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Intervista a Giampaolo Abbondio, Proprietario Galleria Pack

16 Ottobre 2009 - Autore: Redazione


Giampaolo Abbondio è nato a Milano, nel luglio 1966.
Il suo primo impiego è nel 1987, come gestore presso Sprind – Società e gestione di Milano.
In seguito ha trascorso un periodo di due anni a Londra, lavorando come broker presso HG Asia – Mercati Asiatici
Dal 1995 ricopre il ruolo di gestore presso Symphonia Sgr a Milano
Ha vinto il premio come miglior performance per la categoria fondi flessibili per un periodo di cinque anni (2003-2008)
Dal 2003 al 2008 ha fatto parte del CdA di Banca Intermobiliare.
Dal 2001 ha fondato Galleria Pack che tuttora gestisce.


Incontriamo oggi Giampaolo Abbondio, Proprietario della Galleria d’arte Pack e, in passato, Responsabile del comparto Azionario Internazionale della Sicav in Symphonia. Lei si è occupato della gestione degli investimenti nei mercati azionari dell’Estremo Oriente e ha perfezionato la sua esperienza a Londra. Alla luce delle sue competenze, in che modo è possibile interpretare lo scenario economico e finanziario presente, sullo sfondo della recente crisi?

Siamo, di sicuro, ad una svolta epocale; abbiamo assistito ad una grande ubriacatura durata quasi trent’anni. Ora questo periodo è terminato e, per poter ripartire in maniera nuova, occorre cambiare gli attori ed i partecipanti. L’oligarchia finanziaria giungerà naturalmente ad un ricambio: tante importanti realtà sono già scomparse, altre ne nasceranno; bisognerà assumere un atteggiamento diverso, per non ricadere nei soliti sbagli. Alla fine, i crolli sono tutti uguali, nonostante cambino i tempi e le persone coinvolte.
Il mondo dell’arte non ha ancora affrontato questo cambiamento di scenario: vi sono persone che acquistano quadri di artisti, che ne hanno prodotti 40mila, 50mila in carriera, per 50milioni di dollari! Con questa somma puoi comprare un paesino nel Midwest, con tutti gli allevamenti intorno! Puoi creare qualcosa di concreto! Vi è un divario tra il valore del denaro ed il suo impiego, un allontanamento dal mondo reale. Personalmente, ho sempre gestito con un approccio da “buon padre di famiglia”, di buon senso, mostrando prudenza quando i grafici iniziavano ad assumere una forma iperbolica.


Quale è il suo pensiero in merito alle politiche di gestione? Quali ritiene siano quelle più efficaci?

Io sono un fautore della gestione attiva. Ritengo si debba saper spiegare in qualsiasi momento, ad un bambino di cinque anni, ciò che si ha nel portafoglio. Il concetto base è capire in cosa si investe e perché; adottando questo atteggiamento, raramente ci si sbaglia.
Le scelte devono essere ben ponderate e fruire di un orizzonte temporale medio-lungo. La Borsa ha lo scopo di preservare il patrimonio, possibilmente facendolo anche crescere e non di speculare. Il tutto accostato all’analisi tecnica, fondamentale indicatore psicologico, che offre il polso del mercato.


Cosa significa, a suo parere, riscoprire l’antico nella gestione finanziaria? E’ possibile valutare le aziende come si faceva in passato?

La mia risposta si richiama a quella precedente. Il concetto basilare è: se non sai ciò che hai comprato, hai sbagliato l’investimento. Condivido il ritorno all’antico, per acquistare cose di cui si conosce il valore. 
Non si può prescindere dai principi fondamentali: l’analisi tecnica deve aiutare ad identificare situazioni di sottovalutazione o ipervalutazione.


Come giudica i gestori di fondi di investimento italiani, rispetto a quelli stranieri?

Sono tutti molto bravi. In tanti anni, ho conosciuto gestori sia stranieri che italiani. I nostri non hanno nulla da invidiare agli stranieri e viceversa. Ormai il mercato è internazionale.
L’industria dei fondi in Italia è nata nel 1984, esiste da venticinque anni. Mio padre, quando iniziò, era l’unico a provenire dalla Borsa, con un po’ di esperienza e metodo, gli altri erano tutti funzionari di banca, estranei a quel settore. Adesso sono tutti preparatissimi, anche fin troppo!


Si parla tanto di finanza etica, ma l’etica non radicata si trasforma in moralismo e sentimentalismo. Cosa ne pensa? E’ possibile affrontare la finanza attraverso un approccio umano, antropologico?

A mio parere, la finanza etica non può esistere poiché gli attori non sono etici. Se io voglio agire in modo etico, avrò comunque a che fare con gente che non lo è! La finanza etica è una presunzione, data la complessità del mondo economico. I latini affermavano “pecunia non olet”, unica verità, per ciò che riguarda la finanza. L’utilizzo dei profitti può avere carattere etico, ma pensare di essere etici è una pia illusione!


Lo scudo fiscale può offrire un contributo in questa fase di crisi? Qual’é il suo giudizio in merito?

Ritengo che lo scudo rappresenti l’unica salvezza di questo paese. L’arrivo di denari freschi gioverebbe molto. C’è un grande bisogno di sanare la situazione: molte attività stanno chiudendo e altrettante famiglie stanno perdendo il sostentamento, in mancanza di ulteriori risorse disponibili.


Come reputa il panorama dell’arte a Milano, e, più in generale, in Italia? Milano è ancora un valido centro culturale?

Milano dispone di molte delle gallerie più interessanti d’Italia.
Tuttavia, i collezionisti italiani, in generale, prendono molto spesso “delle sbandate” per ciò che è estero e si dimenticano che il nostro paese, nel campo dell’arte contemporanea, possiede delle radici alquanto apprezzabili. Nella mia galleria, metà degli artisti sono italiani; ve ne sono alcune che non ne hanno neanche uno!


Lei è proprietario della Galleria Pack, galleria d’arte fondata nel 2001, con l’intento di promuovere artisti emergenti e maggiormente affermati, nell’ambito dell’arte contemporanea. Come è nata l’idea della sua creazione e quali sono i progetti futuri?

Tempo fa, ho incontrato una persona che mi ha raccontato di un artista, Alighiero Boetti, il quale mi ha affascinato moltissimo e mi ha spinto ad interessarmi e appassionarmi a questo settore. Successivamente, “per presunzione o incoscienza”, ho deciso di aprire questa galleria e ne ho fatto la mia attività principale.
Per quanto riguarda l’ambito degli investimenti in arte, ritengo che essi siano, il più delle volte, fallimentari. Non è possibile “cartolarizzare” un’opera. In passato, si sono costruiti grandi patrimoni in arte, ma i loro fautori non pensavano al guadagno che ne avrebbero avuto. Essi capivano cosa stavano comprando;  acquistavano un’opera per il suo significato. 
Quanto ai progetti, ne cito, innanzitutto, uno monumentale, ovvero organizzare la mostra a Peter Greenaway, il regista. Essa si svolgerĂ  ad aprile nella mia galleria e comprenderĂ  una serie di installazioni, video e dipinti.
Proseguirò poi nella promozione dei giovani, con almeno cinque/sette anni di curriculum alle spalle.
 




            

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