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Intervista a Giorgio Ambrogioni, Presidente Federmanager

14 Luglio 2009 - Autore: Redazione


Giorgio Ambrogioni è nato a Grottaferrata  (Roma), il 21 Luglio 1948. E’ laureato in Scienze Politiche ed è Giornalista pubblicista dal 1996.
In Federmanager dal 1975. E’ Dirigente dall’aprile 1982, come Responsabile “Relazioni Interne” e Condirettore Generale dal 1990. Dal 1993 al 1995 è Vice Presidente operativo della Fondazione IDI-Istituti Dirigenti Italiani. Dal 1995, è Direttore Generale della Progetti manageriali Srl (Società di Edizioni e Servizi riservati alla dirigenza industriale) e Direttore Responsabile di Progetto Manager.
Dal 1996 al 1999, fa parte della Commissione Permanente del CNEL, per lo Sviluppo e la Diffusione della Cultura manageriale. Dal 1997 al 2001 è Consigliere di Banca Manager. Nel 2003, diventa Direttore Generale di Federmanager. Ne diventa Presidente nel 2008. Dal 2005, è anche Consigliere di Amministrazione di Praesidium Spa, la società di brokeraggio assicurativo che Federmanager ha costituito con Aon Spa. 

Lei è Presidente di Federmanager. Alla luce del suo ruolo, come giudica l’evoluzione della figura del manager?
Un giorno, una persona mi ha posto una domanda: “Ma il dirigente d’azienda, è una razza in via di estinzione?”. Alla luce dei licenziamenti in atto e di una contrazione delle nomine, che, da alcuni anni, stiamo registrando, la domanda non era poi, così provocatoria! A mio parere, la razza del dirigente non è in via di estinzione, bensì di profonda mutazione! Molti fattori sono cambiati: le imprese, i contesti organizzativi delle imprese e i mercati. Al giorno d’oggi, ci si confronta con mercati, in cui, il dirigente come lo intendiamo noi, non esiste più. Non vi sono dubbi che questa figura stia notevolmente cambiando; stiamo tornando ad una concezione molto più elitaria del ruolo dirigenziale. Negli anni ’70/’80, la categoria è stata oggetto di un rigonfiamento molto forte. La dirigenza non la si negava a nessuno, pur di trattenere una professionalità specifica ritenuta critica ancorché priva di contenuti manageriali.
Le imprese e noi stessi, siamo portatori di una missione un po’ più elitaria: è dirigente, colui che è gestore di una realtà complessa, portatore di una reale autonomia ed espressione di una vera responsabilità. Oggi più che in passato, il dirigente non deve apparire solo come un mero gestore, ma deve essere anche interprete corretto della realtà, a livello globale. Una figura professionale che riesca ad incarnare sia i valori dell’imprenditore, che i valori di un professionista aziendale che sa guardare lontano, espressione di valori molto forti, quali: la meritocrazia, la responsabilità sociale e l’attenzione ad una crescita complessiva del sistema paese. Non basta più essere dei bravi professionisti, all’interno del confine aziendale. Occorre conciliare le istanze dell’impresa con le istanze della società e condurle a sintesi. Questo è il ruolo di un manager che sappia guardare al futuro; altrimenti si è in presenza di una figura diversa rispetto a quella manageriale.
Noi, come Federmanager, stiamo cercando di adeguarci a questo modo di fare rappresentanza, al fine di essere coerenti con la mutazione in atto. Risulterebbe, infatti, molto strano, che mutasse la categoria e non chi la rappresenta! Chiaramente, ciò è molto facile da dire, molto più difficile da realizzare. Poiché, al nostro interno, convivono ancora profili, culture ed istanze manageriali molto diverse. Vi sono i giovani e i meno giovani, i dirigenti di aziende multinazionali e i dirigenti di aziende padronali. C’è il dirigente in forte carriera e il dirigente senior, il quale, più che opportunità, cerca protezione. Amalgamare queste differenti percezioni non è facile ma, per noi, rappresenta una sfida inevitabile.
 

Sullo sfondo della recente crisi finanziaria, molte piccole e medie imprese italiane sono convinte di poter fare a meno della figura del dirigente. Cosa ne pensa?
E’ vero! In questo momento, troppe piccole e medie imprese credono che il modo più giusto, per abbattere i costi fissi, sia quello di tagliare le risorse che costano di più. Qualche giorno fa, ho parlato con il Presidente di Confapi, che rappresenta piccole e medie imprese, il quale mi ha confermato proprio questo: tanti piccoli e medi imprenditori, risolvono il rapporto di lavoro con il dirigente tornano in officina, a fare quello che facevano 20, 30 anni fa! Il mondo è cambiato.
Oggi, occorre che il piccolo e medio imprenditore possegga una visione strategica e la lungimiranza di comprendere che il futuro della sua impresa, è dato da una sintesi perfetta tra: ruolo imprenditoriale, incentrato su indirizzo e controllo e ruolo manageriale, fatto di capacità gestionale e coinvolgimento. Questa è la sfida! Noi puntiamo all’affermazione di un modello capitalistico più evoluto, in grado di innovare profondamente, i sistemi di Governance; siamo quelli che, più di altri, incarnano il cosiddetto “quarto capitalismo”.
Mediobanca ha fotografato un campione di 4/5mila medie imprese, quelle dove c’è l’imprenditore geniale, che si circonda, però, di una squadra di dirigenti e collabora con loro. Tutti i parametri presi a riferimento da Mediobanca, dicono che queste imprese stanno reggendo, nonostante la crisi; anzi, stanno entrando in nuovi mercati e acquisendo piccole imprese! Tale è il modello capitalistico a cui noi ci ispiriamo: più medie imprese, con più imprenditori lungimiranti e più veri manager. Questo è quello che noi auspichiamo. Tuttavia, occorre aggiungere un’altra cosa: in questi mesi, stiamo assistendo migliaia di colleghi, in procinto di perdere il posto di lavoro. Essi hanno meno di 50 anni, sono giovani, e, elemento che più ci spaventa, sono, prevalentemente, direttori di produzione, direttori della ricerca e innovazione e uomini del marketing strategico; rappresentano, cioè, quelle funzioni aziendali che tutti ritengono fondamentali per la competitività e innovazione! Essi vengono espulsi e, al loro posto, sono assunti tagliatori di teste e uomini della finanza, per fare circolare meglio il capitale. Tutto ciò non ci sembra costituisca una strategia di lungo respiro e una politica lungimirante!


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Continua su Family Office n.3 - 2009
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