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Intervista a Giampiero Guarnerio, consigliere dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed esperti Contabili di Milano

2 Novembre 2009 - Autore: Redazione


Laureato in Economia Aziendale presso l’Università Bocconi di Milano, è oggi consigliere dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano e membro della Commissione di studio di fiscalità nazionale e internazionale .
E’ Revisore contabile, esperto di diritto tributario, con riferimento alle problematiche fiscali internazionali, di contenzioso tributario e due diligence fiscali.
Specialista nell’assistenza fiscale e diritto tributario a società straniere (in particolare tedesche e anglosassoni), è anche consulente per fondi di real estate.


Quale sarà il ruolo specifico del Dottore Commercialista nell’ambito dell’operazione “scudo fiscale”? Quali gli strumenti a sua disposizione?

L’operazione scudo fiscale riguarda le persone fisiche più che le aziende. Pertanto è rivolta alle situazioni personali di cui raramente il professionista è a conoscenza. Il ruolo del dottore commercialista è quindi inizialmente “passivo”, egli interviene su sollecitazione del cliente.
Una volta ricevuta la richiesta, il commercialista assiste il cliente e lo consiglia soprattutto relativamente alle questioni operative, posto che in presenza di attività detenute all’estero e non denunciate altro non si può suggerire che approfittare dell’agevolazione concessa.
Le questioni operative, tuttavia, non sono di semplice soluzione, essendo numerose e complesse le problematiche sottostanti.

Lo scudo fiscale è partito ma a detta di tecnici e commercialisti, vi sono ancora alcuni punti da chiarire. Condivide questa affermazione? Cosa ne pensa?

E’ vero che vi sono aspetti poco chiari, o talvolta situazioni prive di soluzione.
Ad esempio, per alcuni paesi è consentita la scelta tra rimpatrio e regolarizzazione (Unione Europea, paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo), per gli altri l’unica possibilità è rappresentata dal rimpatrio. Tuttavia esistono casi in cui il rimpatrio è impossibile: si pensi ad esempio a un immobile situato in Svizzera. Questa situazione non è sanabile e per di più con le sanzioni aumentate (dal 10 al 50% per anno) è sostanzialmente impossibile procedere a un’ emersione anche volontaria: il rischio è di pagare una sanzione complessiva che supera di diverse volte il valore del bene rimpatriato.

Quale segmento trarrà maggior beneficio dal rimpatrio dei capitali? Ci può offrire un commento in merito?

Trattandosi di situazioni personali, non vi sono “settori” economici che beneficino di più o di meno di questa operazione dal lato dei possibili utilizzatori. Di sicuro è un beneficio per le banche italiane, che presumibilmente avranno in gestione patrimoni aggiuntivi a scapito delle banche estere.

...
Continua nella Guida alla Tutela del Patrimonio 2009
http://www.finanzaediritto.it/guidatutelapatrimonio09.pdf

 




            

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