31 Luglio 2009
Autore: Redazione
Bernhard Scholz, 51 anni, sposato con 3 figli, è consulente di direzione e responsabile dal 2003 della Scuola d’Impresa della Fondazione per la Sussidiarietà, rivolta in particolar modo alle piccole e medie aziende. Dal 2006 coordina tutte le attività di formazione e di alta formazione della stessa Fondazione. Queste attività gli hanno permesso di incontrare negli ultimi anni i responsabili delle sedi locali della Compagnia delle Opere e centinaia di soci che hanno partecipato ai diversi seminari da lui svolti.
Bernhard Scholz è nato a Müllheim in Germania. Dopo la maturità classica presso il liceo umanistico di Einsiedeln (Svizzera) studia Scienze Politiche e Storia Moderna presso le Università di Münster e Freiburg in Br. Si laurea con una tesi su “Il processo di razionalizzazione in Max Weber”. Ha poi lavorato come giornalista professionista e ha curato l’ufficio stampa dell’arcidiocesi di Freiburg in Br. Al contempo ha approfondito temi legati alle pubbliche relazioni, alla comunicazione interna e alla cultura organizzativa. Alla fine degli anni novanta si dedica specificatamente alla consulenza e alla formazione manageriale e ha cominciato poi a lavorare con una società di consulenza con sede a Milano per imprese multinazionali e piccole-medie imprese in Italia e all’estero.
CDO è un'associazione imprenditoriale non lucrativa nata nel 1986, che intende promuovere lo spirito di mutua collaborazione e assistenza tra i soci per una migliore valorizzazione delle risorse umane ed economiche nell’ambito di ogni attività esercitata sottoforma di impresa, sia profit che non profit. Obiettivo della Associazione è la valorizzazione della creatività del singolo, facilitando la nascita di strumenti che assicurino la vita e lo sviluppo delle imprese associate.
CDO è presente in Italia con 41 sedi e all’estero con 14. Ad oggi sono associate a Compagnia delle Opere oltre 34.000 imprese, la maggioranza delle quali sono piccole e medie aziende che rappresentano circa 500.000 persone tra addetti e collaboratori.
Rivolgendosi all’assemblea, subito dopo la nomina a Presidente il 4 aprile 2008, Scholz ha dichiarato:
«CDO si sviluppa come sostegno reciproco nella creazione di opere che vogliono mettere al centro il bene della persona, rafforzare la libertà, favorire la responsabilità e contribuire al bene comune. In questa tensione ideale sta la valenza sociale e la dignità culturale della CDO.
Cercherò di impegnarmi perché gli associati possano trovare nella CDO un sostegno reale per il loro lavoro. Vorrei dedicarmi in modo particolare all’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e alla formazione professionale e manageriale in ambito profit e non profit. Desidero inoltre favorire nuove forme di collaborazione tra associati per affrontare le sfide di un mercato sempre più complesso.
Tutte le nostre attività e i nostri tentativi saranno tanto più significativi e creativi quanto più si orienteranno all’ideale per il quale CDO è nata: un’esperienza cristiana che diventa possibilità di umanità per tutti».
“Un criterio ideale, un’amicizia operativa” riassume in un certo qual modo il principio di sussidiarietà. Quali altri principi e valori ispirano l’operare quotidiano della Compagnia delle Opere?
La sussidiarietà nasce di per sé da un’impostazione antropologica al centro della quale ci sono la persona e la sua libertà. Sostenere chiunque nel desiderio di essere realmente protagonista della propria vita, così come della propria impresa, è quanto sta più a cuore alla Compagnia delle Opere che riassume la propria filosofia nel concetto dell’amicizia operativa. Tutti necessitiamo di una reciprocità, di un sostegno, di uno scambio di informazioni e di esperienze: tanto più la persona è inserita in un tessuto sociale vero ed aperto, tanto più potrà esercitare la propria libertà, esprimendosi così più liberamente possibile nell’ambito delle circostanze date.
Il principio di libertà è strettamente correlato a quello di solidarietà: a tutti può capitare di avere delle difficoltà, di trovarsi a far fronte a problemi, ancora più ardui da superare se affrontati solo con le proprie forze. Ed è qui che la solidarietà entra in gioco.
Libertà e solidarietà sono pertanto i due pilastri che, nelle maglie del tessuto sociale, danno origine al principio di Sussidiarietà.
La sua recente carica di Presidente della Compagnia delle Opere la rende parte di un’avventura umana piena di sfide…
In questo anno di presidenza ho potuto vedere quanta umanità ci fosse nelle nostre imprese, ho conosciuto un sorprendente approccio nell’affrontare la crisi, tenendo testa a gravi problemi senza lasciarsi schiacciare.
Ho avuto modo di partecipare a incontri dove imprenditori hanno rilasciato pubblica testimonianza della loro vita imprenditoriale, tanto da generare due importanti conseguenze.
La prima: essi stessi sono diventati più coscienti e consapevoli della propria ricchezza umana e di un’esperienza che permette di vivere con serenità anche in condizioni sfavorevoli.
La seconda: il pubblico ha conosciuto persone interessanti, testimoni veri di una vita sociale e imprenditoriale.
E’ la modalità con la quale abbiamo vissuto e viviamo questo momento drammatico di crisi che ha fatto riscoprire ancora di più ciò che la Compagnia delle Opere è effettivamente. Per noi un criterio ideale non è un criterio astratto, ma qualcosa che ha riscontro nel vivere quotidiano; e mettere al centro la persona, con tutti i suoi desideri di vita, felicità, creatività e impegno, ha generato un effetto molto interessante, vale a dire considerare la fatica per ciò che realmente è: non un ostacolo, come spesso si pensa, alla maturazione umana, ma un fattore che piuttosto la favorisce, dando reale soddisfazione a chi la prova.
“Il tuo lavoro è un’opera” è stato il titolo dell’Assemblea Generale di Compagnia delle Opere: ci spiega con parole sue il significato di questa frase?
Avevamo messo a punto questo slogan già prima che precipitasse la crisi, rendendoci conto che, normalmente, il lavoro viene vissuto come un pedaggio da pagare, come un obbligo, quasi come una condanna, oppure, all’opposto, come un’esaltazione. Vivere il lavoro come una dipendenza fino a quando va bene, per poi cadere nel baratro della depressione quando va male, è dannoso tanto quanto viverlo come una condanna, perché, in ogni caso, manca il giusto equilibrio di fondo. Ne consegue che chi vive in questo stato d’animo non ha più nemmeno una reale concezione del tempo libero, come momento di ri-creazione, diventando succube del successo e rincorrendolo perennemente fino a farsi condizionare in senso negativo da un eventuale insuccesso.
Ma che il lavoro sia un’espressione della persona attraverso la quale questa crea, anche nel piccolo o nel piccolissimo, una parte di mondo migliore, più abitabile e più vicino alle esperienze dell’uomo, non è un punto di vista abituale.
In questa direzione abbiamo potuto indicare, ancor prima che la crisi avesse inizio, i veri nodi del problema: in particolare una concezione secondo cui si può creare ricchezza senza lavoro. Adesso occorre tornare alle origini, riconsiderando il lavoro come un’espressione degna dell’uomo in tutte le sue accezioni.
...
Continua su Family Office n.3 - 2009
http://www.finanzaediritto.it/prodotti/abbonamento-family-office-2009-italia-211.html
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