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Intervista esclusiva a Ben Mohamed Mohamed, Presidente associazione culturale islamica in Italia

17 Marzo 2010 - Autore: Redazione


Nato a Douz in Tunisia 21/09/1955.
Attuale Presidente dell’Associazione Culturale Islamica in Italia - Moschea Al Huda di Centocelle a Roma.
Carriera lavorativa da insegnante, poi laureato in economia islamica dall’Universita del Nobile Corano di Um Dorman (Sudan)- fatto un stage(corso pratico) sui diversi modi della finanza islamica nella “Banca Faisal islamica del Sudan”.


Oggi incontriamo Ben Mohamed Mohamed. L’Associazione Culturale Islamica, della quale è Presidente, è stata fondata nel 1994 e rappresenta un valido punto di riferimento sia per i musulmani della capitale che per i non-musulmani, che possono frequentarvi corsi e lezioni. Ci può illustrare la filosofia e la storia di questo ente?

L’associazione culturale Islamica in Italia - Moschea Al Huda di Roma Centocelle- è stata fondata nel Marzo 1994 per soddisfare l’esigenza della comunità islamica di avere un luogo di culto; in quel momento ce n’erano pochissimi a Roma, visto anche l’aumento della presenza degli immigrati musulmani in questo paese e l’importanza del culto nella vita del musulmano stesso ( la preghiera è obbligatoria cinque volte al giorno). L’associazione s’impegna nel diffondere un messaggio positivo per integrare la comunità nel tessuto sociale italiano e allo stesso tempo porta avanti un messaggio nei confronti della società, cercando il dialogo, la collaborazione e la convivenza, in un atmosfera di pace, al fine di rimuovere le cause che portano alla diffidenza reciproca e ai pregiudizi


Negli ultimi anni, il fenomeno dell’immigrazione di popolazioni di origine musulmana verso l’Occidente, ha segnato l’inizio dell’espansione dell’Islam in terra cristiana. Come giudica la convivenza tra fedeli musulmani e fedeli cristiani? C’è ancora molta strada da percorrere?

Si, la presenza musulmana negli ultimi tempi è diventata un fenomeno di grande importanza, nonostante l’incontro con l’Occidente non sia sempre avvenuto facilmente. Il musulmano è arrivato non solo come semplice mano d’opera, ma anche come portatore di una determinata identità culturale e religiosa. Per adeguarsi al nuovo stile di vita e mantenere la propria individualità, egli ha dovuto lottare: non è stato sempre facilmente accettato dalla società europea e non gli è stato sempre riconosciuto il diritto di professare e vivere la sua fede, la quale implica la costruzione di luoghi di culto o il vestirsi secondo il modo islamico ecc. La preghiera e le altre modalità di adorazione, sono un elemento fondamentale nella vita del musulmano poiché lo aiutano a migliorare il suo comportamento verso Dio e verso gli altri, spingendolo ad essere giusto, sincero e benevolo. Nel caso in cui egli non riesca ad ottenere questo, possono verificarsi diversi problemi sia per la società che lo accoglie, sia per la sua comunità, che sta cercando di essere riconosciuta come un soggetto al tempo stesso distinto, integrato e portatore di elementi positivi, che possano contribuire al bene comune.
E’ necessario sottolineare che si sono verificate delle frizioni con alcuni soggetti politici che non desiderano la presenza islamica in Italia e tendono a sviluppare un modello assimilazionista che porterebbe la comunità islamica a distaccarsi dalla propria identità e della propria cultura. Purtroppo, non sempre i mass-media assumono posizioni di imparzialità, aiutando a stabilire un’atmosfera di dialogo e conoscenza, ma spesso contribuiscono ad alimentare le paure e le reciproche diffidenze. Sicuramente anche in questo campo c’è un grosso sforzo da compiere!


Il divieto del “riba” viene proclamato anche dalla Finanza Islamica, la quale impedisce di ottenere interessi sui prestiti. Altro pilastro fondamentale è poi l’obbligo di effettuare investimenti socialmente responsabili. In che modo, a suo parere, la Finanza Islamica può rappresentare un modello per la Finanza tradizionale? Le Banche Islamiche riusciranno, in futuro, ad espandersi maggiormente in Europa?

L’islam è un sistema di vita che opera per il benessere dell’umanità e non permette lo sfruttamento dell’ uomo e le attività che possono portare danni alla società e all’individuo. Per queste ragioni, esso ha vietato alcune attività come l’usura (ribà), un sistema che favorisce l’accumulo delle ricchezze da parte di poche persone contro l’interesse di molti.
Il modello finanziario islamico impedisce il prestito ad interesse poiché esso rappresenta un guadagno di genere meramente speculativo, incurante delle condizioni economiche di chi subisce l’interesse stesso, che garantisce sempre la parte più forte e le sue condizioni.
Si tratta di un sistema egoista disumano. Al contrario, la finanza islamica stabilisce un sistema equo che dà la possibilità al povero di vivere e di guadagnare il frutto del suo sforzo. La finanza islamica e le banche islamiche lavorano secondo un sistema di collaborazione che, in diversi modi, cerca di finanziare i progetti anche contenuti con condizioni che aiutano i piccoli imprenditori, assumendo insieme a loro la possibilità del guadagno e al contempo la responsabilità della perdita. La banca è parte integrante nel progetto economico, che può diventare - entro un periodo prestabilito tra le parti- proprietà dell’imprenditore.
 Questo modello economico è un sistema che offre l’opportunità a chiunque di lavorare e guadagnare, ma che considera la proprietà privata - riconoscendola- come un bene di utilità anche comune perché obbligata a dare un contributo sociale “la Zakat” che rappresenta un modo di redistribuzione delle ricchezze diretto alle classi più debole.
È un sistema che riconosce solo l’economia reale produttiva, non l’economia virtuale che ha generato la attuale crisi finanziaria mondiale .


Finanza Etica e Finanza Islamica sono molto simili. Entrambe hanno resistito meglio alla crisi. Quale può essere il punto di incontro tra questi due mondi?

La finanza etica rappresenta un passo avanti che cerca di riconoscere i valori e di essere sensibile alle difficoltà sociali. Nonostante ciò, essa rimane parte integrante di un sistema globale basato su fondamenti che non sono sensibili alle esigenze della società come interesse comune e che proteggono la società del disequilibro socio-economico. In definitiva, essa non è che una manifestazione del problema ma non è una vera soluzione.’

 

 




            

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