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'CON LA RIFORMA FORNERO LICENZIARE SARA' PIU' FACILE, MA SOLO SE NECESSARIO'. L'intervista a Michele Bignami, Coordinatore del Dipartimento di Diritto del Lavoro di NCTM Studio Legale Associato

9 Ottobre 2012 - Autore: Redazione


Prosegue lo speciale di FinanzaeDiritto.it sulla Riforma Fornero del mercato del lavoro. Per sfatare alcuni luoghi comuni e allarmanti previsioni (in particolare sul ricorso più massiccio ai licenziamenti) e per comprendere le conseguenze che stanno seguendo all’introduzione della norma abbiamo intervistato Michele Bignami, Coordinatore del Dipartimento di Diritto del Lavoro di NCTM Studio legale associato.

 

Avvocato Bignami, qual è il suo giudizio sulla Riforma del mercato del lavoro?

Il giudizio deve essere moderatamente positivo. La riforma avrebbe potuto incidere in maniera maggiore. in ogni caso gli aspetti positivi sono quelli legati alle dinamiche di licenziamento individuale che rappresentano un passo in avanti poiché producono tre o quattro scenari differenti rispetto al passato. Forse si poteva fare qualcosa di più coraggioso, ma occorre ricordare che il testo è frutto di un compromesso partito dalla lettera del Presidente della Bce Mario Draghi. Altra positività è l’aver reso un po’ meno ingessate le formalità per i licenziamenti collettivi. Oggi vengono dati dei margini in più per rimediare ad eventuali irregolarità formali sulla procedura.

E tra le criticità?

Un punto critico è quello sulla manifesta insussistenza dei motivi economici che lascia troppa discrezionalità ai giudici. Quando fu richiesta questa formulazione emergevano due spinte contrastanti: da un lato i datori di lavoro che vorrebbero limitare ad ipotesi macroscopiche la manifesta insussistenza in modo che il giudice possa appurarla prima ancora di sentire le parti o i testi, e chi vorrebbe invece arrivare a un giudizio di manifesta insussistenza solo alla fine del processo. Il che sarebbe una contraddizione in termini. Temo in ogni caso che prima di un paio di anni andremo avanti per tentativi ed errori. La nostra clientela è costituita per lo più da imprese multinazionali e non è facile far comprendere loro che questa riforma rappresenta davvero un passo in avanti per la realtà italiana. È infine una legge scritta male dove sono inseriti continui rimandi ad altre normative con l’esito di inevitabili mancanze.

Ma è vero che con questa riforma licenziare sarà più facile?

Il mercato del lavoro non si cambia rendendo più facili i licenziamenti. Ora è vero, è più facile licenziare ma con costi più alti (con indennità che vanno tra i 12 e i 24 mesi) quindi con un forte elemento deterrente. Ma almeno il tabu dell’articolo 18 è stato scalfito. Non è vero che perche è più facile licenziare tutti decidono di far uso del licenziamento: vi si ricorre se si ha la necessità.
Questo per smitizzare la grossa paura dei sindacati.

E tra le altre conseguenze legate ai licenziamenti?

Ci sarà di sicuro quella dello scoppio di casi di presunta discriminazione poiché resta l’unico modo, con la manifesta insussistenza, per ottenere la reintegra. Occorrerà dunque adeguarsi ad altri Paesi in cui la discrimination law rappresenta una branca del diritto del lavoro. Poi sarà come il mobbing diventato di moda per un periodo ma adesso preso meno in considerazione. I procedimenti disponibili sono solo per chi impugna il licenziamento e non per altre richieste (ad esempio la contestazione di un mobbing), dunque può darsi che venga usato meno di quanto ci si aspetti. Inoltre l’attuale situazione prevede già un aumento di litigation sul lavoro poiché anche i datori non hanno soldi da stanziare per le transazioni e quindi si procede con il contenzioso.


Sul fronte delle dimissioni?

A mio parere – e non solo mio – la normativa sulle dimissioni è assolutamente negativa. È concepita in maniera davvero cervellotica. Ad esempio, se si va in un altro posto di lavoro e ci si rende conto che non è la realtà che ci si auspicava, se non è scaduto il termine di convalida, si può pretendere di tornare al vecchio posto. Non nego che ci siano aziende che utilizzino le dimissioni in bianco, ma sono casi limitati. Invece con questa normativa per regolare l’eccezione, si punisce la regola. E questo avrà un impatto notevole su tutte le risoluzioni consensuali.

Altro snodo cruciale è stato quello di disincentivare quegli istituti spesso oggetto di un utilizzo scorretto da parte dei datori di lavoro. Qual è il suo parere?

Sugli istituti in entrata il mercato non è contento perché voleva più flessibilità.
Al momento sospendo il mio giudizio. L’obiettivo del legislatore - ovvero ti rendo più flessibile l’uscita però tu cerca di utilizzare in maniera meno spregiudicata gli strumenti di flessibilità in entrata - era chiara fin dall’inizio. Di sicuro chi utilizza massicciamente i contratti a termine e affini è penalizzato, sebbene in parte dovrebbe essere compensato da una maggiore agilità nel licenziamento. La riforma spinge molto sul ricorso ai contratti di tipo indeterminato o comunque subordinato, ma in questo credo che pecchi di eccessiva astrazione. Secondo me
non si doveva rendere così difficile l’uso di questi strumenti di flessibilità in entrata, purché siano effettivamente circoscritti e non vi siano forme di precariato stabile. Noi lavoriamo molto con alcuni settori economici caratterizzati da una galassia di consulenti, cocopro e di contratti a termine e ora la situazione è più complicata da gestire. Il mercato questo non lo digerirà facilmente.

Dunque pensa che in questo modo non sarà agevolata l’occupazione?

Se il momento fosse di un’economia in crescita, non si guarderebbe a questi contratti cosiddetti ‘atipici’. Invece c’è una forte crisi che si protrae. La legge può aiutare ma se non ci sono gli economics, ovvero le basi per il rilancio del mercato, non si può modificare il sistema. Un altro aspetto di cui si parla poco invece è quello sulla riforma del processo del lavoro.

Anche in questo caso però si dovrà attendere l’applicazione pratica?

Sì, sicuramente. Tuttavia l’idea di accelerare i tempi è decisamente positiva. Bisognerà vedere se gli uffici giudiziari si doteranno di un maggiore numero di giudici visto che la riforma introduce un paio di fasi in più che prima non c’erano. Tutto dovrebbe essere più veloce: sono previste scadenze più ristrette, solo tempi ordinatori e non perentori. Muterà anche l’atteggiamento dei clienti e la calendarizzazione per noi avvocati.

Alcuni suoi colleghi temono che questo nuovo processo potrà creare invece l’effetto contrario a quello sperato, ovvero un allungamento dei dibattimenti.

Sì, è possibile un ingolfamento se non aumentano i giudici. Se le parti una volta chiamate a discutere il procedimento d’urgenza trovano una risoluzione, bene, altrimenti aumenterà l’attività nostra e dei giudici. Effettivamente, vista la complessità della normativa, questa è una riforma tale per cui non si potrà fare a meno di un avvocato.

A tal proposito, quali sono le domande più frequenti pervenute a voi avvocati con la nuova norma e come state rispondendo?

Le più frequenti sono quelle relative all’utilizzo dei contratti a termine, all’apprendistato e ai licenziamenti. Lo studio ha già da tempo imboccato la via dell’informazione preventiva e poi organizziamo molti workshop tra Milano, Roma, Verona e Bologna. Io stesso ho partecipato come relatore a ben sei convegni sulla Riforma Fornero in poche settimane. Infine aggiorniamo i clienti attraverso periodiche newsletter.

 

Alessia Liparoti




            

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