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Intervista esclusiva a Giancarlo Elia Valori, Presidente di Sviluppo Lazio Spa

16 Febbraio 2010 - Autore: Redazione


Nato in provincia di Venezia il 27 gennaio 1940, Giancarlo Elia Valori è romano d’adozione.
Docente universitario e attento osservatore della situazione politica ed economica internazionale, nella sua lunga e brillante carriera ha ricoperto importanti incarichi in prestigiose societĂ  nazionali ed estere.
Manager ed economista a respiro internazionale, oltre ad aver preso parte alla preparazione e stesura dei primi documenti annuali di programmazione economica e dello Statuto dei lavoratori, è divenuto punto di riferimento nelle privatizzazioni nazionali di grandi società, come la SME SpA e il Gruppo Autostrade SpA.
Il prof. Valori ha posto una particolare preferenza e attenzione alle politiche dell’internazionalizzazione allo scopo di facilitare e rafforzare ulteriormente le cooperazioni con altri paesi. In atto è alla guida dellla holding “La Centrale Finanziaria Generale SpA”, dell’Agenzia regionale Sviluppo Lazio SpA, della Fondazione italiana Abertis e del colosso delle telecomunicazioni cinesi “Huawei technologies Italia”. In precedenza è stato alla guida di Autovie Venete SpA, Milano Mare e Milano Tangenziali SpA, SME SpA, Autostrade SpA, Torno Internazionale SpA, Unione degli industriali di Roma e Confindustria Lazio, Detentore di importanti Cattedre della pace presso la Yeshiva University di New York, l’Hebrew University di Gerusalemme e la Peking University.
Una vita passata ai vertici di grandi società private e pubbliche non gli ha impedito di operare con grande dedizione e volontà anche nel variegato campo culturale, nel cui settore ha ricevuto la nomina dall’UNESCO di “Ambasciatore di buona volontà” per l’impegno profuso generosamente nella diffusione e nella promozione del patrimonio di conoscenze nei significati più nobili.
Oltre ai saggi su personaggi come “Il gigante David - Ben Gurion tra mito e realtà” o temi di attualità come “La pace difficile - Angosce e speranze in Medio Oriente”, tra le sue numerose opere di grande successo si ricorda “Geopolitica dello spazio”, arricchita dalle prefazioni del Presidente dello Stato d’Israele Shimon Peres e del Presidente emerito della Repubblica italiana Francesco Cossiga.
Un’altra grande opera edita da Rizzoli, è il volume “Mediterraneo tra pace e terrorismo”, che è stata corredato dalle prefazioni di Shimon Peres, presidente dello Stato di Israele, di Guido De Marco, presidente emerito della Repubblica di Malta, e dell’editorialista Stefano Folli.

 

Incontriamo oggi Giancarlo Elia Valori, Presidente de La Centrale Finanziaria Generale SpA. Lei ha di recente pubblicato un libro molto interessante intitolato “Mediterraneo tra pace e Terrorismo”, all’interno del quale pone diversi interrogativi fondamentali sul ruolo e sull’importanza del Mar Mediterraneo. Tra questi, ne cito uno in particolare: può vivere l’Europa senza un rapporto costante con il Mediterraneo? Qual è la sua opinione in merito?

Ho sempre sostenuto che l’Europa non può vivere senza un rapporto costante con il Mediterraneo, perché il Mediterraneo è l’anima dell’Europa. Tutte le volte che l’Europa ha dimenticato il Mediterraneo ha smarrito la sua anima e negato se stessa. E’ necessario quindi saper leggere la storia e tenere conto del fatto che è sul Mediterraneo che si gioca oggi - come alla fine dell’anno Mille, quando nacquero le prime attività di scambio globale delle nostre Repubbliche marinare italiane - il futuro dell’Europa e, quindi, la sostanza del futuro della civiltà occidentale. Non a caso questa mia opera è rivolta alla cultura della geopolitica del Mediterraneo, il cui patrimonio di conoscenze rimane spesso incomprensibile senza un’attenta ricognizione delle sue radici storiche.
Lo stesso Presidente dello Stato di Israele, l’amico Shimon Peres, nella prefazione del mio libro ha sottolineato che ….“il Mediterraneo era un tempo culla di unità, pace e creatività e non è una coincidenza che tutte le grandi religioni monoteiste e la maggior parte delle grandi filosofie del mondo moderno sia nate in questa regione…”


Il testo tratta anche del ruolo strategico di uno Stato, Israele, senza il quale il Mediterraneo non potrĂ  mai essere autonomo e unificato. Come giudica la situazione attuale di questo paese ed il suo rapporto con il mondo arabo?

Prima di rispondere alla sua domanda vorrei ricordare che lo Stato di Israele a maggio prossimo festeggia l’anniversario della sua indipendenza: sessantadue primavere. Che è uno spazio di tempo sufficiente a caratterizzare e segnare, in profondità, la storia di un popolo che, dopo aver superato enormi avversità, ha dato vita ad un Paese moderno, dinamico, ricco di energie culturali e scientifiche. Poi con l’ingegno, col lavoro, con l’uso parsimonioso delle sue risorse naturali ha trasformato il deserto in campi, in giardini e in città fiorenti. E’ oggi Israele uno Stato di diritto, eretto da un popolo cui erano stati negati tutti i diritti. Sessantadue anni di vita, come in una rassegna cinematografica, il film delle conquiste sudate, delle tappe raggiunte, degli impegni consumati, delle sofferenze vissute da quel 14 maggio 1948 ad oggi, tra aggressioni militari a tanti altri infiniti atti di ostilità e violenza.
Una fase complessa in cui Israele ha edificato e difeso non solo se stesso ma ristrutturato l’identità dell’Ebraismo diasporico, fondendo insieme e creando una identità profonda quanto rapida dei vari Ebraismi che si sono presentati sul suo territorio: da quello sefardita agli ashkenazi tedeschi e dei paesi slavi, dai falascià ai più recenti ebrei russi, dagli yemeniti ai marocchini fino alle emigrazioni, alle aliyah, degli ebrei iraniani e sudamericani. Poi ha fuso insieme queste profonde diversità, non legandole con la corda del passato ma unendole con la voce del futuro. Oggi Israele è sottoposto a troppe minacce. I palestinesi e i terroristi suicidi: l’islamismo di Hezbollah a nord; Al Qaeda a sud, e sempre più presente in Giordania; senza contare il fondamentalismo iraniano.


Il Mar Mediterraneo ha sempre rappresentato un’area cruciale di crescita e sviluppo, fin dai tempi dell’antica Roma, per il quale, lei scrive, esso era un “Impero necessario”. Può commentare questa affermazione?

L’impero di Roma, che divenne il nuovo dominatore del mare Mediterraneo, conosciuto come il “Mare Nostrum”, si estendeva fino in Inghilterra e lungo il fiume Reno in Germania e ad est fino in Ungheria, compresa la Romania, la Turchia ed il vicino oriente, “Impero necessario” è una metafora ricca di significato anche oggi. Dopo la fine della guerra fredda, il Mediterraneo diventa un mare globale: era stato separato da una frattura tra stati arabi filosovietici (con l’evoluzione dell’Egitto dal ’77 in poi) e Israele, oltre che agli Stati del Maghreb da sempre vicini all’Europa meridionale. Oggi il Mediterraneo è un mare globale che ritorna a giocare le sue carte geopolitiche e geoeconomiche. Uno spazio unitario che era stato frazionato artificialmente, ma necessariamente, dalla guerra fredda. La “guerra fredda” è stata vinta sullo spazio terrestre, con l’implosione dell’URSS, ma lo sviluppo economico e strategico dell’Europa si svolgerà, d’ora in poi, sui mari, ovvero sul Mediterraneo.
 

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