La negatività di tale posizione, si esplica, purtroppo, nell’incapacità di godere dei vantaggi innovativi dei nostri prodotti. Noi abbiamo “spianato il terreno” ma altri attori, più forti di noi commercialmente, ne hanno potuto beneficiare.
Fondamenta ha avuto la grande fortuna di nascere, professionalmente, con la Fondazione Cariplo, con la quale ha potuto sviluppare un buon rapporto. Questa circostanza ci ha consentito di ampliare i rapporti a molte altre Fondazioni bancarie; oltre a queste, annoveriamo anche Casse di Previdenza e alcuni privati, concentrati su Atmos. Tale veicolo si rivolgeva ad un pubblico di più famiglie, che hanno investito e sono rimaste soddisfatte dell’esperienza vissuta con noi.
Tendenzialmente, il privato ci interessa meno dell’istituzionale.Il privato ha spesso la pretesa di intervenire nella gestione, la quale può essere condotta, principalmente, in due modi. Nel primo, noi coordiniamo il privato ed egli ci fornisce un supporto, negli ambiti di sua competenza, nel secondo, viceversa, il cliente gestisce i propri investimenti e noi svolgiamo solo un intervento di carattere amministrativo, finanziario, di supervisione e coordinamento. Le formule che non funzionano sono quelle ibride, nelle quali il ruolo del cliente e quello del gestore non sono chiaramente definiti e creano danni. Chiaramente, vi sono anche aspetti positivi, che portano alla realizzazione di grandi cose, attraverso l’instaurarsi di una buona relazione con una famiglia imprenditoriale. Nel momento in cui si riesce ad individuare il giusto equilibrio tra lo spirito imprenditoriale della famiglia e le competenze tecniche della struttura di gestione, si possono ottenere ottimi risultati. In questo caso, l’imprenditore fornirà la propria sensibilità ed esperienza e noi garantiremo l’ordine, la disciplina, l’esecuzione e la correttezza dal punto di vista legale e fiscale. Il tutto in un’ottica di gestione non puramente imprenditoriale. Molti clienti privati, attaccati alla propria azienda, non capiscono che l’obiettivo dell’investimento non è l’oggetto in sé ma ciò che si riesce a realizzare vendendolo. Nel nostro mestiere, non possiamo farci influenzare da aspetti di carattere affettivo ed emotivo! Il vero scopo è quello di creare ricchezza attraverso la gestione e di realizzarla cedendo l’asset ad altri investitori..
Dal punto di vista del business, padroneggiamo tutti gli aspetti dei prodotti alternativi, tranne gli Hedge. Per “prodotti alternativi”intendo quelli in cui i valori vengono determinati dalle relazioni tra gli attori, in mercati non regolamentati e non da un mercato regolamentato. Gli Hedge, per quanto possano essere definiti alternativi, investono prevalentemente su mercati regolamentati. Tutti quegli investimenti nei quali il gestore rappresenta la chiave che conduce al risultato, mostrano, invece, carattere di alternatività. Oggi, l’operatività di Fondamenta copre il Fondo dei Fondi, il Private Equity, il Venture Capital, l’Immobiliare in tema di sviluppo e i Crediti non performing. In futuro, spero di poter allargare l’orizzonte. Tra i settori più interessanti, cito, ad esempio, quello biologico. La coltura biologica presenta un problema fondamentale, ovvero la disponibilità di terre pulite: terreni che non siano stati inquinati negli ultimi trenta anni, possiedono un grande valore. All’estero, vi sono poi altri apprezzabili progetti, già realizzati: per esempio, esistono fondi che investono in foreste. Tra le tipologie di investimenti non presenti in Italia, sui quali mi piacerebbe poter lavorare, vi sono il vino e l’arte.


E’ possibile, a suo parere, valutare le aziende come si faceva in passato, attraverso una riscoperta dell’antico nella gestione finanziaria? Cosa ne pensa?

La mia personale posizione è che la parte di economia aziendale dedicata agli aspetti valutativi è tutt’altro che una scienza. Essa ha delle pretese accademiche, di scientificità, ma è fondamentalmente una “prassi”!
A questo proposito, un settore affascinante e molto esemplificativo è quello nautico, nel quale c’è molta concorrenza e tanti operatori. Alcuni di essi falliscono e altri prosperano: non si tratta di un problema di prodotto o di mercato, ma di persone che li gestiscono. Ciò che fa la differenza è l’imprenditore, piuttosto che il manager. Questo è l’aspetto veramente difficile e cruciale della valutazione, che spesso viene trascurato! Personalmente, non credo assolutamente al metodo del DCF, per il semplice fatto che valori assolutamente privi di ogni significatività, vengono proiettati all’infinito. Confido piuttosto in sistemi di valutazione che tengano conto di un’analisi approfondita della capacità dell’azienda di sopravvivere nel medio termine, in diverse condizioni di mercato e con vari punti di forza.
All’interno di Fondamenta, tutte le decisioni vengono prese all’interno, in appositi comitati. Nella valutazione l’elemento principale è di tipo qualitativo; è importante che il comitato sia composto da persone che condividono la stessa visione. Per esperienza, tutte le volte che abbiamo cercato di inserire nei comitati di investimento, persone di grande valore, ma di variegata provenienza , l’operato del comitato ha incontrato delle difficoltà.E’ come inserire un americano nel comitato di investimenti di un fondo italiano. Egli non comprenderà mai niente del nostro particolarissimo paese! Alcune cose saranno, per lui, assolutamente incomprensibili, a causa della diversità di approccio e di mercato. Per tali ragioni, è importante che i comitati di investimenti siano omogenei, costituiti da persone che condividano la stessa visione e approccio allavalutazione di business.


Fondamenta Sgr ha lanciato il primo veicolo di investimento dedicato alle energie rinnovabili. In che cosa consiste e come vede il settore?

Nel settore delle rinnovabili vi è una grossa bolla speculativa e tanti operatori poco trasparenti e non credibili. I rischi, se non attentamente valutati, possono dare grandi delusioni. Nonostante ciò, ritengo sia un ambito in cui conviene investire.
Noi abbiamo appena chiuso Atmos II, raccogliendo 25 milioni. Tale somma rappresenterà il cuore attorno a cui creare un pool, coinvolgendo altri investitori. Atmos II ha una strategia che si rivolge prevalentemente ai privati; il nostro obiettivo è quello di attrarre capitali privati, su alcuni progetti specifici. Atmos II fornirà il 20% del capitale necessario, il restante 80% verrà sindacato con gli investitori privati.
 

 

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Continua su Family Office n.4 - 2009
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/abbonamento-family-office-2009-italia-211.html

 

 




            

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