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Intervista esclusiva a Andrea Radic, Direttore Comunicazione e relazioni Esterne Expo 2015 SpA

18 Febbraio 2010 - Autore: Redazione


45 anni, torinese, sposato, un figlio
Giornalista professionista (1997).
Inizia il suo percorso professionale nel 1984 come Autore, collaboratore redazionale e inviato in video per RTI (Reti Televisive Italiane) del gruppo Fininvest e per la Rai.
Nel 1994 diventa Responsabile Ufficio Stampa per Diakron per poi successivamente assumere il ruolo di Vice Direttore dell’Agenzia di Stampa della Giunta Regionale della Lombardia (1995) con responsabilità della comunicazione della Presidenza (1997).
Nello stesso anno diventa portavoce del Presidente della Giunta Regionale della Regione Lombardia dove crea la struttura del Portavoce contribuendo alla stesura della Legge 141 che norma la Comunicazione nella Pubblica Amministrazione.
Nel 2004 entra a far parte del gruppo multinazionale francese Alcatel (settore telecomunicazioni) come Direttore Comunicazione e Relazioni Istituzionali con responsabilità per il Sud Est Europa. Nell’ambito di tale funzione sviluppa il Progetto Alcatel per la cultura. Mantiene tali responsabilità dal dicembre 2006 con la fusione di Alcatel con il gruppo americano Lucent. Dal giugno 2009 in Expo 2015 S.p.A. è Direttore Comunicazione e Relazioni Esterne.


Incontriamo oggi Andrea Radic, Direttore Comunicazione e Relazioni esterne di Expo 2015 spa. Lei è stato chiamato direttamente dall’Amministratore Delegato Lucio Stanca. Cosa rappresenta per lei, il fatto di essere stato coinvolto in un progetto così ambizioso e avvincente?

Innanzitutto, si tratta proprio del coinvolgimento stesso in un progetto. A differenza di altri incarichi, nei quali il perimetro professionale e societario risulta più definito, in questo caso ci troviamo di fronte, seppur ad un’azienda poiché Expo 2015 Spa è nata ed è stata costituita come tale, alla sfida di un progetto e un impegno che tutti coloro coinvolti nell’evento svolgono per la prima volta e forse anche per l’ultima. Certamente, tale incarico presenta caratteristiche peculiari e grande originalità, ma allo stesso tempo rappresenta una di quelle sfide in cui le capacità e il patrimonio professionale di una persona appaiono determinanti, in una dimensione diversa dalla altre.
Ciò che si aggiunge in fatto di “imperscrutabilità”, dato che si tratta di un progetto in divenire, viene, alle volte, supportato da un’esperienza e da una professionalità. Questo è il principio che ha mosso l’Amministratore Delegato Lucio Stanca nella ricerca dei dieci responsabili delle funzioni di Expo 2015 Spa, ovvero i dirigenti apicali, ai quali sono state, per settore e funzione, conferite le piene responsabilità di organizzare, gestire e realizzare l’evento. La struttura della Governance di Expo 2015 è costituita da una prima linea di direttori, che riportano direttamente all’Amministratore Delegato e dal Consiglio di Amministrazione, dove siedono i rappresentanti dei soci della società, ovvero, il Ministero del Tesoro, il Comune, la Provincia, la Regione e la Camera di Commercio. Il Ministero del Tesoro detiene il 40%, Regione e Comune detengono il 20%, Provincia e Camera di Commercio il 10%. Si tratta di un sistema che agisce in maniera snella, aziendale e direttamente responsabile. La nostra società presenterà sempre numeri molto bassi, dal punto di vista degli operatori: oggi siamo settanta persone e non cresceremo di molto nel corso del 2010. La caratteristica principale e più particolare sta nel sistema organizzativo, il quale aspira, in modo particolare, ad un coinvolgimento del mondo esterno. All’interno della società esistono intelligenza, progettualità, creatività e capacità, che noi ci impegniamo a stimolare, per far si che il sistema sociale e civile creda nel progetto e offra il proprio contributo. L’Expo sarà un successo se ci sarà un coinvolgimento pieno della comunità! Noi non possiamo pensare di realizzare un tale progetto chiusi nelle nostre stanze o autoreferenzialmente; dobbiamo essere un motore, un elemento di coesione delle forze e capacità esterne. Se un simile coinvolgimento non si genera, la situazione diventa complicata, poiché noi non avremmo mai la forza sufficiente a coprire tutte le necessità che un progetto di questa dimensione comporta e man mano determina, nel corso del suo divenire.
Per quanto riguarda coloro che svolgono il mestiere della comunicazione, l’Esposizione Universale rappresenta una delle più belle e gratificanti sfide che ci possano essere, anche dal punto di vista del coinvolgimento. Il ruolo comprende infatti due dimensioni, che è bene ricordare: una è quella totale che si rifà alla stessa definizione dell’Esposizione come “Universale”, ovvero destinata a coinvolgere, rispetto al tema, l’intera globalità, l’altra è quella internazionale e di collaborazione con molteplici soggetti.


Il principio di sussidiarietà può essere applicato a livello di comunicazione per Expo 2015? Cosa ne pensa?

Assolutamente si! Il tema della sussidiarietà genera i principi di Expo, in quanto società organizzatrice dell’evento. Essa ha il compito di coordinare le necessità e le priorità e svolgere un lavoro di individuazione degli obiettivi principali. E’ stato dimostrato, dagli Stati Generali in poi, che laddove si inizia a parlare di Expo e si uniscono persone e situazioni, emergono numerosissime ipotesi, attività e collaborazioni. Lo stesso fine di Expo è quello di riunire i soggetti esterni: esso deve essere un evento partecipato dalla comunità non soltanto milanese o lombarda ma anche italiana. Per definizione della stessa legge che lo determina, esso presenta infatti una rilevanza nazionale: è stato vinto prima di tutto dall’Italia e, nello specifico, da Milano come città ospite. Questo sistema nazionale può trovare in Expo un momento aggregativo e di sviluppo delle proprie capacità.
Noi lanceremo delle ipotesi e i soggetti della società civile li raccoglieranno. Tutto ciò, ovviamente, risulta molto ben caratterizzato e aiutato dalla straordinaria forza del tema, ovvero “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, una possibile declinazione del principio del nutrimento dell’uomo, laddove quest’ultimo si nutre perché tutto ciò che si nutre esiste e tutto ciò che vive si nutre. Il principio della nutrizione viene inteso sia come sostentamento sia come educazione alimentare e ambientale e capacità di riconoscere nella dimensione ambientale e nelle intelligenze che la rendono migliore, uno degli elementi del vero sviluppo del vivere sociale. Oggi, la tematica geopolitica universale riguarda la compatibilità ambientale, la salvaguardia alimentare, la tracciabilità e la sicurezza, tutti elementi che raccontano e declinano la cura verso la grande filiera del nutrimento del pianeta. L’agroalimentare viene analizzato in tutte le sue declinazioni, unitamente alle grandi tematiche di dimensione più “umana” presenti nelle agende di tutti i governi dell’attuale scacchiera e dimensione geopolitica. Tale forza ci permette, in definitiva, di poter sviluppare la tematica non soltanto guardando ai sei mesi dell’esposizione 2015, ma anche a tutto ciò che li precede. Gli anni che ci separano dal 2015 costituiscono, infatti, una importante opportunità per raccontare ed elaborare il tema, attraverso momenti scientifici, culturali, sociali o sportivi ed aumentarne la consapevolezza esterna.
Gli Stati Generali dello scorso Luglio hanno rappresentato una lodevole iniziativa della Regione Lombardia, la quale ha voluto dar vita ad un dibattito pieno sulla tematica dell’Expo. Come gli Stati Generali, ci sono state numerose altre occasioni successive: ad esempio, quella della presentazione del Concept, ovvero il concetto, l’idea concettuale del masterplan del sito espositivo, presentato lo scorso 8 Settembre 2009. La consulta di architetti ha elaborato, su nostra indicazione, l’idea artistica e architettonica concettuale del sito espositivo. Oggi tale idea è in fase di sviluppo nel nostro ufficio di piano in Bovisa, dove quindici neolaureati del Politecnico milanese, insieme ai nostri architetti e alla società, stanno traducendo e non tradendo, come giustamente il nostro Amministratore Delegato sottolinea, l’idea concettuale in un piano generale del sito, in una realizzazione effettiva di circa un milione di metri quadri, adeguati a ospitare l’evento, le persone, veicolarne l’accessibilità e i movimenti. Quindi ripeto, gli Stati Generali sono stati uno degli elementi di rilancio di una tematica che, effettivamente, prima della costituzione della società Expo 2015 Spa, si era un po’ assopita. Oggi non è più così e la società è pienamente operativa dalla fine dello scorso mese di Luglio. Certamente, siamo ancora molto giovani dal punto di vista aziendale, ma siamo avviati verso il principale obiettivo del 2010: la consegna del dossier di registrazione al BIE (Bureau International des Exposition), ovvero l’effettiva presentazione del progetto Expo 2015. Esso si determina in diversi capitoli: il sito espositivo, la parte finanziaria, la parte di promozione e comunicazione e la parte di commercializzazione, da consegnare entro il 30 aprile prossimo.


Expo 2015 si presenta come una grande opportunità di promozione delle comunità produttive di base. Lei cosa ne pensa? L’evento potrà essere anche una reale occasione per promuovere Milano e, più in generale, l’Italia?

Certamente, si tratta di uno dei principali obiettivi. L’esposizione universale sarà, nel corso del semestre 2015, uno straordinario palcoscenico internazionale, dove noi non intendiamo meramente esporre dei prodotti, non è questo il fine. Ciò che si vuole fare è raccontare e rendere un’esperienza unica e irrinunciabile, la trasformazione dei contenuti, dei principi e di tutto ciò che il tema rappresenta, in qualcosa di visitabile. Noi desideriamo analizzare il tema, non chiediamo ai paesi di essere semplicemente presenti, ma anche di strutturare la loro attività nel sito espositivo, in merito al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”. Il logo di Expo, cioè l’uomo vitruviano, ambisce a richiamare una certa genialità dell’uomo e una sua applicazione alle arti e scienze, generata dalla possibilità di nutrirsi e avere energia per la propria vita. I paesi sono, forse per la prima volta, chiamati ad interpretare il tema e non solamente a seguirlo da lontano. Questa è un po’ la sfida di Expo 2015.
Quest’anno ci sarà l’esposizione di Shangai, una delle ultime dimostrazioni di muscolarità architettonica ispirata alla tradizione. Essa mostrerà, infatti, immensi padiglioni e grande creatività architettonica ma una dimensione essenzialmente tradizionale: i padiglioni espositivi verranno abbattuti successivamente, il tutto perché la Cina può e vuole recepire questo tipo di impostazione. Noi abbiamo deciso di fare tutt’altro, anche per ovvie ragioni oggettive, poiché la dimensione del nostro sito espositivo è un quinto di quello cinese! Effettivamente, noi abbiamo scelto la strada più ardua e impervia ma allo stesso tempo più sfidante, concentrando l’attenzione sul tema e sfruttando l’Expo come un’occasione per approfondire tematiche di valore internazionale e universale. L’obbiettivo è quello di organizzare un’esposizione del 21esimo secolo e non più del 20esimo, ponendo al centro qualcosa di meno tangibile di quanto non stia facendo la Cina. Nonostante ciò, vi saranno anche simboli concreti. Io credo che un sito con acqua, verde o l’idea architettonica del cardo e del decumano, un’impostazione molto caratteristica seppur non verticalmente visibile, rappresenti un segno. Altri elementi di grande rilevanza sono i progetti di cooperazione internazionale, che per la prima volta accompagnano il percorso di un Expo e la volontà di lasciare a Milano un centro sulla cooperazione internazionale. In definitiva, si tratta di una scelta, dovuta anche a diversi fattori, tra i quali la creazione di una dimensione moralmente più consapevole. Devo dire che il tema e la sua forza hanno permesso una simile trasformazione; se esso fosse stato più banale e meno globale, non avremmo probabilmente avuto questa opportunità. I paesi con i quali stiamo già dialogando hanno mostrato piena disponibilità a collaborare. Il Segretario Generale del BIE è venuto a Milano lo scorso Dicembre ed ancora successivamente; egli è stato in Bovisa a vedere come stiamo trasformando, dal punto di vista architettonico, ingegneristico ed urbanistico, l’idea concettuale in un piano reale di sviluppo del sito, rimanendo molto positivamente colpito. Sarebbe stato più facile per noi realizzare una piccola Shangai, ma abbiamo scelto di fare qualcosa di diverso, più attinente ai tempi, alle scelte che ciascuno di noi può fare e alla condivisione che ciascuno di noi può dare. E’ più bello poter condividere un tema, una dimensione morale, umana, scientifica o didattica che non puramente un luogo. Questa è la sfida, per stimolare la condivisione della gente su una tematica e non solo sulla visita di un luogo, per quanto bello possa essere dal punto di vista urbanistico.


 

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