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Intervista a Bruno Zanaboni, Segretario generale AIPB

9 Novembre 2009 - Autore: Redazione


Laureato in Economia, ha scritto alcune pubblicazioni sulle obbligazioni nei Quaderni AIAF, di cui è socio dal 1983.
Il suo percorso professionale si è sviluppato nell’area finanza, dove, in sei diversi istituti di credito, - tra cui IBI, Banco Ambrosiano, Banco Lariano, Banca Popolare Commercio e Industria e Deutsche Bank, - ha maturato esperienze di tipo operativo, organizzativo e gestionale oltre che la responsabilità di progetti innovativi in qualità di capo servizio. Come consulente bancario, ha realizzato numerosi progetti finalizzati alla completa riorganizzazione del Servizio Titoli nonché progetti di marketing finanziario con il focus su prodotti e clientela.
Dal 1983 si occupa di progettazione di corsi di formazione e di docenza. In ASAM guida la Divisione Finanza Innovativa, coordinando le attività di ricerca e i progetti ad hoc, la formazione manageriale e la convegnistica. 
 

Incontriamo oggi Bruno Zanaboni, Segretario generale Aipb. Quali saranno, a suo parere, gli effetti collaterali più rilevanti per l’industria del private banking, nel caso in cui lo scudo avrà successo?

L’ammontare della ricchezza private italiana servita da strutture specializzate è cresciuta negli ultimi tre anni di quasi 10 punti percentuali rispetto a quella potenziale passando da 298,280 a 349,930 miliardi. Se le stime che si leggono sui giornali (tra gli 80 e i 120 miliardi) dovessero essere in qualche modo confermate, rappresenterebbero un aumento molto importante del valore delle masse gestite dal Private Banking. Molto dipenderà però dal supporto tecnico e dalle offerte che le singole strutture sapranno assicurare ai vecchi e ai nuovi clienti.


Il settore private banking si sta preparando allo scudo fiscale con divisioni ad hoc di esperti legali e fiscali, nella risoluzione dei casi più complessi. Pensa che la sola consulenza finanziaria ormai non soddisfa più la clientela più sofisticata?

Il processo di analisi di tutte le attività detenute all’estero può esser anche molto complesso;.
Per esempio l’individuazione della modalità più opportuna di rimpatrio o regolarizzazione delle attività (es. rimpatrio verso regolarizzazione in paese Ue, utilizzo di conto segretato o meno) implica una buona conoscenza delle diverse opportunità sia dal punto di vista legale che fiscale e finanziario; l’eventuale monetizzazione di asset illiquidi o non trasferibili merita una analisi preventiva dei costi messi a paragone con l’impatto fiscale futuro, successivo all’applicazione dell’aliquota prevista dall’emendamento.
Da questi esempi si deduce che durante questo processo, a volte di complessa attuazione, è necessario essere assistiti da un network di specialisti (tra cui il private banker di fiducia, assieme al fiscalista o commercialista di riferimento) che siano in grado di offrire una consulenza qualificata sui differenti ambiti e che dispongano delle informazioni necessarie per poter prendere le decisioni relative ai futuri impieghi dei patrimoni scudati.
 

...
Continua nella Guida alla Tutela del Patrimonio 2009
http://www.finanzaediritto.it/guidatutelapatrimonio09.pdf

 




            

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