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Intervista a Jonathan Sierra, Direttore di CDO Jerusalem

23 Novembre 2009 - Autore: Redazione


Jonathan Sierra, 49 anni, è direttore di CdO Jerusalem, ufficio di Compagnia delle Opere in Israele, una realta nata dall’incontro di un piccolo gruppo di ebrei ed arabi, divenuti amici attraverso un lavoro comune.
Sierra, ebreo italiano, si è trasferito da Torino in Israele all’età di diciannove anni. Imprenditore, è contitolare dal 1990 della Icons Ltd., una piccola ma affermata azienda di comunicazione multimediale. Ha tuttavia scelto, negli ultimi anni, di dedicarsi principalmente alla CdO, alla propria docenza presso l’Hadassah College of Technology di Gerusalemme e al volontariato a servizio della collettività italiana in Israele.


Israele è visto come fornitore di innovazione, ICT, nuove tecnologie ed ecotecnologie. Quali sono i vantaggi economici di una cooperazione tra PMI italiane e israeliane?

I vantaggi derivanti dalla collaborazione tra aziende dei due paesi sono sicuramente molteplici e a beneficio di entrambe le parti.
Il giovane Stato di Israele, nonostante le proprie piccole dimensioni e i problemi derivanti dal conflitto in cui è coinvolto, è ogi tra i paesi leader al mondo per ricerca e innovazione. Molta di questa innovazione è “integrativa”. Ovvero: le idee alla base del prodotto o della tecnologia innovativa non sono novità assolute; nuovo invece è il modo di integrare tra loro tecnologie esistenti, rivisitandole in modo innovativo. Questo è il frutto di una forte sensibilità israeliana alla multidisciplinarietà, tratto tipico di un paese che –pur forte di una identità comune, quella ebraica- si è trovato a dover integrare insieme immigrati provenienti da ogni diverso angolo del mondo. In numerosi casi questo tipo di approccio integrativo produce una innovazione “a portata di mano” per un’azienda; ovvero non richiede cambiamenti totali nei cicli di produzione o investimenti smisurati, bensì è possibile attraverso l’inserimento di tecnologie o strumenti già esistenti e disponibili, quindi spesso economicamente più accessibili anche ad una PMI, israeliana o italiana che sia.
I vantaggi derivano però anche dalle caratteristiche dei due paesi, Italia e Israele, due realtà complementari tra loro. Infatti, se da un lato è certamente vera l’eccezionale capacità israeliana nel registrare brevetti, sviluppare prototipi, etc. è altrettanto vero che Israele manca talvolta di adeguate strutture industriali o dell’esperienza produttiva, necessarie a trasformare il brevetto e il prototipo in prodotto definitivo, o replicato in massa. Questa debolezza produttiva è la risultante delle dimensioni ridotte del paese e della impossibilità di un giovane stato a maturare una tradizione artigiana o industrale in poche diecine di anni (lo Stato di Israele nasce infatti solo nel 1948). Questa tradizione e questa capacità produttiva sono invece tra le migliori caratteristiche e qualità italiane. Di qui l’ottima complementarietà tra i due sistemi: innovazione israeliana da un lato, capacità ed esperienza produttiva italiana dall’altro.


Quali settori potrebbero essere maggiormente interessati?

In particolare: medico, farmaceutico, biotecnologico, agricolo, ICT, difesa, energie rinnovabili e acqua.
In ambito di ricerca universitaria vi sono da anni numerose collaborazioni in settori quali il medico, il farmaceutico e in generale le “Life Sciences”. In ambito imprenditoriale, invece, a  misura di PMI, a mio avviso sono oggi molto promettenti i settori legati alle energie rinnovabili. A queste infatti dedichiamo una particolare attenzione nell’ambito del  nostro ufficio di Compagnia delle Opere in Israele.
In Italia c’è oggi una significativa apertura alle fonti di energia “alternativa” e una crescente richiesta in questo senso. Israele propone soluzioni innovative in settori quali il solare, il fotovoltaico, la produzione di energia da biomassa, l’eolico, l’utilizzo di alghe per biofuel. Alcune di queste soluzioni sono a livello di start-up, nelle quali si puo’ anche investire; altre soluzioni sono invece a livello già direttamente commerciabile. L’Italia ha caratteristiche geoclimatiche particolarmente favorevoli alla applicazione di soluzioni di questo genere. Per le aziende italiane operanti in questi settori, è quindi significativo il potenziale derivante dall’adottare soluzioni o prodotti israeliani. Questi infatti presentano spesso affidabilità maggiori di quanto importato dalla Cina o dall’Estremo Oriente. Al contempo, quelle aziende italiane disposte ad innovare non solo inserendo sul mercato soluzioni nuove, bensì anche attraverso l’eventuale sviluppo in joint-venture delle soluzioni stesse, possono trovare nelle aziende o negli istituti di ricerca israeliani dei partner di alta qualita.
In alcuni casi progetti imprenditoriali vengono in prima fase sviluppati come “progetti di ricerca”, con fondi di sostegno pubblici e europei cui anche PMI possono accedere. In questo senso è importante sapere che Israele, nonostante la posizione geografica e statuale, può partecipare come partner a questi progetti alla stessa stregua di un paese europeo, come “compagno di cordata”, come si dice nel gergo di questi progetti. Anzi, gli israeliani, oltre ad essere molto attivi in questo ambito, sono partner piuttosto ricercati.
 

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Continua su Family Office n.4 - 2009
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/abbonamento-family-office-2009-italia-211.html

 
 




            

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