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Intervista esclusiva a Antonio Ortolani, Presidente Commissione Banche, Assicurazioni ed Intermediari Finanziari. Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano

12 Marzo 2010 - Autore: Redazione


Nasce a Morbegno il 3 Ottobre 1946 e nel 1970 si laurea in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano.
Nel 1973 si iscrive all’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e inizia a esercitare la professione.
Svolge un’intensa attività a livello di categoria sin dall’inizio della sua carriera.
E’ presidente dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti di Milano e presidente dell’Unione Nazionale dal 1978 al 1986.
Dal 1986 al 1992 è vicepresidente e successivamente presidente dell’Ordine Dottori Commercialisti di Milano; dal 1991 al 1998 è coordinatore degli Ordini Lombardia e viciniori.
Fondatore di A.M.A. - Associazione internazionale revisori contabili area mediterranea (Italia - Francia - Spagna) nel 1991, ne è presidente nel biennio 2002–2004.
Ha sempre svolto l’attività di Dottore Commercialista e di Revisore contabile; è vicepresidente di Sezione presso la Commissione Tributaria Provinciale di Milano.
I settori di prevalente interesse e specializzazione sono il societario, l’aziendale, la valutazione di aziende, la contrattualistica e gli arbitrati.


La Finanza Islamica rappresenta un sistema di grande sviluppo. Come si pone l’Ordine nei confronti di questo fenomeno? Quali iniziative metterà in campo?

I Dottori Commercialisti sono da sempre attenti ai fenomeni che evolvono e influenzano in modo rilevante il mondo finanziario, e certamente la massa monetaria, oltre alla diversità dei principi, che caratterizza la finanza islamica, costituisce un elemento di novità che è in grado di influenzare in modo significativo il modo di fare finanza a livello mondiale.
Per tale motivo il tema è da tempo all’attenzione della apposita commissione di studio dell’Ordine di Milano che si occupa di Banche, Assicurazioni (altro mondo diverso dal nostro secondo i principi islamici) ed intermediari finanziari.
La Commissione ha già studiato i principali strumenti di finanza islamica e la loro novità quali possibili “titoli atipici” nonché la loro valenza quali strumenti di cooperazione e capacità di creare valore anziché solo rendita finanziaria, e su tali temi e sulla possibilità di applicazione nell’attuale ordinamento giuridico e fiscale italiano è in preparazione un apposito convegno per aprile 2010.


Uno dei possibili colpevoli della crisi finanziaria che ha colpito l’Occidente è la separazione tra etica ed economia. Se l’idea di bene comune, fortemente sostenuta dalla Finanza Islamica, e non l’avidità egoistica avesse guidato gli speculatori, oggi non saremmo a questo punto. Quale è il suo commento in merito? Ritiene che le banche islamiche, i cui affari sono ispirati dal Corano e non dal “mercato”, potrebbero insegnare qualcosa all’Occidente?

La discrasia che ha causato la crisi finanziaria negli anni 2008 e 2009 vede contrapposta e soccombente l’etica nella finanza, più che l’economia. La novità della finanza islamica sta nel considerare il denaro come uno strumento mai fine a se stesso, e quindi da non utilizzare per creare altro denaro, ma come uno strumento per creare nuovo valore economico nella produzione e nello scambio di beni e di servizi non finanziari.
Sotto tale profilo e considerato che il guadagno che crea valore non solo è lecito, ma è un fine che deve essere perseguito, ne consegue che la finanza islamica è per sua natura, e quando non stravolta, anche finanza etica.
Invero anche la finanza “tradizionale” è idonea a produrre valore, così come è idonea a promuovere sviluppo economico e maggior ricchezza e benessere.
È il concetto di morale e il suo porsi dinnanzi all’abuso o al cattivo uso che è diverso. Nella finanza tradizionale il limite è fissato dalla legge e non più dalla morale, e quando è il potere – nel caso il potere finanziario – a condizionare le leggi ogni barriera è debole.
Nella finanza islamica è la sharia a dettare le condizioni, e nello specifico il divieto dell’interesse, per cui legge e morale coincidono.
Se guardiamo alle origini della finanza “occidentale” nei secoli; forse scopriamo valori analoghi, che però il tempo, pur non negandoli, ha confinato nell’oblio.
L’attenzione deve quindi essere posta sull’animo umano e sulla sua disponibilità ad essere regolamentato.


 

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Continua su Family Office n.1 - 2010
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