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Intervista a Ugo Pollice, Segretario del Consiglio dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano

16 Ottobre 2009 - Autore: Redazione


Nasce a Milano il 15 Novembre 1958, nel 1983 si laurea in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Nel 1986 si iscrive all’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e inizia ad esercitare la professione autonomamente.
Svolge un’intensa attività a livello di categoria sin dall’inizio della sua carriera. Nel 1987 entra nel comitato di redazione della rivista “La Tribuna dei Dottori Commercialisti” e nella Commissione Studi dell’Unione Giovani Dottori Commercialisti di Milano (UGDCM).
Iscritto dal 1992 nel Registro dei Consulenti Tecnici del Giudice per il Tribunale di Milano con specialità in Contabilità e Diritto Tributario e nel Registro dei Revisori Contabili.
Nel dicembre 1998 fonda con il Dott. Ernesto Franco Carella lo Studio Associato Pollice – Carella.
Nel triennio 2002/2004 è nominato revisore del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano e della Fondazione dei Dottori Commercialisti di Milano e gli viene altresì conferita delega alla Commissione Liquidazione Parcelle.
Nel triennio 2005/2007 è nominato Consigliere Segretario dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Milano.
Per il quinquennio 2008/2013 è confermato membro del Consiglio del nuovo Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano sempre con la carica di Consigliere Segretario.


Lei è Segretario del Consiglio dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano. Alla luce del suo ruolo, quali indicazioni fornirebbe per fronteggiare l’attuale crisi?

Il problema è  ovviamente complesso. Innanzitutto diciamo che questa crisi trae origine dalla finanza e non dall'economia reale che è caratterizzata da un diverso rapporto tra investimento e profitto.
Partendo da questa considerazione, la prima cosa da valutare è se la crisi, per la singola impresa, è  contingente oppure  strutturale.
Nel primo caso esiste una reale possibilità di uscirne a patto che vengano rivisti i comportamenti dei diversi attori del processo economico.  Non è sufficiente ad esempio che venga erogato il credito; la questione è molto più profonda. Occorre ricreare un rapporto di fiducia tra aziende e istituzioni e viceversa per superare così il prevalente atteggiamento di prudenza nei confronti delle imprese.

Un altro problema rilevante riguarda le infrastrutture che nel nostro paese sono vecchie e obsolete. L’Italia possiede infatti le autostrade più congestionate d’Europa, un sistema ferroviario poco efficiente, anche se l’Alta Velocità ha apportato notevoli miglioramenti. Ciò di cui necessita il nostro Paese è un sistema di infrastrutture che contribuisca realmente allo sviluppo delle imprese: deve esistere una adeguata disponibilità di fondi e le opere iniziate devono essere portate a termine seriamente.

Le “ricette” per superare la crisi economica, di cui si legge quotidianamente sui giornali, devono essere caratterizzate - mi piace ribadirlo -  da un comune denominatore: un rinnovato rapporto di fiducia tra i diversi  interlocutori del panorama economico e sociale.


Per tradizione storica e per competenze interdisciplinari, il ruolo del Dottore Commercialista si pone da sempre come interlocutore privilegiato delle PMI. Sullo sfondo del contesto economico attuale, reputa che questo ruolo sia destinato a cambiare? Quali saranno le conseguenze e le opportunità?

La professione del dottore commercialista è in continua evoluzione. Fino a vent’anni fa era assimilata a quella di un semplice fiscalista, cioè a colui che aiutava a pagare correttamente le imposte, svolgendo indubbiamente un importante compito nei confronti del contribuente e anche dello Stato.
Ma oggi il dottore commercialista possiede anche valide competenze di natura manageriale che mette a disposizione delle imprese contribuendo concretamente alla gestione aziendale. 
L’attuale impegno dell’Ordine è quello di rendere i suoi iscritti consapevoli delle mutate necessità aziendali e fornire una formazione continua che consenta di acquisire saperi e scambiare conoscenze per una consulenza di alto livello per le imprese.
Va inoltre ricordato che dal 1° gennaio 2008 i dottori  commercialisti si sono uniti ai ragionieri dando vita a un unico Ordine professionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con un conseguente forte scambio di esperienze e competenze per offrire al cliente il meglio di ciascuna professione.

 

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Continua su Family Office n.4 - 2009
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/abbonamento-family-office-2009-italia-211.html

 
 




            

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