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Intervista a Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma

22 Maggio 2009 - Autore: Redazione


Roma, Gerusalemme e Mediterraneo: dialogo di culture e religioni

Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma
Nato a Roma il 13/11/1949, da padre romano, e madre ashkenazita, discendente da almeno tre generazioni di rabbini. Tranne brevi parentesi veneziane e americane, è sempre vissuto a Roma. Sposato, con tre figli.
Laureato Rabbino Maggiore, Collegio Rabbinico Italiano. Laureato in Medicina e Chirurgia, Specialista in Radiologia Diagnostica, Fellow in Radiologia vascolare dell¹Univeristy of Minnesota. Insegnante presso il Collegio Rabbinico Italiano dal 1974. Dal 1994 responsabile del Corso Sperimentale di Laurea in Studi ebraici. Dal 1999 Direttore del Collegio Rabbinico Italiano.
Membro del comitato di redazione di riviste culturali ebraiche (Rassegna Mensile di Israel, Zakhor e Segulat Israel). Consulente della produzione cinematografica televisiva di argomento biblico Lux - Lube. Curatore dell¹edizione di libri di divulgazione e di testi liturgici con traduzione italiana e commenti. Autore della Guida alle regole alimentari ebraiche, in tre edizioni successive (1976, 1986, 1996), progressivamente ampliate.
Autore di numerosi articoli e interviste su temi di cultura e pensiero ebraico su giornali e riviste a diffusione nazionale e nella stampa ebraica.
Interviene frequentemente in trasmissioni radiofoniche e televisive RAI.
Cura a mesi alterni la parte ebraica di ³Ascolta si fa sera² dall¹Ottobre 2000.
Autore di ³Le unghie di Adamo², Napoli 1981, ³Il Vangelo del Ghetto², Roma 1985, ³Catalogue of the Manuscripts of the Library of the Collegio Rabbinico Italiano²,Bar Ilan University 1990, ³Noten Taam Leshevach², Roma 1998 (in
ebraico) e di numerose (più di 40) pubblicazioni in riviste specializzate su temi di Letteratura talmudica, Paleografia, manoscritti e incunaboli ebraici.
Rapporti tra ebraismo e cristianesimo, Esposizione e interpretazione di riti, tradizioni locali, testo e narrazioni aggadiche, anche con applicazione di metodiche antropologiche-culturali, Note più specificatamente storiche, Bioetica.
Dal 1999 nel consiglio direttivo dell¹Assemblea dei Rabbini d¹Italia.
Partecipa attivamente ad attività comunitarie convegni nazionali ed internazionali.


L’Ebraismo rappresenta la prima religione monoteista, dalla quale è scaturito il Cristianesimo, e svolge un ruolo centrale e specifico nell’ambito del Dialogo Interreligioso. Alla luce del suo ruolo di Rabbino Capo di Roma e della sua esperienza, cosa ci può dire, in merito a questa considerazione?

Premetto, innanzitutto, che si tratta di una fede molto giovane, ha 3500 anni ma non li dimostra! Oggi, l’Ebraismo rappresenta una realtà estremamente vitale, e, per quanto numericamente molto poco consistente, dotata di una notevole importanza spirituale. La sua presenza sulla scena mondiale è altrettanto rilevante, dal punto di vista culturale e religioso. E’ impensabile instaurare un dialogo, prescindendo dalla religione ebraica.

Nella sua postfazione alla monografia di Mons. Fumagalli, “Roma e Gerusalemme. La Chiesa Cattolica e il Popolo di Israele”, lei ha affermato che, con la nascita dello Stato di Israele, il rapporto con gli ebrei in Occidente è cambiato. Nello specifico, le sue parole sono “Si impone una rivalutazione del ruolo dell’Ebraismo, rispetto agli altri popoli della Terra, e alle religioni, in primo luogo, verso coloro, come i Cristiani, che per molti aspetti, sono a noi più vicini”. Lei come pensa si possa impostare il dialogo con il Cristianesimo?

Il Cristianesimo è una religione che nasce dall’Ebraismo, e che, quindi, ha instaurato un rapporto con quest’ultimo, fatto di opposte tensioni: da una parte vi è il rilievo di questa vicinanza spirituale, dall’altra, il desiderio di distaccarsene, con tutte le conseguenze che ciò può comportare. Permane, tuttavia, la questione, di una radice essenzialmente comune. Nel momento in cui, ci si rende conto, in termini più maturi, che il problema non è quello di soffocare la differenza altrui ma, di crescere reciprocamente, la vicinanza di storia e di radici non può più essere ignorata, ma diviene un prezioso elemento di confronto e comunicazione.
La nascita dello Stato di Israele ha creato una rivoluzione ovunque. Per ciò che concerne la condizione ebraica, essa ha suscitato una rivoluzione identitaria per cui, un tempo, l’ebreo era identificato come il seguace di una religione differente; in realtà egli fa parte di una condizione molto più complessa, derivando la sua origine dall’Antichità. Un’Antichità molto precedente al Cristianesimo, in cui, religione, etnicità e storia, costituiscono un unico e complesso patrimonio. L’esistenza dello Stato di Israele, muta il senso di identità degli Ebrei ed il senso di relazione degli altri nei loro confronti. Entrano, inoltre, in discussione, alcune categorie religiose, di contatto con l’Ebraismo. Si tratta di un problema particolarmente sentito dal mondo islamico e da quello cristiano. Per l’Islam, si tratta di una sfida, poiché esso, tollerava, molto benignamente, gli Ebrei, nella misura in cui essi rappresentavano una religione suddita e assoggettata. Nel momento in cui, non lo fu più, l’Islam non è riuscito a convivere con questa novità, parte integrante della modernità. Il Cristianesimo, nelle sue varie espressioni, deve, in qualche modo, misurarsi con la circostanza di una rinascita nazionale ebraica, che potrebbe essere vista come una sorta di realizzazione profetica; tutto ciò fa parte di una realtà, che un ebreo, vede scritta nella Bibbia e realizzata nelle sue preghiere.

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