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Intervista esclusiva a Alberto Alessandro Pasciuti, avvocato, fondatore dello studio legale Barazzetti Pasciuti

17 Giugno 2010 - Autore: Redazione


Avv. Dott. Alberto Alessandro Pasciuti nasce a Lecco il 21 agosto 1977 e cresce a Como, dove porta a termine la propria formazione scolastica per conseguire, nel 2002, la laurea in giurisprudenza presso l’Università degli studi dell’Insubria. Nel 2003 si specializza in Economia e Commercio all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e nel 2004 inizia la formazione giuridica in Svizzera, per poi nel 2008 aprire un proprio studio legale in Lugano. Nel 2009 si associa con l’avv. Federico Barazzetti per fondare lo studio legale Barazzetti Pasciuti con sede a Lugano ed a Como. Si occupa di: Contenzioso Civile, Diritto Commerciale, Diritto del Lavoro, Diritto esecutivo, Diritto dei contratti. L’attività professionale è svolta tra l’Italia e la Svizzera, essendo abilitato all’esercizio dell’avvocatura in entrambi i paesi.


Dall’entrata in vigore degli accordi bilaterali, nel giugno del 2002 ad oggi, quale è stata l’evoluzione?

L’iter attuativo degli accordi sottoscritti tra la Svizzera e l’Unione Europea prevedeva un percorso con quattro fasi evolutive.
La prima fase ha introdotto miglioramenti qualitativi per i lavoratori comunitari, la seconda fase ha visto l’equiparazione delle condizioni di lavoro e la parità di trattamento nel mercato del lavoro tra i cittadini svizzeri e quelli della UE, mentre la terza tappa di applicazione dell’accordo prevede l’abolizione dei contingenti per cittadini comunitari e la soppressione delle zone di frontiera. Per la quarta ed ultima fase è prevista l’abolizione dell’ultima barriera che la Svizzera ha mantenuto nei confronti  dell’immigrazione di origine comunitaria: a partire dal primo giugno 2014, infatti, tra Svizzera e UE varranno le medesime norme in vigore tra i paesi membri dell’UE.


Quali sono a Suo giudizio i vantaggi e gli inconvenienti degli accordi bilaterali tra Svizzera e UE?

Possiamo annoverare tra i vantaggi degli accordi bilaterali una fattiva collaborazione economica e commerciale tra la Svizzera e l’UE, soprattutto nei settori riguardanti il mercato del lavoro, la mobilità nei trasporti e la collaborazione tra le forze di polizia e le autorità giudiziarie. Da segnalare, inoltre, la reciprocità nel riconoscimento dei titoli di studio professionali. Per ciò che concerne gli inconvenienti, è da notare che le imprese svizzere possono, rispetto a quelle comunitarie, essere svantaggiate a causa dei forti squilibri che persistono nella politica comunitaria. Si denota, per esempio, che con gli accordi bilaterali è aumentato il fenomeno del “dumping salariale” che prevede l’acquisizione di manodopera straniera meno retribuita che può determinare un aumento del tasso di disoccupazione tra gli stessi lavoratori residenti in Svizzera.

Quotidianamente mi vedo relazionato con imprenditori Svizzeri che vogliono instaurare attività economiche in stati membri dell’UE ed imprenditori dell’Unione Europea che mi chiedono assitenza legale e contrattuale per avviare i loro business in Svizzera, pertanto le disparità ed i benefici di cui parlavo poc’anzi le vivo quotidianamente insieme agli imprenditori, toccando con mano sia i numerosi risvolti positivi dei bilaterali che alcune difficoltà di attuazione per il concretizzarsi di un vero e libero mercato europeo.

I vantaggi per gli imprenditori Italiani nello stabilirsi in Svizzera, a mio avviso, sono molteplici, tra i molti è degno di nota il motivo della pressione fiscale. Nonostante il carico fiscale svizzero sia suddiviso su tre livelli (Imposte Comunali, Cantonali e Federali) esso si situa molto al di sotto della media europea. L’interesse per i cittadini comunitari da questo punto di vista è ampio. Lo dimostrava già uno studio pubblicato nel maggio 2003. Il citato studio fa evincere come nei prossimi tre/quattro anni molte aziende intendono trasferire almeno parte delle proprie attività all’estero, di queste aziende la metà verranno in Svizzera.
Altra nota favorevole è la minore burocrazia, a titolo di paragone basti citare l’esempio che per assolvere i compiti amministrativi - come la compilazione della dichiarazione d’imposta, la richiesta di un’autorizzazione, il conteggio degli oneri sociali - una ditta italiana impiega il doppio del tempo rispetto a una ditta svizzera.
Infine, come ultimo esempio, riporto la questione dei livelli salariali svizzeri che non rappresenta un ostacolo all’insediamento di aziende straniere in Svizzera. A un primo esame il loro livello é impressionante: in effetti gli stipendi lordi sono apparentemente più alti rispetto agli altri Paesi. Poi ad un esame più attento si constata che, considerando i costi salariali complessivi degli altri paesi, la Svizzera è situata bene. Infatti, se si considerano le ore di lavoro - in Italia annualmente si lavora 100 ore in meno, in Germania 200 ore in meno - la redditività svizzera del lavoro è buona. Inoltre in base ad uno studio internazionale i lavoratori svizzeri dispongono della migliore motivazione e, esclusa l’Austria, si sciopera di meno. Anche la flessibilità del mercato del lavoro svizzera è molto alta. Nel confronto con altre 49 nazioni la Svizzera è quarta dopo Singapore, Hong Kong e gli USA; Francia e Germania occupano i due ultimi posti.


Come influiscono gli accordi bilaterali sulla Piccola e Media Impresa Svizzera?

Le trattative con Bruxelles, per evitare l’isolamento economico della Svizzera, stanno garantendo alle imprese del nostro Paese un accesso adeguato al mercato unico europeo. Lo scopo degli accordi per la Confederazione Elvetica era, infatti, anche di impedire una forma discriminatoria delle PMI locali rispetto alle concorrenti europee.

Questo è un obiettivo che si sta lentamente raggiungendo, ma occorre perseverare nella ricerca di soluzioni che facciano prevalere le opportunità per le imprese svizzere rispetto ai timori, paventati da alcuni, per la sicurezza e i rischi dell’occupazione.


Cosa si aspetta per la piena attuazione degli accordi bilaterali per il futuro?

Questi anni di transizione, per la piena attuazione degli accordi bilaterali, hanno fatto registrare fasi di un percorso a volte difficoltoso; del resto non è facile trovare soluzioni vantaggiose per tutti quando ci si deve confrontare con un’ Unione che conta ben 27 Stati membri così diversi tra di loro.
Gli accordi che la Svizzera e l’UE sono riusciti a sottoscrivere, con risvolti soddisfacenti, riguardano i settori delle relazioni economiche, della sicurezza, dell’ ambiente e dell’asilo. Ma per produrre il risultato pieno e continuativo è necessario che la Confederazione Elvetica possa continuare ad avere un margine di manovra  nelle relazioni con l’Unione Europea. Non si devono verificare, a mio avviso, situazioni a scapito dei bilaterali stessi che annullerebbero tutti i benefici a cui siamo giunti grazie allo sforzo di tutti gli stati membri dell’Unione europea, così come non si devono verificare atti o sopprusi che possano ledere le varie sovranità dei singoli stati.

Il futuro sarà roseo se gli Stati membri dell’Unione e la Svizzera continueranno a collaborare fattivamente, facendo prevalere l’interesse comune rispetto alla logica di parte. Il futuro degli accordi sottoscritti dovrà raggiungere l’obiettivo di aumentare il volume degli scambi, eliminare le separazioni, le disuguaglianze e rinsaldare i legami tra i popoli ed i mercati europei.
 

 




            

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