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Intervista esclusiva a Franco L. Boffa, Country Manager, ASPECTA Assurance International Luxembourg S.A

11 Gennaio 2010 - Autore: Redazione


Ci può offrire una definizione di “Private Insurance”?

Al momento attuale non esiste una univoca definizione di P.I., ma attraverso la prassi operativa è da considerarsi una parte della più ampia gamma di prodotti assicurativi rivolta ad un target di mercato molto particolare,ovvero risparmiatori di alto profilo con una conoscenza finanziaria ed una capacità’ di investimento decisamente più
elevati rispetto alla clientela retail.


Quali sono le particolaritĂ  legate ai contratti di Private Insurance, in genere progettati su misura in base alle specifiche esigenze di ogni singolo cliente?

Il PI può essere suddiviso in due principali aree:la prima è quella rivolta al ramo vita,dove si propongono soluzioni articolate e flessibili fondamentalmente sotto due aspetti ovvero le parti coinvolte(banche depositarie, gestori esterni, società fiduciarie) e le caratteristiche costruttive del portafoglio sottostante. La seconda area invece è quella rivolta al ramo danni,dove vengono trattate tutte le esigenze assicurative che tipicamente non possono essere soddisfatte dai prodotti standard(gioielli,opere d’arte,dimore di lusso,polizze sanitarie sofisticate).


Per quali ragioni, secondo lei, la clientela facoltosa si affida sempre piĂą a servizi di Private Insurance? Quali sono i benefici e quali gli svantaggi rispetto a servizi retail?

Come in tutti i settori economici, anche il mondo assicurativo deve rispondere alle esigenze peculiari poste dalla clientela maggiormente facoltosa, pertanto aver la possibilità’ di offrire un approccio personalizzato, da boutique esclusiva, mette in condizione il cliente di valutare la polizza non come prodotto di massa, ma come un abito su misura predisposto appositamente per le sue esigenze quali la fiscalità,le successioni ereditarie ed in generale la protezione del patrimonio. Questa clientela ha esigenze diverse che poco si sposano con le tradizionali polizze assicurative,in quanto i loro bisogni evolvono in base a più parametri quali salute, professione, patrimonio, tempo e famiglia.


In che modo il Private Insurance può rappresentare un valido strumento per gestire le problematiche relative alla propria situazione familiare e aziendale maggiormente sofisticate, come la gestione del passaggio generazionale?

Come accennato giĂ  in precedenza la gestione del passaggio generazionale risulta essere tuttora uno degli aspetti maggiormente attrattivi per i prodotti assicurativo/finanziari oggetto del P.I.
La legge n.346 del 1990 (art.12)esclude tassativamente i contratti assicurativi dall’applicazione dell’imposta di successione, quindi la componente fiscale ha un valore significativamente decisivo per il cliente di alto profilo patrimoniale per valutare la convenienza economica di tale scelta. Pertanto l’utilizzo di una polizza assicurativa permette di trasferire il patrimonio familiare in sede di successione generazionale senza essere penalizzato dall’imposta di successione.
Da non trascurare,ma ovviamente da sottolineare il fatto che queste polizze a contenuto finanziario risultano anche essere impignorabili.


Che tipo di trattamento fiscale e di costi sono previsti nell’ambito dei servizi di Private Insurance?

Le polizze assicurative finanziarie sono sottoposte al meccanismo che tecnicamente viene chiamato TET(tassazione, esenzione, tassazione) ovvero è necessario suddividere la durata fiscale di tale prodotto in 3 momenti distinti,ma complementari: A) il conferimento del premio in natura o denaro chiamato contribuzione; B) il momento in cui i premi generano redditi a seguito dell’evolversi dell’attività gestionale della compagnia assicurativa denominato accumulazione; C) infine la distribuzione ovvero i momenti determinati per il riscatto anticipato o per la scadenza.
I tre momenti sopraindicati hanno trattamento fiscale assolutamente diverso ovvero:
A) tassazione in capo al sottoscrittore nella forma di non deducibilitĂ  dei premi versati al momento della stipula del contratto;
B) nessuna imposizione fiscale per i proventi generati dal contratto assicurativo;
C) applicazione della normale aliquota del 12,5% (anche per gli asset sottostanti) per le rendite finanziarie.
Per quanto riguarda i costi dobbiamo attenerci alla specificità delle singole situazioni,non esistendo una prassi consolidata legata al fatto che le polizze vengono costruite secondo le esigenze dei clienti. In linea generale,con tutte le cautele del caso ed in via puramente indicativa,il costo potrebbe essere stimato tra l’1,5 al 2,5 per cento.
E’ assolutamente necessario rammentare che,trattandosi sempre di prodotti ad hoc,il prezzo varia da caso a caso ed è soggetto a vari fattori quali:ammontare dei premi versati,costi di servizi esterni quali avvocati,notai e commercialisti,costi di gestione (tradizionale o più’ sofisticata)all’interno della polizza, durata del contratto.


Condivide l’affermazione per cui si sta assistendo ad una riscoperta del mondo assicurativo nella sua missione primaria di tutela del patrimonio? Per quali motivi?

Non dobbiamo dimenticare che l’assicurazione, soddisfacendo primariamente esigenze di protezione e risparmio avvertite e richieste dalla collettività, diviene essa stessa un bisogno sociale.

Il mercato assicurativo sta vivendo un momento di profondo cambiamento, in funzione del quale si configura l’esigenza di un superamento delle vecchie regole, non più sufficienti per avere successo negli anni a venire.

L’industria assicurativa può diventare uno dei principali catalizzatori per la ripresa del sistema economico, in un contesto che richiede prodotti che rassicurino la clientela e soluzioni a valore sociale aggiunto per cittadini, istituzioni ed imprese.
Può quindi rappresentare una valida risposta ai timori ed alle incertezze diffuse nella Società ed alla necessità dello stato di ottimizzare la spesa pubblica.


Come giudica l’attuale situazione del mercato assicurativo, sullo sfondo della crisi finanziaria globale?

E’ opportuno ricordare che il settore assicurativo ha senza dubbio sopportato meglio degli altri operatori finanziari la crisi che ha scosso i mercati: infatti nello scenario internazionale, fatta eccezione per il caso AIG, l’impatto è stato contenuto, come testimoniato dalla stima delle svalutazioni attese per i cosiddetti asset tossici (7% a fronte del 60% del mondo bancario).

La solidità del sistema assicurativo italiano (con indici di solvibilità ben al di sopra dei limiti di legge) è stata preservata e garantita da precisi e puntuali interventi regolamentari e da una gestione tradizionalmente prudente delle Compagnie , sia in termini di asset allocation che di strategie di offerta.

Le Compagnie di Assicurazione devono oggi principalmente confrontarsi sia per la realizzazione della “customer satisfaction”, oggi di attualità più nelle parole che nei fatti , sia nella capacità di fornire risposte nuove e qualificate alle mutate esigenze di sicurezza dei vari segmenti di clientela.


Quali sono le future sfide con cui l’industria assicurativa dovrà confrontarsi?

In un contesto economico caratterizzato da profonda incertezza e contrazione dei consumi, si sta assistendo alla ridefinizione dei bisogni prioritari dei Clienti (retail e imprese) ovvero:

- per i Clienti retail assume un ruolo sempre più rilevante la necessità di protezione, intesa come salvaguardia dei beni primari (salute, reddito,casa,ecc.).Tali necessità sono tanto più evidenti in una situazione assicurativa italiana caratterizzata da una storica carenza di copertura del rischio (91% delle famiglie senza alcuna polizza malattia, 82% dei nuclei famigliari privi di polizza casa) su cui le Compagnie assicurative possono focalizzarsi per sviluppare nuovo business;
- per le Imprese, colpite dalla contrazione dei consumi e dal deterioramento del clima di fiducia, risulta vitale il sostegno al business e all’operatività come ad esempio garantire la certezza dei pagamenti gestendo il rischio di controparte oppure gestire i rischi operativi per garantire la continuità produttiva od ancora facilitare l’accesso a forme di finanziamento.

Il settore assicurativo si pone pertanto in prima linea nella gestione di tali bisogni per via della sua naturale vocazione di erogatore di protezione e sicurezza.

La crisi globale si inserisce inoltre in uno scenario italiano che vede le istituzioni sotto pressione alla ricerca di un migliore equilibrio dei conti pubblici.
Diventa quindi un’opportunità rilevante il ruolo sociale a sostegno della collettività che può svolgere l’industria assicurativa, indirizzando aree di spesa rilevanti ed in crescita (si pensi alle pensioni, alla gestione degli eventi naturali e catastrofali, alla spesa sanitaria).
E’ importante sostenere l’operatività e la credibilità del settore ove l’acquirente acquista una “promessa” che gli viene fatta di tenerlo indenne, entro limiti e regole predefiniti, di conseguenze di effetti dannosi che lo dovessero colpire: tale tranquillità e sicurezza si possono ottenere solo se il rapporto è basato sulla più completa trasparenza di comportamenti da parte dell’Impresa che deve essere in condizioni di trasmettere un’immagine di stabilità e professionalità.

L’industria assicurativa si trova quindi ad affrontare una sfida importante, ovvero diventare un motore sociale ed economico in grado di favorire un clima di maggior fiducia e affiancare concretamente il Sistema Paese verso una efficace e duratura ripresa.

Questo risultato è sicuramente alla portata del comparto assicurativo italiano, purché questo sia in grado, valorizzando le proprie competenze e capacità distintive, di rilanciare e valorizzare il ruolo originale dell’assicuratore, innovandolo attraverso un mix di business e di management che esalti e riporti l’essere umano al centro di questo processo come fattore chiave di successo nel presente e soprattutto nel futuro.

 




            

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