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IL MESSICO AD UNA SVOLTA POSITIVA? L'interrogativo di Kenneth Rogoff, Professore di economia e politiche pubbliche all'Università di Harvard

11 Marzo 2013 - Autore: Redazione


MEXICO CITY – Per farsi un’idea della visione che l’americano medio ha del rapporto tra gli Stati Uniti e il Messico, basta guardare la serie televisiva “Breaking Bad”, acclamata dalla critica. Ambientata a Albuquerque, Nuovo Mexico, a poche centinaia di chilometri dal confine, la serie racconta l’ascesa e la caduta di Walter White, un professore di chimica che insegna in un liceo e che diventa un grosso mercante di metamfetamine.

La maggior parte dei personaggi del versante americano della frontiera sono ritratti con simpatia e profondità. Passo dopo passo, la discesa del protagonista principale agli inferi della droga si sviluppa con tale attenzione che ogni singola decisione da lui presa lungo il percorso sembra quasi ragionevole.

Purtroppo, l’altro lato del confine riceve un trattamento più superficiale. In una scena, due sicari messicani massacrano spietatamente una dozzina di connazionali innocenti, perché potenziali testimoni alla frontiera. In un altro episodio, si vedono alcuni membri della Polizia Federale Messicana aggredire un signore della droga nella sua azienda, con il sottinteso che i poliziotti stanno semplicemente eseguendo gli ordini di uno spacciatore rivale.

“Breaking Bad” è un programma televisivo brillante, ma è deplorevole che un numero tanto elevato di americani abbia solo questa prospettiva della questione. In alcune delle sue regioni, il Messico vive profondi problemi di sicurezza, ma è anche un paese che potrebbe trovarsi proprio alla soglia di una grande trasformazione politica ed economica. In effetti, da un paio d’anni a questa parte, i tassi di crescita del PIL messicano sono stati quasi in cima alle classifiche dell’OCSE, e recentemente al di sopra di quelli del Brasile.

Piuttosto che continuare a combattersi (come negli Stati Uniti), dopo roventi elezioni presidenziali, i maggiori partiti politici messicani sembrano pronti a collaborare su una serie di riforme strutturali fondamentali che potrebbero sostenere la crescita economica nei decenni a venire. Il programma prevede un ampliamento della base imponibile per una riduzione della dipendenza dal petrolio, un’iniziativa volta ad aumentare la concorrenza nel settore dei media e delle telecomunicazioni, e una modifica costituzionale che permetterà alla compagnia petrolifera Pemex di proprietà statale di entrare in joint venture con le imprese estere.

Questa ultima riforma è fondamentale, perché gran parte della geologia del Messico è molto simile a quella delle aree sud-occidentali degli Stati Uniti. In linea di principio, l’economia del Messico dovrebbe beneficiare della stessa rivoluzione da gas metano che in questo momento fornisce una spinta enorme agli Stati Uniti, dove i prezzi del gas naturale sono oggi meno di un quarto rispetto a quanto viene pagato dagli europei.

Il Messico gode già di un boom produttivo che gli ha permesso di aumentare le esportazioni verso gli Stati Uniti, dopo di una lunga fase secolare di declino. Con l’ impennata dei salari cinesi e l’aumento dei prezzi del petrolio che rialzano i costi di trasporto, la produzione messicana appare improvvisamente molto più attraente, anche se si tiene conto dei problemi legati alla sicurezza.

Naturalmente, alcune questioni potrebbero andare nel verso sbagliato. In primo luogo, l’élite politica potrebbe improvvisamente girare le spalle alle riforme strutturali di vitale importanza, e l’ottimismo attuale della comunità imprenditoriale messicana potrebbe crollare. Non sarebbe la prima volta.

Vi è inoltre il rischio che gli investitori stranieri, che già cominciano ad apprezzare il Messico, potrebbero finire con l’amarlo un po’ troppo. Un enorme afflusso di capitali potrebbe portare ad un significativo aumento del tasso di cambio del peso, provocando un rialzo del costo del lavoro messicano, attualmente molto interessante. Oppure gli Stati Uniti potrebbero scivolare in una fase recessiva (anche se oggi una crescita modesta è certamente lo scenario più probabile).

Poi c’è la questione della sicurezza, che in molte parti del Messico rappresenta una tassa enorme per le imprese. Per esempio, un importante risultato dell’amministrazione dell'ex presidente Felipe Calderón è stato quello di portare a termine un’autostrada di 140 chilometri che collega la città interna di Durango ed il porto del Pacifico di Mazatlán. Attraversando un territorio molto accidentato, con 200 gallerie e ponti, l’autostrada promette di ridurre il tempo di transito di tre o quattro ore. Fatta eccezione per il clima, dà la sensazione di essere in Svizzera.

Ma è sorta la preoccupazione, in particolare negli Stati Uniti, che la nuova strada possa servire come via di contrabbando della droga e delle armi, tanto che le forze armate si sentono in dovere di istituire posti di blocco. Purtroppo, dai primi dati raccolti risulta che queste precauzioni potrebbero, in ultima analisi, rallentare il traffico di circa la stessa quantità di tempo che il progetto aveva lo scopo di accelerare!

I leader messicani riconoscono i problemi interni al paese, ma ne attribuiscono tre agli Stati Uniti. In primo luogo, negli Stati Uniti si genera l’enorme domanda di droghe illecite che sostiene nel suo complesso la mafia latino americana, proprio come, nel 1920, l’esperimento americano con il proibizionismo degli alcolici produsse l’ascesa di gangster come Al Capone. Nessuno conosce con precisione i profitti annuali dei cartelli della droga messicani, ma di certo ammontano a miliardi di dollari.

In secondo luogo, l’America, con i suoi regolamenti incredibilmente permissivi sull’acquisto di armi da fuoco, funge da vero e proprio deposito di armi per i ricchi signori della droga messicani. Certo, si potrebbe forse acquisire armi simili altrove, ma non è detto in modo altrettanto economico e conveniente.

Infine, gli Stati Uniti potrebbero fare di più per ridurre il riciclaggio di denaro. Un passo semplice sarebbe quello di limitare la circolazione dei biglietti da 100 dollari, di solito impiegati nell’economia sommersa.

Molti problemi che caratterizzano il complesso rapporto USA - Messico miglioreranno se il Messico sarà in grado di sostenere una rapida crescita economica. Potrebbe invertirsi la migrazione verso gli Stati Uniti, che si è già andata assottigliando. Se le condizioni a sud del confine iniziano a svoltare positivamente, gli Stati Uniti possono beneficiarne tanto quanto il Messico.

 

 

©Project Syndicate




            

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