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Intervista al Prof. Rav Giuseppe Laras, Presidente dell’Assemblea Rabbinica Italiana

18 Settembre 2009 - Autore: Redazione


Giuseppe Laras, è uno studioso di filosofia ebraica medievale, conferenziere e scrittore conosciuto a livello internazionale.
Rabbino Capo, prima, ad Ancona, quindi a Livorno e a Milano, dove ha retto la cattedra per 25 anni.
Professore universitario, ha insegnato Storia del pensiero Ebraico presso l’Università Statale di Milano.
I contributi da lui apportati nell’ambito dell’ebraismo italiano ed europeo e, in particolare, del dialogo interreligioso durante questi anni, nonché la sua costante presenza nel dibattito politico e culturale in ambito locale e nazionale, ne fanno una delle figure leader del mondo ebraico contemporaneo.
Il prof. Laras è conosciuto per i suoi studi sulla filosofia medievale e, in particolare, sul pensiero di Maimonide.
E’ autore di diversi libri, tra i quali: “Il pensiero filosofico di Mosè Maimonide (1998)”, “Mosè Maimonide – Gli Otto Capitoli : La dottrina etica (2001)”, “ Il Libro di Kohelet (2002)”, “Storia del Pensiero Ebraico nell’Età Antica” (2006) e “Immortalità e Resurrezione nel pensiero di Maimonide” (2007), “Meglio in due che da soli:storia dell’amore nel pensiero d’Israele” (2009).
Collabora a diverse riviste e pubblicazioni.


Lei presiede il Comitato Scientifico della Fondazione Maimonide. Con che scopo è nata la Fondazione?

Considerato il profondo impegno profuso dal filosofo di Cordova a favore di una umanità che risultasse sempre più motivata sotto il profilo etico, abbiamo pensato di intitolare la nostra fondazione a suo nome. Oggi è più che mai necessario impegnarsi con perseveranza ad arricchire la società di un forte carica etica. Questo significa ricercare e ritrovare la presenza in noi e fra noi dell’alterità, troppo spesso misconosciuta e trascurata


La Fondazione si richiama idealmente al filosofo e medico ebreo Maimonide, che è stato nel corso dei secoli esempio di eccellenza e di integrazione culturale. Perché secondo Lei oggi la cultura non è più un collante, ma un muro divisorio tra i popoli?

La figura di Maimonide, al di là di alcune generalizzazioni, durante la sua giovinezza, prima in Spagna e poi in Marocco, godette di alcuni benefici culturali che derivavano da interscambi e sinergie fra le tre religioni, Ebraismo e Islam in particolare. Interscambi che erano favoriti da un clima di collaborazione, che, nonostante alcune particolarità, metteva al centro la persona umana e l’importanza della scienza.
La cultura è di fatto un collante, ma il più delle volte non sembra assolvere questa sua funzione unificante. Fatta questa precisazione, è vero che nel passato l’apporto della cultura fungeva da strumento di avvicinamento tra le persone in generale e tra quelle di religioni diverse.
Purtroppo oggi è vero, ma non sempre, che la cultura può costituire un muro divisorio. Impera la tendenza, che non nasce da una vera cultura, di considerare sé stessi al centro del mondo e di non dare importanza, o darne poca, a ciò che è al di fuori di noi, come se il rapporto con l’altro non fosse utile o, meglio, essenziale al nostro sviluppo interiore.
Questo è un falso discorso culturale. Una vera cultura deve indurre a pensare che misurandoci con gli altri ci arricchiamo.
E’ un falso atteggiamento culturale quello per cui dobbiamo differenziarci e non cooperare.


I rapporti tra Vaticano ed Israele hanno risentito delle ultime dichiarazioni negazioniste sulla Shoah. In quanto Presidente della Assemblea Rabbinica Italiana, Lei aveva chiesto un «pausa di riflessione» prima dell’attuale viaggio del Pontefice in Israele. Alla luce della recente visita, come giudica l’intervento di Papa Benedetto XVI ?

La decisione di proporre la “pausa di riflessione” è avvenuta a seguito dell’iniziativa papale sulla preghiera del Venerdì Santo. Successivamente si è verificato un evento molto più grave: la revoca della scomunica a carico di esponenti della comunità lefebvriana, nonostante alcuni di essi avessero apertamente espresso posizioni negazioniste riguardo alla Shoah, con tutta una serie di implicazioni di ordine non solo politico ma morale.
Lasciava inoltre ancor più stupiti il fatto che il Papa non ne fosse informato. A completamento di questa vicenda, alcune dichiarazioni del Cardinale Bagnasco e del portavoce vaticano p. Lombardi, certo non contribuivano a rasserenare l’ambiente.
Ad un certo punto sono arrivate per fortuna dichiarazioni molto piĂą esplicite e rassicuranti in ordine alla posizione della Chiesa Cattolica sulla Shoah.
Più di recente c’è stata la visita in Israele di Papa Benedetto XVI, durante la quale egli ha fatto dichiarazioni che aprono il cuore alla speranza, nel senso di una esplicita condanna delle persecuzioni anti-ebraiche e dell’antisemitismo.
 

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Ultimi commenti degli utenti

Sono d'accordo con il Prof Laras che la cultura porta piů divisioni che unione nell'ultimo periodo. Quindi la strada del dialogo non puň essere piů quella dell'unilateralismo culturale post occidentale ma deve partire dalla riscoperta della propria religione nel rapporto con le altre

18 Settembre 2009 ore 12:36:33 - Israel







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