FinanzaeDiritto sui social network
23 Ottobre 2018  le interviste  |  professionisti  |  chi siamo  |  forum  |  area utenti  |  registrati

            




Intervista esclusiva a Annalisa Giuliano, Avvocato del Foro di Milano

10 Dicembre 2010 - Autore: Redazione


L’Avv. Annalisa Giuliano del Foro di Milano si occupa delle problematiche del diritto civile, con particolare attenzione al diritto fallimentare, del lavoro, della famiglia e della responsabilità contrattuale ed extracontrattuale sia in ambito giudiziario che stragiudiziale. Ha collaborato con la nostra Redazione, tenendo convegni in ambito civilistico e redigendo articoli scientifici.
 

In occasione del Collegato Lavoro, pubblicato con Legge nr. 183/2010, chiediamo ad un’esperta del settore, l’Avv. Annalisa Giuliano del Foro di Milano, un giudizio in merito alle numerose innovazioni. Secondo Lei, quali sono le novità più rilevanti per i lavoratori e le imprese?

Brevemente ricordo che la pubblicazione del 9 novembre scorso sulla Gazzetta Ufficiale del Collegato Lavoro rappresenta l’epilogo di un lungo iter parlamentare. A seguito di una prima approvazione della Camera e del Senato del disegno di legge relativo alle innovazioni in materia di diritto del lavoro - provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica per gli anni 2009-2013 - il Presidente della Repubblica, lo scorso 31 marzo, aveva rinviato il testo alle Camere per una nuova deliberazione sulla legge proprio per la particolare problematicità di alcune disposizioni che disciplinano temi di indubbia delicatezza sul piano sociale, attinenti alla tutela del diritto alla salute e di altri diritti dei lavoratori.
A seguito dello stralcio di alcuni articoli, il disegno è stato definitivamente approvato da entrambe le Camere e diverrà operante il 24 novembre 2010.
Il Collegato Lavoro è composto da cinquanta articoli e le novità introdotte sono numerose e rilevanti sia per i lavoratori, sia per i datori di lavoro, siano essi in ambito pubblico o privato.
Forse gli aspetti più innovativi attengono alla disciplina della conciliazione, da una parte, con l’abolizione del tentativo obbligatorio di conciliazione quale condizione di procedibilità per proporre un giudizio in materia di diritto di lavoro, e dall’altra parte, con l’introduzione di un’ampia regolamentazione dell’arbitrato per affidare le controversie di lavoro a soggetti terzi, differenti dal Giudice del Lavoro.
Un’importante innovazione, che potrà avere sensibili ripercussioni anche a livello quantitativo sulla proposizione dei ricorsi di lavoro avanti l’Autorità Giudiziaria sicuramente nel breve periodo, consiste nella modifica del termine di decadenza per l’impugnativa del licenziamento.
Sono state introdotte norme relative ai limiti del controllo giudiziale sul rispetto delle clausole generali contenute nelle disposizioni di legge in materia di lavoro e sulla certificazione dei contratti di lavoro.
Con la nuova legge, si assiste altresì ad un inasprimento delle sanzioni per le ipotesi di lavoro sommerso, nonché per le violazioni nei confronti dei diritti dei lavoratori.
Inoltre è stato ampliato, sia con riferimento agli organi accertatori che ai poteri esercitabili, il potere ispettivo.
E’ stata introdotta la possibilità di iniziare l’apprendistato al quindicesimo anno di età, assolvendo in tal modo all’ultimo anno scolastico obbligatorio.
Sono stati introdotti diversi adempimenti per le Pubbliche Amministrazioni e per datori di lavoro privati (quali ad esempio, l’obbligo dell’invio telematico del certificato medico).
E’ stata rivista la disciplina sull’accertamento della natura subordinata dei rapporti di collaborazione, ivi compresi i contratti a progetto.
Assistiamo a molte altre novità che coinvolgono particolari categorie di lavoratori che devono essere analizzate in modo specifico.


Il provvedimento è complesso, cerchiamo di vederne solo alcuni punti più di rilievo. Come giudica l’abolizione del tentativo obbligatorio di conciliazione?

L’art. 31 del “Collegato Lavoro” modifica l’art. 410 del Codice di Procedura Civile, trasformando il tentativo di conciliazione da obbligatorio in facoltativo. La parte, infatti, che intende proporre in giudizio una domanda relativa ad una delle materie disciplinate dall’art. 409 c.p.c. può promuovere, anche tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o conferisce mandato, un tentativo di conciliazione avanti alla Commissione conciliativa competente.
Con il nuovo dettato legislativo assistiamo ad un grande cambiamento, posto che si trasforma una fase del procedimento da obbligatoria a eventuale.
In linea di principio, pertanto, viene meno una possibilità per le parti di addivenire alla composizione della lite prima di adire il Giudice del Lavoro.
Occorre tuttavia evidenziare che la vasta mole di lavoro in capo alle Commissioni Conciliative delle varie Province spesso non ha permesso una tempestiva convocazione delle parti, con il risultato che il tentativo di conciliazione ha comportato semplicemente l’obbligo per le parti di attendere - inutilmente – il termine di sessanta giorni previsto dalla norma prima di poter proporre il ricorso introduttivo del giudizio di lavoro.
Da questo punto di vista, si può ritenere che la nuova formulazione dell’art. 410 c.p.c. possa ridurre i tempi per la definizione delle controversie in materia di lavoro.
Naturalmente, in senso opposto, si deve rilevare che nei casi in cui le parti sono state convocate nei termini di legge, abbiamo assistito anche a conciliazioni stragiudiziali delle controversie, senza la necessità di dover adire il Giudice del Lavoro.
Peraltro, quest’ultima ipotesi si può verificare anche a seguito della pubblicazione del provvedimento in oggetto, posto che oltre al tentativo (facoltativo) di conciliazione di cui sopra, è possibile esperire procedure arbitrali, come meglio descritte nell’art. 31 del “Collegato Lavoro” che modifica anche l’art. 412 c.p.c.
Evidenzio, infine, come la parte che intenda avvalersi comunque del tentativo di conciliazione ai sensi del novellato art. 410 c.p.c., debba porre una particolare attenzione alla procedura da seguire. L’articolo in oggetto, infatti, ha precisato gli elementi che devono essere inseriti nella richiesta di espletamento del tentativo di conciliazione, gli effetti interruttivi della prescrizione e di sospensione della decadenza di tale comunicazione, il nuovo iter da seguire, l’obbligo per la Commissione di conciliazione di formulare una proposta per la bonaria definizione della controversia e, in caso di mancata accettazione della stessa, l’obbligo di inserirla nel verbale con indicazione delle valutazioni espresse dalle parti, di cui il Giudice del Lavoro potrà tener conto nel successivo giudizio.
 
 

...
Continua su Family Office n.4 - 2010
http://www.finanzaediritto.it/familyoffice.php

 




            

Per essere sempre aggiornati su interviste e articoli di Giuliano, Annalisa iscriviti alla nostra newsletter


Ultimi commenti degli utenti

le imprese avranno in sostanza costi aggiuntivi da questa normativa lavoro?

10 Dicembre 2010 ore 12:58:14 - sergio ragusa







cfsrating



Powered by Share Trading
Everlasting