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Intervista a Paolo Massobrio, Fondatore del Club di Papillon

13 Ottobre 2009 - Autore: Redazione


Paolo Massobrio, quarantotto anni, originario di Masio, nel Monferrato si occupa, da oltre vent’anni, come giornalista, di enogastronomia.

Collabora ai quotidiani La Stampa, Il Tempo, Avvenire e al sito www.clubpapillon.it, ai cui abbonati invia quotidianamente “La Notizia e il vino del giorno”. È direttore responsabile di Papillon - periodico di sopravvivenza gastronomica - e de La Circolare. È autore de Il Golosario, la guida alle cose buone d’Italia, giunta alla dodicesima edizione e della GuidaCriticaGolosa a Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria e Costa Azzurra (18^ edizione). Con Marco Gatti firma i libri L’ascolto del Vino, manuale di degustazione con la selezione delle 500 migliori cantine d’Italia, e la GuidaCriticaGolosa alla Lombardia. Da poco è in libreria con la sua ultima fatica: “I Giorni del Vino” edito da Einaudi e con il libro per la famiglia Adesso, 365 giorni da vivere con gusto.

Nel settembre del 2006 il Presidente della Repubblica e la Regione Valle d’Aosta gli hanno conferito al Quirinale il premio Saint Vincent di giornalismo giunto alla 41^ edizione. Nel mese di maggio 2009 è stato insignito ad Alessandria del premio Gran Gagliaudo d’Oro riservato ai cittadini illustri. Tra le curiosità, è segretario e ideatore dei “Seminari internazionali sul vino da Messa”, mentre quattordici anni fa ha dato vita all’Associazione Club di Papillon di cui è Presidente, creando cinquanta gruppi sparsi in tutta Italia che svolgono attività di approfondimento del gusto. Alla fine di ogni anno organizza Golosaria e i Salotti di Papillon, rassegne culturali ed enogastronomiche di alta qualità del gusto e il premio Top Hundred dedicato ai 100 migliori vini d’Italia. Tra le sue battaglie più note, quella a favore delle denominazioni comunali, per affermare il valore identitario per una comunità dei prodotti della terra. E’ stato membro del Comitato Scientifico per la candidatura di Milano all’Expo 2015. Nel maggio 2009 è stato nominato dal Ministro Brambilla nel Comitato per la valorizzazione del turismo enogastronomico.


Lei è il Fondatore del Club di Papillon, associazione nazionale che ha come obiettivo la riscoperta dell’originalità di una cultura popolare attraverso il gusto. Ci può spiegare la storia di questo movimento e le sue principali finalità?

Essa nasce nel 1992 dalla rivista Papillon. E’ un movimento di consumatori coi quali vogliamo tenere desta l’attenzione sul gusto, che è molto di più di un fattore edonistico. Il gusto significa la famiglia, la casa, i rapporti. Tutto ciò lo abbiamo racchiuso in un libro che ha per titolo “Adesso”, 365 giorni da vivere con gusto.


Il Club di Papillon dispone di sedi locali nelle principali regioni italiane. Ognuna di esse organizza degli incontri, definiti “Giornate di Resistenza Umana”. In che cosa consistono queste “Giornate” e cosa si propongono?

Esse consistono nell’andare a trovare persone che resistono in condizioni non premiate dalle vie della comunicazione e del turismo. Resistono in nome della memoria e a volte fanno cose commoventi che hanno a che fare col gusto e con l’ospitalità. L’ultima che abbiamo fatto ad Oropa, è stata straordinaria in questo senso.


Tra i numerosi libri da lei pubblicati, vi è “L’Ascolto dei Sapori”, manuale che guida i lettori alla scoperta dei tanti prodotti tipici italiani. Nell’introduzione si legge “Il nostro tentativo nasce dalla scoperta di un’Italia del gusto indomita che non vuole cedere ai tentativi di appiattimento perpetrati da più parti, persino con l’imitazione dei suoi innumerevoli prodotti tipici”. Alla luce di questa affermazione, come giudica l’approccio italiano nei confronti delle “tradizioni alimentari”?

Dico che in Italia l’appiattimento non avrà mai il sopravvento perché la ricchezza e la memoria di queste tradizioni sono fortissime. Anzi, io mi batto perché tutto questo venga codificato con le denominazioni comunali.


Lei ha fatto parte del Comitato Scientifico per la candidatura di Expo 2015, evento universale, avente come principale tema, il diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta. Quale è il suo pensiero in merito a questa manifestazione? Ritiene che sarà utile ai fini di una promozione dei prodotti italiani e più in generale dell’Italia?

Sarà un evento epocale, che per la prima volta metterà a tema l’alimentazione in tutte le sue sfaccettature. Sarà un’occasione per capire cosa stiamo perdendo e cosa merita d’essere conservato. I lavori del Comitato Scientifico hanno già acceso una luce su questi temi e devo dire che il 2015 sarà cruciale.

Uno dei temi di lavoro di Expo 2015 riguarderà l’innovazione dell’intera filiera alimentare, per migliorare le caratteristiche nutritive dei prodotti, la loro conservazione e distribuzione. Attraverso quali risorse, sarà possibile, secondo lei, operare questo miglioramento? Come giudica la situazione italiana, in merito a questo aspetto?

Io penso che si debba tornare a riconsiderare i territori e il loro valore all’insegna di meno commercio, meno chilometri e meno conservazione dei prodotti. Il futuro sono le biodiversità, non la semplificazione che alcuni vorrebbero, eliminando un attore che è l’uomo che vive in un territorio.


Slogan di Expo 2015 è “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. Ce lo può commentare?

Sarebbe vastissimo da commentare, ma sottende un monito: il rispetto dell’ambiente, il rispetto dell’ordine che permette la vita del nostro Pianeta. Dentro a quest’ordine noi troviamo l’energia per crescere ed evolverci, fuori da quest’ordine c’è la distruzione. Basta prendere come esempio la patologia dell’obesità, che è il simbolo di un disordine alimentare slegato dall’ordine delle stagioni e vissuto con un preciso progetto di appiattimento alimentare. Se scopriamo l’ordine dell’universo mondo, scopriremo come nutrire il pianeta e come dare energia alla vita.


Cosa pensa delle biotecnologie, quale strumento di controllo e innovazione?

Penso che manchino all’appello tante risposte a domande che i consumatori di tutto il mondo si sono fatti e che ci siano troppi lunghi silenzi.

 
Redazione Editrice Le Fonti

 

 




            

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29 Gennaio 2010 ore 19:04:37 - Giuliana Zaglio Ghidini






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