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Intervista a Raffaele de Courten sul tema del private equity in Italia - ottobre 2006

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione

(a cura della Redazione)

Potreste presentarci i servizi finanziari piĂą innovativi della vostra struttura rivolti alle imprese?

Il Private Equity fornisce capitale di rischio principalmente per finanziare la crescita delle società o agevolarne il passaggio generazionale. In questo senso, Alto Partners SGR, società di gestione del fondo Alto Capital II, effettua investimenti in società con sede in Italia attraverso l’assunzione di quote sia di maggioranza che di minoranza. In particolare, l’approccio di Alto Partners si distingue per la valenza strategica del rapporto con l’impresa partecipata, nell’ambito del quale la società riceve un supporto dal Fondo non soltanto di carattere finanziario, ma anche e soprattutto con riferimento, ad esempio, alla valutazione di acquisizioni, dall’entrata su nuovi mercati, all’outsourcing della produzione, alla  costituzione di alleanze strategiche con operatori italiani o esteri.

Con Basilea 2 si parla da diverso tempo di un rapporto tra istituzioni finanziarie e imprese fondato sulla trasparenza della comunicazione. Dal vostro osservatorio privilegiato quali segnali di cambiamento notate in tal senso?

Basilea 2 rappresenta un passo diverso nel sistema dell’erogazione del credito. Come ogni passo nuovo, presenta vantaggi ed inconvenienti. Dal nostro punto di vista, la piccola e media impresa - nonostante le molteplici dichiarazioni in senso contrario da parte delle banche - non ha ad oggi beneficiato dell’impostazione Basilea 2.
Le profonde riorganizzazioni bancarie, da un lato, e l’approccio maggiormente quantitativo nella valutazione del merito di credito, dall’altro, sembrano aver allentato il rapporto tra banca ed impresa. Questo fenomeno si rende più accentuato con riferimento ad imprese di piccole dimensioni, che assorbono in Italia l’80% circa della forza lavoro e rappresentano la spina dorsale dell’economia del nostro Paese.

In che settore operano le imprese da voi “finanziate” e quali dimensioni di azienda privilegiate?

Alto Capital II ha una strategia di investimento definita in modo univoco. Si concentra sul cosiddetto “upper mid-market”, rappresentato in Italia da società con fatturati annui compresi fra 20 e 100 milioni di Euro. Con riferimento ai settori merceologici, particolare attenzione viene dedicata al meccanico ed elettromeccanico, alimentare, beni di consumo, design lusso ed abbigliamento e servizi ad elevato valore aggiunto.
Il fondo concentra i suoi sforzi sulle regioni ad elevata densità imprenditoriale nei distretti industriali della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia Romagna. Chiaramente, non si escludono operazioni in altre regioni qualora ne sussistano i presupposti.

In questo momento qual è il settore di mercato con il più alto potenziale di sviluppo del valore?

Come noto, il settore manifatturiero è ormai da alcuni anni sotto forte pressione da parte dei concorrenti localizzati in paesi a basso costo del lavoro (India e Cina in particolare). La moneta unica e la normativa Europea non lasciano più spazi di arbitraggio valutario o fiscale alle imprese domestiche. Ciò detto, le società che continuano a mantenere un forte presidio di marchio, tecnologico o distributivo riescono a fronteggiare positivamente questa situazione e a sfruttare a loro favore opportunità di delocalizzazione produttiva. Con riferimento ai settori ad alto potenziale, verrebbe da dire che sono quelli dei servizi, per il minor impatto della concorrenza del Far East e per la minore esigenza di investimenti in capitale fisso. Tuttavia, si riscontrano molte società con elevati tassi di crescita e importante redditività operanti in settori manifatturieri tradizionali ma gestite da imprenditori eccellenti.

(continua)
articolo estratto dalla rivista Basilea2, anno III (2006), numero 4
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/rivista-basilea-2-n4-2006-60.html




            

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