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Intervista esclusiva a Claudio Porzio, Professore ordinario di Economia degli intermediari finanziari, Università degli Studi di Napoli Parthenope

8 Febbraio 2010 - Autore: Redazione


Nato il 6 Aprile 1957 e residente a Napoli.
Laureato in Economia Aziendale con specializzazione in Finanza Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano.
Dal 2000, professore Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari presso l'UniversitĂ  degli Studi di Napoli Parthenope.
Dottore Commercialista
Presidente del Consiglio di Amministrazione di Vertis SGR, Napoli
Ha ricoperto ruoli di amministratore e sindaco in società operanti nell’ambito finanziario e assicurativo.
Ha svolto attività di consulenza in tema di bilancio, assetti societari e analisi economica e finanziaria nei confronti di banche e società finanziarie (tra le quali FIME spa, ISVEIMER, Deutsche Bank, Rodriguez Finleasing, Banca Arditi Galati di Lecce, Banca di Sconti e Conti Correnti, iNTEk), nonché di altre istituzioni (ad esempio Teatro alla Scala di Milano, Assifact).
In precedenza ha insegnato presso l’università Bocconi di Milano e presso l’Università di Urbino.
Presidente del Consiglio di Coordinamento Didattico Aziendale.
Docente Senior presso la Divisione Intermediari Finanziari e Assicurazioni della SDA Bocconi.
Collaboratore di Carefin - Centro Studi sull’Innovazione Finanziaria presso l’Università Bocconi.
Componente del Consiglio Scientifico di Newsletter AIFIRM Risk Management Magazine.
Ha partecipato, in qualitĂ  di consulente, a missioni di studio per conto della FAO, della Commissione Europea e della CICA.
Sulla Finanza Islamica, segnaliamo le seguenti pubblicazioni: “L’attività bancaria islamica e il contesto dei sistemi finanziari occidentali” in AA.VV. (a cura di C. Porzio), Banca e finanza islamica: opportunità o minaccia, Bancaria Editrice, Roma 2009,
“Islamic versus conventional banking”, in AA.VV. (a cura di Khan A. e Porzio M.), Islamic banking European Union. A challenge, Elgar, London. 2009 (in corso di stampa)
“Le peculiarità dell’attività bancaria islamica” in AA.VV., Scritti in onore di Tancredi Bianchi, Bancaria Editrice, 2009


La finanza islamica si pone come possibile modello di capitalismo etico e ha tra i suoi meriti quello di aver saputo costruire al proprio interno uno spazio nel quale l’etica viene anteposta e informa le scelte economiche e finanziarie. Alla luce di questa considerazione, quali possono essere, secondo lei, le reali prospettive di crescita della finanza islamica in Italia?

Prima di rispondere alla domanda è opportuno precisare che la finanza islamica non può essere considerata un modello di capitalismo etico. Molti, infatti, sono i tentativi di istituire una qualche forma di parallelismo tra la finanza etica e la finanza islamica. Il modello di economia islamica è etico nella misura in cui il credo religioso invade in maniera sostanziale la vita economica del professante, tant'è vero che esistono tanti popoli che ispirano la loro vita alla religione di Maometto, ma che vivono in maniera diversa il rapporto con il denaro (si pensi all'esperienza iraniana, dove non sono ammesse altre forme di finanza, e alla Malesia, dove convivono forma di finanza profondamente diverse tra loro).
Al momento le prospettive di crescita della finanza islamica in Italia sono legate, da un lato, alla presenza stanziale di popolazioni di credo islamico (che è destinata inevitabilmente a crescere) di seconda e di terza generazione, dall'altro, alla propensione, al momento contenuta, da parte degli intermediari finanziari ad investire in questa nicchia di mercato. Al di là di questi fattori di sviluppo è bene sottolineare che esistono ostacoli strutturali (il problema della tassazione in primis per alcuni negozi che prevedono un doppio passaggio di proprietà), ma che alcune forme di affidamento possono, con alcuni accorgimenti, essere utilizzate per soddisfare le richieste del mondo islamico.


Lei ha recentemente pubblicato un interessante volume sull’argomento intitolato “Banca e Finanza Islamica”, nel quale propone una comparazione tra contesto finanziario islamico e occidentale. Ci può illustrare, in breve, le principali analogie, differenze e opportunità di business tra i due modelli?

Mi concentro sul confronto tra banca islamica e banca occidentale in quanto il confronto sic et simpliciter tra finanza islamica e finanza occidentale deve essere fatto alla luce del contesto macroeconomico di riferimento.
La principale analogia tra le due forme di banca sta nella ricerca del profitto. Se è vero che la banca islamica non impone il pagamento del tasso di interesse è altrettanto vero che ricerca una remunerazione sostanziale per il rischio corso nell'operazione di affidamento nella forma di mark-up (murabaha, salam, ijara) o di compartecipazione agli utili (musharaka) o di retrocessione degli stessi (mudaraba) adottando un comportamento non dissimile da quello della banca convenzionale.
La principale differenza sta nella raccolta di risorse finanziarie. La banca islamica ha a sua disposizione un ulteriore canale di approvvigionamento: i conti di investimento. Sotto il profilo sostanziale questa forma di raccolta può considerarsi come una gestione patrimoniale con ampi gradi di liberà, ma che sono all'interno del bilancio della banca stessa e che vengono trattati, sotto il profilo del costo, come depositi.
Il potenziale di business secondo alcuni è enorme per le banche islamiche anche alla luce degli effetti prodotti dalla crisi finanziaria. E' utile, però, sottolineare che non si tratta di una minaccia per le banche occidentali nella misura in cui queste ultime sapranno sfruttare le competenze acquisite per soddisfare bisogni di investimento e finanziamento aderenti al credo religioso islamico (si pensi ad HSBC ad esempio).
 

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Continua su Family Office n.1 - 2010
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