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ENRICO LETTA parla della Finanziaria 2008 - 31 gennaio 2008

1 Gennaio 2007 - Autore: Redazione


Intervista ad ENRICO LETTA

 

Di Aldo Fabio Venditto (redazione http://www.finanzaediritto.it/)

Anticipando un giudizio sulla manovra di bilancio, qualche tempo fa preannunciò “cento buone notizie per gli italiani”. Le conferma?

Non solo le confermo, ma le rivendico. Credo che nei tre provvedimenti approvati alla fine dello scorso anno sia possibile trovare tanti buoni interventi nella direzione intrapresa fin dall’inizio dal governo. Basti pensare agli interventi sul welfare che ora, con la ripresa di una nuova fase concertativa sui salari, saranno ulteriormente sviluppati.

“Una Finanziaria che riguarderà i temi sociali, le imprese e lo sviluppo, la ricerca e l´innovazione”. Ingredienti: economia per il pd, sociale per la sinistra, energie alternative per i verdi. Questa manovra è dettata dagli equilibri di Governo?.

È una manovra che risponde ai bisogni della società italiana con interventi ad hoc per rilanciare l’economia, un sostegno alle fasce più deboli ma anche con l’attenzione all’energia, in particolare a quella alternativa, che in un momento congiunturale come questo non è, né potrebbe essere, solo una richiesta di una particolare forza politica.

La sensazione globale racconta di tanti piccoli interventi che non incidono sugli equilibri del sistema Italia. E´ già accaduto con le liberalizzazioni. E´ una politica quella dei piccoli passi o ci sono difficoltà strutturate? Se sì, quali? Il pd le risolverà?

Non mi sembra corretto parlare di piccoli passi. Le liberalizzazioni – le cosiddette prime due «lenzuolate» – hanno già cominciato a incidere, e lo faranno ancora di più nel futuro prossimo, sugli equilibri del nostro sistema. Pensiamo alla ritrovata attenzione, non solo mediatica, per le esigenze e le richieste del cittadino-consumatore. In tal senso, l’azione del ministro Bersani mi sembra non solo meritoria, ma in qualche modo anche rivoluzionaria per un Paese nel quale, praticamente da secoli, dominano vecchie e nuove corporazioni, un Paese bloccato e ripiegato su sé stesso. Abbiamo dato la scossa e sono certo che, in particolare dopo l’approvazione del terzo pacchetto di liberalizzazioni, i cittadini coglieranno la portata profondamente innovatrice di questa nostra politica. Più in generale, le difficoltà che incontriamo sono le stesse con cui deve fare i conti chi si trova a governare un sistema complesso come il nostro. Eppure, i risultati ci sono. Mi riferisco al grande lavoro di concertazione fatto intorno al protocollo sul welfare e al rilievo di questo accordo.

La manovra cerca di coniugare Impresa e Lavoro dipendente: da una parte la riduzione del costo del lavoro per le imprese, dall´altra la stabilizzazione dei precari nel pubblico impiego. E´ davvero così difficile tutt´oggi trovare un punto di sintesi tra necessità aziendali e diritti dei lavoratori?

È difficile, ma possibile. L’enorme lavoro di concertazione che abbiamo fatto in questo primo scorcio di legislatura conferma che la strada del dialogo, del confronto anche duro, è l’unica percorribile per giungere a risultati concreti. Lo ripeto: il protocollo sul welfare ha rappresentato un grande risultato ed è stato firmato da tutte le parti sociali: dai sindacati come da Confindustria. Questo è lo spirito adatto dal quale dobbiamo partire. Impresa e lavoro dipendente possono, infatti, non solo coniugarsi, ma addirittura unire in qualche modo gli intenti per un grande patto comune. Potremo sciogliere il nodo, cruciale, tra salari e produttività solo partendo da obiettivi comuni e finalizzati all’interesse generale.

I sindacati paiono “spinti” dalla storica fiducia ideologica verso questo governo, ma le proteste e le posizioni espresse negli ultimi mesi, ai vari tavoli, ne denotano in realtà una forte divergenza di vedute. Concorda? Quali sono i nodi da sciogliere?

 

In primo luogo, per quel che riguarda governo e parti sociali, quello dei salari che devono essere legati maggiormente alla produttività. A questo scopo abbiamo avviato contatti informali con i sindacati che proseguiranno per tutto il mese con tutte le associazioni datoriali. L’obiettivo è quello di aprire, nelle prossime settimane, un tavolo ad hoc sui salari che consenta di realizzare per quest’anno la più grande detassazione mai avvenuta. Al centro del dibattito e delle decisioni sono state messe due parole: produttività e salari. Oggi, dobbiamo concentrare l’attenzione sui salari, in particolare sul lavoro dipendente. E’ infatti giunto il momento di stimolare la nostra economia intervenendo su due dei nodi che finora non sono stati ancora sciolti: la bassa produttività del nostro sistema e una cattiva distribuzione del reddito.

Governo e sindacato. Molti giovani laureati hanno lavori a progetto, vincolati al raggiungimento di un obiettivo. Arriveremo mai ai contratti costruiti sui risultati effettivi, con indicatori di merito, anche nel pubblico impiego? Ci state lavorando? E´ una priorità?

Il governo può avere voce in capitolo, in questa materia, solo in quanto datore di lavoro dei dipendenti pubblici perché il resto è affidato alla normale dialettica tra imprese e sindacato che dovranno nei prossimi mesi affrontare il tema della riforma del modello contrattuale. In tema di merito qualcosa è già stato introdotto nel protocollo sul welfare e soprattutto nella riforma del contratto del pubblico impiego. Quello che però, a mio avviso, dovrebbe cambiare in Italia è la mentalità, visto che la nostra società continua ad andare avanti con la logica della cooptazione. Una logica che taglia le gambe alle idee nuove, alle nuove iniziative, ai talenti, giovani e meno giovani. C’è necessità invece di innovazione e di qualità, due ingredienti importanti su cui si giocano le occasioni di rilancio del nostro sistema produttivo. Qualità dei prodotti, efficienza dei processi organizzativi, selettività degli investimenti: questi i fattori su cui è prioritario insistere.

Capitolo debiti. Spesa pubblica in aumento. Tasse che negli ultimi anni salgono per cercare di ridurre il debito pubblico. Il Governo ha stabilito una serie di misure volte a favorire l´acquisto di beni durevoli: non è un controsenso defiscalizzare gli acquisti di beni di consumo  in un momento in cui si registra un calo notevole del potere d´acquisto del consumatore medio?

Per la prima volta dopo anni la dinamica della spesa pubblica, che nel 2006 era letteralmente fuori controllo, è stata nuovamente imbrigliata. Le spese improduttive, gli sprechi e l’inefficienza si sono pian piano ridotti anche se siamo solo all’inizio e c’è necessità di una riqualificazione più generale. Sul fronte delle tasse siamo intervenuti a tutela dei ceti più deboli e degli incapienti da un lato e abbiamo iniziato a raccogliere i primi frutti della lotta all’evasione e all’elusione fiscale dall’altro. Per tutelare e sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e delle famiglie, in un quadro di economia competitiva, credo sia importante però intervenire su più fronti e quello fiscale è solamente uno dei tanti.

Giudizi duri. Entrambe le agenzie di controllo non abbasseranno il loro giudizio sul debito pubblico italiano e si dicono insoddisfatte delle misure fiscali per il 2008. Secondo Moody’s mancano interventi proprio strutturali.

Non direi visto che appena la scorsa settimana a fronte di un deficit-Pil che nei primi sette mesi dello scorso anno è sceso all’1,3% e un avanzo primario consistente che supera il 3% del Pil proprio Moody’s ha parlato di progressi impressionanti dell’Italia nel risanamento. Anche l’Unione europea sta riconoscendo al governo Prodi i grandi sforzi compiuti nella direzione di una riduzione del debito e del deficit. Credo che abbiamo intrapreso la giusta strada per risanare completamente i conti pubblici italiani e ora dobbiamo pensare a dare nuovo slancio alla nostra economia. Il rialzo del rating da parte delle diverse agenzie internazionali non tarderà ad arrivare.

Ha ragione Padoa Schioppa. L´Italia è timida, non è ambiziosa?

L’Italia, più che timida, mi sembra in qualche modo titubante. È come se avessimo smarrito nel corso degli anni la voglia di competere, di metterci in discussione, di investire sulle nostre potenzialità. Parlo al plurale con ragion di causa. Ad essere titubante è il sistema Paese nel suo complesso: la società e la sua classe dirigente. Dobbiamo ritrovare il coraggio di osare. La politica in questo può fare molto, a patto che essa stessa accetti finalmente di ammettere le sue ingessature, la sua autoreferenzialità, la sua scarsa capacità di stare dietro all’evoluzione della società. Serve, in tal senso, un presa di coscienza collettiva. Che ruoti intorno a poche, ma chiarissime, scelte chiave: no alla cooptazione e sì al merito. No a chiusure monopolistiche e corporative, sì alla concorrenza; no al privilegi e sì a una più equa ripartizione delle risorse.

Tante buone notizie per le famiglie, un primo passo verso la riduzione dei costi della politica, sgravi ed opportunità, welfare, piano per la casa e qualche treno in più. Si poteva fare di meglio o è soddisfatto?

Si può sempre fare di meglio, in assoluto. Tuttavia, nelle condizioni date – mi riferisco naturalmente all’esigenza ineludibile di conferire continuità all’azione di risanamento dei conti pubblici –  sono più che soddisfatto. È una buona manovra, lo ribadisco. Gli interventi per la casa e quelli per le fasce deboli della popolazione danno il segno della nostra identità, del nostro orientamento a favore di una più equa ripartizione delle risorse. Allo stesso modo gli sgravi per le imprese, gli interventi in materia di energie rinnovabili, come pure la ridefinizione dell’intero sistema di programmazione dello sviluppo nel Mezzogiorno, testimoniano l’intento riformista del governo. Il tempo e soprattutto i risultati ci daranno ragione.

 

 




            

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