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Intervista esclusiva a Anna Maria Artoni, Presidente Confindustria Emilia-Romagna

18 Febbraio 2011 - Autore: Redazione


Anna Maria Artoni è nata nel 1967 e vive a Guastalla (RE). E’ Vice-presidente esecutivo di Artoni Group S.p.A., azienda di famiglia, leader nazionale nel settore dei trasporti e della logistica. Ha inoltre vari incarichi nelle aziende del gruppo: è vice-presidente di Artoni Trasporti S.p.A. e di Artoni Logistica srl, è Presidente di: Artleasing SpA, A.B. Logistica srl; Alemea Technology Srl e , Alemea Consulting srl. E’ membro indipendente nei consigli di amministrazione di alcune società: Saipem spa, Carraro spa, Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza gruppo Credit Agricole.

Fa parte del Comitato Investimenti di Credem Private Equity SGR e dello Strategic Committee di 21 Investimenti. E’ Presidente di Confindustria Emilia-Romagna e fa parte della Giunta e del Consiglio Direttivo di Confindustria. E’ componente del Consiglio direttivo di Assonime. E’ Consigliere d’Amministrazione dell’Università Luiss Guido Carli e fa parte dell’Advisory Board di Alma Graduate School di Bologna. A partire dal 1986 ha ricoperto diversi incarichi nel movimento dei Giovani Imprenditori e nell’aprile del 2002 è stata eletta Presidente dei Giovani Imprenditori e Vicepresidente di Confindustria. E’ stata membro del cda RCS Quotidiani nel triennio 2007/2010

Nel 2002 è stata designata dal Governo italiano a far parte dell’Advisory Board sull’Innovazione Tecnologica.
 
 
La sua è da sempre una regione fertile per lo sviluppo imprenditoriale. Che reazioni ci sono state dopo la crisi finanziaria che ha colpito il Paese? Quali sono le nuove esigenze che l’industria deve soddisfare?
 
La crisi globale ha colpito con particolare potenza l’Emilia-Romagna, che è una delle prime dieci aree manifatturiere d’Europa, perché ha coinvolto le nostre principali filiere produttive, tradizionalmente molto esportatrici, e soprattutto le piccole e medie imprese. Ora l’economia mondiale ha ripreso a crescere, ma a ritmi molto differenziati e con una domanda che si sta spostando verso i Paesi emergenti. Si sono aperti nuovi mercati, complessi da affrontare, in cui sono privilegiate le aziende che innovano, creano valore, riescono ad essere competitive. Tutto il nostro sistema manifatturiero sta facendo un grosso sforzo per riposizionarsi con un deciso orientamento alla ricerca, all’innovazione, allo sviluppo tecnologico, all’internazionalizzazione. Sono questi i versanti su cui bisogna continuare ad investire, in un’economia sempre più proiettata verso una dimensione globale. 
 
 
Recentemente ha dichiarato che vi sono dei segnali di ripresa ma la crescita è ancora lontana. Quali sono, secondo Lei, le iniziative o gli investimenti che bisogna perseguire per arrivare ad ottenere un risanamento dell’economia?
 
L’Italia, secondo le stime più recenti, non andrà oltre l’1% nella crescita del pil. Un aumento modesto, dopo dieci anni in cui siamo già cresciuti meno di tutti i nostri principali competitor. Un Paese che non cresce è un Paese che non investe sui giovani, sulle donne, quindi sul futuro. Quello che preoccupa di più in questo momento è la disoccupazione giovanile, perché frenare le energie e le motivazioni delle giovani generazioni è uno spreco che non possiamo permetterci. Ma l’occupazione non può crescere se non si rafforzano le condizioni che consentono alle imprese di essere competitive. Per questo serve un impegno concreto da parte di tutte le forze in campo per rilanciare lo sviluppo e la competitività: riforme istituzionali, infrastrutture materiali ed immateriali, semplificazione legislativa e amministrativa, liberalizzazione dei servizi pubblici, un sistema fiscale più equilibrato, perché oggi sono tassati eccessivamente le imprese e i lavoratori. E questo non favorisce certo la ripresa dei consumi.
 
 
Continua su Family Office n.1 - 2011
http://www.editricelefonti.it/familyoffice



            

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