4 Dicembre 2009
Autore: Redazione

Manageritalia (Federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato) rappresenta dal 1945 a livello contrattuale i dirigenti del terziario privato e dal 2003 associa anche a quadri e professional. Offre ai manager: rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale. Promuove e valorizza il ruolo e il contributo del management allo sviluppo economico e sociale.
Oggi Manageritalia associa 35.000 manager: 23.000 dirigenti in attività che lavorano in 9.000 aziende, oltre a 9.000 dirigenti pensionati, e 2.000 quadri e 3.000 professional. La Federazione è presente sul territorio nazionale con 15 Associazioni che offrono una completo sistema di servizi: formazione, consulenze professionali, sistemi assicurativi e di previdenza integrativa, assistenza sanitaria ai manager e alla famiglia, iniziative per la cultura e il tempo libero.
Incontriamo oggi il Presidente di Manageritalia, Federazione nazionale Dirigenti, Quadri e Professional del terziario. Ci può illustrare la storia, gli obiettivi e i futuri progetti della sua Organizzazione?
Siamo nati nel primo dopoguerra come sindacato dei dirigenti del terziario per rappresentarli nella stipula del contratto nazionale collettivo di lavoro. Nel tempo abbiamo sviluppato e aggiornato un welfare e workfare contrattuale che offre assistenza sanitaria, previdenza integrativa, copertura da rischi vari, formazione e supporti per l’occupabilità. A questo man a mano abbiamo affiancato una completo sistema di servizi: formazione, consulenze professionali, sistemi assicurativi e di previdenza integrativa, assistenza sanitaria ai manager e alla famiglia, iniziative per la cultura e il tempo libero.
Abbiamo 15 Associazioni territoriali e 9 delegazioni provinciali che ci permettono di essere vicini agli oltre 35mila manager associati su tutto il territorio nazionale. Nel 2003 abbiamo cambiato nome, da Fendac a Manageritalia, proprio per significare l’ampliamento del nostro campo d’azione aprendo anche a quadri e professional e operando a tutto tondo quale associazione di rappresentanza professionale e componente sociale.
Gli obiettivi attuali e futuri! Continuare ad offrire ai manager: rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale. Promuovere e valorizzare il ruolo e il contributo del management allo sviluppo economico e sociale. Insomma, abbiamo tanto da dire e da dare al Paese sulle questioni che riguardano l’economia e la società e vogliamo contribuire allo sviluppo futuro, forti della nostra qualità, più che quantità, nell’interesse di tutti.
Alla luce del suo ruolo, come giudica l’evoluzione della figura del manager?
Partiamo da come è cambiata la figura del dirigente negli anni. Da tempo, ma soprattutto oggi nell’economia della conoscenza e dei servizi, il manager non è più il capo della ferriera, non è più quello che ne sa più di tutti, ma è tutt’altro. È colui che deve gestire e guidare altri uomini, spesso professionisti esperti nei loro singoli campi, verso un progetto comune. Deve dare vita e sostanza alla ragion d’essere e alla strategia dell’azienda, deve motivare e coinvolgerE tutti quelli che all’interno e all’esterno lavorano alla realizzazione del progetto. Deve creare un squadra, dove l’insieme conta più delle singole parti e dove sinergia e condivisione aggiungono valore al valore delle singole componenti. Insomma, è un leader che guida uomini più che macchine e che deve avere leadership, autorevolezza e capacità di sviluppare un contesto teso verso innovazione, cambiamento e attenzione al cliente e alla società. Questo vale per chi guida un’azienda o un’organizzazione, privata o pubblica, grande o piccola che sia, o una parte di essa.
Il nostro paese sembra caratterizzato da scarsa cultura e presenza manageriale. In che modo è possibile, a suo parere, migliorare tale situazione?
Sì, questo è il vero problema. L’imprenditore deve capire che ha bisogno dell’apporto dei manager, indipendentemente dal fatto che lui o un suo famigliare vogliano e/o possano avere un ruolo operativo in azienda. Il problema si aggrava e affossa definitivamente le aziende quando alla mancanza di manager esterni si aggiunge l’ingresso in azienda di familiari dell’azionista di riferimento che non hanno capacità, esperienza per guidare e gestire il business. Insomma i manager bisogna prima di tutto inserirli, ma poi dare loro responsabilità, deleghe e spazio di manovra. E questo soprattutto nelle PMI accade molto di rado.
Come farlo? Promuovendo e valorizzando presenza, cultura e competenza manageriale con adeguata formazione, con un’immagine più realistica e meno stereotipata dei dirigenti, che nel nostro paese non hanno mai avuto cittadinanza piena, schiacciati come sono tra imprenditori da una parte e operai dall’altra. Noi per la nostra parte lo stiamo facendo da un pezzo: abbiamo un centro di formazione contrattuale sin dal 1994, abbiamo recentemente lanciato Youmanager, l’innovativo progetto di valutazione, sviluppo e certificazione delle competenze manageriali che vuole far crescere i manager, le aziende e il sistema. Abbiamo un contratto che è un modello innovativo a livello europeo e favorisce la formazione continua, la nomina dei giovani dirigenti (con la figura del dirigente di prima nomina), il reimpiego degli over 50 e punta su merito e retribuzione variabile legata ai risultati.
Però, non possiamo agire solo da soli. Abbiamo bisogno che la politica, le istituzioni e la società capiscano appieno l’importanza della gestione manageriale in ogni attività e organizzazione, pubblica e privata, profit o non profit, e facciano ognuna la loro parte.
...
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