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Intervista a Johannes Guigard, membro della Commissione piccole e medie Imprese dell'Efrag di Bruxelles

30 Luglio 2009 - Autore: Redazione


Dottore Commercialista iscritto all’Albo di Milano, di cui è Consigliere con delega alla Finanza e alla Governance delle società quotate; è rappresentante italiano presso l’EFRAG di Bruxelles, l’ente che si occupa della validazione tecnica dei principi contabili internazionali, dove si occupa delle PMI.
E’ stato Presidente della Company Law Task Force di FEE, l’ente europeo che presiede alla professione contabile, presso la quale ricopre da molti anni il ruolo di delegato agli IFRS, i principi contabili internazionali. E’ anche attivo in numerosi altri enti internazionali e tiene corsi sulla company law e sugli IFRS presso le Università di Milano Bicocca, Mosca e Città del Capo.
Ha iniziato il suo percorso professionale in primarie società, giungendo fino al ruolo di CFO presso una multinazionale, di cui è stato nominato Dirigente a 29 anni. Si occupa in prevalenza di IFRS e di Corporate Governance ed è impegnato nella facilitazione agli investimenti nel territorio della Repubblica Sudafricana, il suo paese di origine, per le imprese italiane.

Sullo sfondo della recente crisi finanziaria, come giudica la situazione delle piccole e medie imprese in Italia e il ruolo specifico del commercialista?

Le piccole e medie imprese hanno subìto gli eventi senza poter dire nulla. La recente crisi finanziaria deriva essenzialmente dai danni provocati da un sistema finanziario come quello americano che si è dimostrato privo di controlli effettivi ed efficaci. Il supporto e il ruolo del dottore commercialista, insieme agli altri attori del sistema, in quanto consulente d’impresa, con la sua sensibilità ai problemi quotidiani della vita delle aziende, ha un a funzione determinante per uscire dalla crisi.
 

La sua nomina come membro della Commissione piccole e medie Imprese dell’Efrag denota un riconoscimento di importanza del nostro tessuto imprenditoriale?
 
Sì, è implicito in questa mia nomina il riconoscimento da parte dell’UE del ruolo trainante del tessuto delle pmi italiane.
L’Efrag nasce a seguito della decisione europea di elaborare e adottare un unico sistema di principi contabili. Il problema di base era capire quali principi adottare: quelli americani o quelli dello IASB di Londra. L’ipotesi alternativa di riscriverli da zero venne scartata e, alla fine, si decise di adottare i principi dello IASB. Ciò significava prendere delle regole scritte da un ente privato e trasformarle in legge dello Stato. Erano quindi necessarie due valutazioni, una di tipo tecnico e una di tipo politico. Per tale ragione vennero costituiti due organismi: l’Efrag, il quale si occupa della valutazione tecnica e l’Arc, preposto alla valutazione politica. “Valutazione tecnica” significa esaminare le norme scritte nei principi contabili e valutare se sono compatibili o meno con il sistema delle Direttive. In caso negativo, l’obiettivo è ricercare una soluzione. L’Efrag è ente tecnico del Private Sector che stabilisce se le regole tecniche promosse dallo IASB costituiscono una base contabile di riferimento adeguata.
A livello europeo sta emergendo la consapevolezza che, mentre le società quotate sono solo 7500 in tutta Europa, e su di esse si è concentrata tutta l’attività normativa, le altre imprese sono svariati milioni, e costituiscono quindi l’elemento trainante dell’intera economia continentale. Ora, a seguito dell’elaborazione di un unico sistema di principi contabili, bisogna occuparsi delle imprese di minori dimensioni. Vi sono aziende piccolissime, piccole e medie. Il problema cruciale è che le imprese non quotate ma grandi e le srl hanno gli stessi obblighi. Una situazione del genere comporta disequilibri. Occorre cambiare le regole e affermare che l’impresa di piccola dimensione, o micro, è tenuta a obblighi molto minori. Oltre a questa, esistono anche l’impresa non grandissima e quella simile a un’azienda quotata. In totale vi sono tre gruppi di imprese oltre alle quotate. Attualmente l’Efrag sta fornendo alla Commissione UE i necessari supporti per definire quali obblighi conservare, nella logica di una decisione politica di semplificare di almeno il 25% gli adempimenti amministrativi per tutte le imprese, e di eliminare quanti più adempimenti possibili per le aziende di minori dimensioni.
 


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Continua su Family Office n.4 - 2009
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