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Intervista a Padre Romano Scalfi, Fondatore del Centro Studi Russia Cristiana

22 Luglio 2009 - Autore: Redazione


Nato a Tione di Trento il 12 ottobre 1923. E’ protojerej mitrato. Dopo l’ordinazione sacerdotale a Trento il 27.6.1948, ha studiato a Roma presso il Pontificio Istituto Orientale dal 1951 al 1956, ricevendo un’ampia ed approfondita formazione sulla Russia e sull’Est Europa. Nel 1954 si è laureato in sociologia presso la Pontificia Università Gregoriana. Nel 1957 ha fondato a Milano il Centro Studi Russia Cristiana, cui ha associato la Rivista “RUSSIA CRISTIANA”, con l’intento di far conoscere la tradizione letteraria, artistica e religiosa della Russia e di dar voce al samizdat (autoeditoria clandestina) facendosi portavoce della difesa dei diritti religiosi ed umani. Negli anni ‘80 la rivista, diretta da padre Scalfi, ha preso il nome di “L’ALTRA EUROPA”. Dal 1991 si chiama “La Nuova Europa” e viene pubblicata anche in lingua russa. Nel maggio 2000 padre Scalfi ha curato il libro I Testimoni dell’Agnello. Martiri per la fede in URSS, un importante martirologio ecumenico, frutto di un lavoro di vari anni di ricerca, in cui ha ordinato una massa di nomi e biografie di martiri del XX secolo (provenienti dagli archivi segreti sovietici). P. Scalfi ha curato personalmente un testo di storia della Chiesa cattolica in russo, per ragazzi.

Nel 2007, Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa Vaticana, a seguito dell’elaborazione del documento congiunto di esperti cattolici e ortodossi, affermò “Si tratta di un primo passo importante, che porta ad un riconoscimento del Papa come il “Primo tra i Patriarchi”. Alla luce della sua esperienza come fondatore di Russia Cristiana e del suo obiettivo di promozione della conoscenza della tradizione spirituale, culturale e liturgica dell’Ortodossia russa in Occidente, ci può commentare tale affermazione?

L’affermazione di Padre Lombardi esprime certamente un principio caro all’unità delle Chiese, che è sempre stato riconosciuto, in un modo o nell’altro, dalla grande tradizione bizantina. Infatti il problema reale non è eliminare il papato, ma conferirgli, secondo l’interpretazione ortodossa, un primato di carità, più che un primato giuridico. Il Papa stesso, si è detto disposto a rivedere le modalità con cui si manifesta il suo primato.
Del resto, riconoscere ciò che il primato rappresenta nell’antica tradizione orientale, è già un passo avanti. Si tratta di partire da questo punto, per continuare il cammino. Personalmente, non sono in grado di prevedere “la data” in cui l’unificazione avverrà. Ma la nostra principale preoccupazione è camminare verso l’unità, maturando un’amicizia e una collaborazione profonde con gli ortodossi.
A questo scopo, non occorre mascherare la propria identità; noi siamo quello che siamo e gli ortodossi sono quello che sono! Ricorderò sempre ciò che un ortodosso mi disse, a Mosca, nel corso di uno dei miei tanti viaggi: quando gli chiesi “Quale presupposto, secondo lei, potrebbe favorire l’unità?”, mi rispose, “Che i cattolici siano sempre più cattolici, e gli ortodossi sempre più ortodossi; preghiamo insieme che il Signore ci unisca e, un giorno, Lui ci congiungerà”. Noi crediamo fermamente a questa possibilità. Per tale motivo non abbiamo la preoccupazione di indossare delle maschere, prima di parlare con loro. Ciò che, realmente, conta, è la cooperazione, sul tema dell’annuncio cristiano.
A Mosca, abbiamo aperto un centro chiamato Biblioteca dello Spirito, centro culturale ed editoriale, nel cui ambito abbiamo in progetto di pubblicare insieme agli ortodossi un centinaio di opere di teologia del XX secolo (la maggioranza delle quali cattoliche), che abbiamo concordemente scelto come le più utili per le facoltà di teologia ortodosse. Questa è una prospettiva per noi molto interessante, poiché consentirà ai seminaristi ortodossi di conoscere la vera teologia cattolica, non quella immaginata, nutrita di vecchi pregiudizi.
Anche nell’ambito culturale andiamo molto d’accordo: l’anno scorso la Biblioteca dello Spirito ha organizzato 172 incontri culturali insieme agli ortodossi. Uno di questi ha visto la partecipazione di monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Diocesi della Madre di Dio a Mosca, il quale ha presentato, insieme a padre Vladimir Shmalij, vicerettore dell’Accademia Teologica di Mosca, l’enciclica Spe Salvi.
Nel corso di tutte queste iniziative non si è mai manifestato alcun disaccordo; del resto, a noi tutti interessa puntare sull’essenziale, che trova compimento nell’annuncio di Cristo. Si tratta di aiutarsi vicendevolmente nell’opera missionaria. Gli ortodossi più aperti lo riconoscono: se una persona, un sacerdote o un vescovo, ha il cuore missionario, l’unione è già fatta! È la passione per Cristo, il vero fondamento! Un Cristo vissuto, ma non comunicato, non è un Cristo cristiano.

In Italia, all’interno della nostra Fondazione, cerchiamo di far conoscere le ricchezze della tradizione bizantina; allo stesso modo, in Russia, intendiamo far conoscere le ricchezze della tradizione cattolica. E questo non per proselitismo, ma per arrivare a una migliore comprensione reciproca. La gente cambia il proprio giudizio sugli altri quando è coinvolta da una vita che si comunica. Il Meeting di Rimini, per esempio, è stato un’ottima occasione per coinvolgere gli amici ortodossi nell’entusiasmo di un’opera comune; se inizialmente erano titubanti, poi si sono innamorati di quello che vedevano!
Oggi, una delle cose più difficili per gli ortodossi è recuperare la tradizione missionaria. Per più di 70 anni, i credenti sono stati obbligati a non parlare; predicare era rischioso, bastava sbagliare una parola per finire in carcere! Se oggi la mentalità è poco missionaria non è per cattiva volontà, ma per mancanza di esperienza. Ciò che non diventa esperienza, non diventa neanche cultura! In questo momento, molti in Russia puntano sulla forza missionaria della Liturgia in quanto tale. Ma se la Liturgia non viene compresa? Genera un vuoto. E oggi sono in tanti a non conoscerla!
Se non esiste un’educazione, ci si fossilizza nell’ignoranza. Per questo occorre collaborare nel formare la gente. Noi, ad esempio, non consideriamo fondamentale la visita del papa a Mosca. Sarebbe una bella cosa, ma se fosse imposta e male accolta, perderebbe ogni significato. Meglio puntare sui principi essenziali. Tuttavia, occorre evidenziare che Benedetto XVI mostra una grandissima stima verso gli ortodossi.
 


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Continua su Family Office n.3 - 2009
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