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CRESCE LA PAURA CHE LA GRECIA ESCA DALL'EURO

13 Maggio 2012 - Autore: Antonello d'Angelo


 

Rumors sempre piu insistenti fanno ipotizzare l’uscita della Grecia dall’euro. I leader dell’eurozona sembrano essere fiduciosi sulla tenuta nonostante scenari difficili e imprevedibili. Per la Grecia l’opzione di ritornare alla dracma potrebbe non essere del tutto infelice.

 

Le recenti elezioni politiche in Grecia sembrano aver aumentato le probabilità che il Paese esca dall'Eurozona. L’importante crescita delle forze politiche contrarie ai sacrifici imposti dalla troika (FMI, Banca Mondiale, Commissione Europea), sta rendendo ardua la creazione di un nuovo governo. In una situazione drammaticamente confusa, in cui i sondaggi mostrano che la stragrande maggioranza dei greci rifiuti il piano di salvataggio ma nel contempo voglia rimanere nell'euro, i nuovi leader del paese dovranno fare tutto ciò che serve per mantenere il loro paese nella moneta unica.

 

Nel contempo la Germania sembra pronta all’evenienza. Lo attestano le dichiarazioni del Ministro delle Finanze tedesche Schaeuble, che ha di fatto sdrammatizzato sui pericoli di una possibile uscita dall'Euro della Grecia. Anche Luc Coene, membro del Consiglio direttivo della BCE, si è reso possibilista sull’uscita. Certo, per la BCE non deve essere facile affermarlo visto che l’eventuale collasso finanziario della Grecia comporterebbe danni alla sua credibilità anche in considerazione dei € 40 miliardi  spesi per l'acquisizione di titoli di Stato greci come parte delle misure di sostegno per il paese.

 

L’eventualità di un uscita della Grecia dall’euro può portare a fare diverse considerazioni ma nessuno è in grado di valuterne tutte le possibili conseguenze.

 

Unica certezza: il ritorno della dracma, se dovesse verificarsi, «non sarà indolore né per la Grecia né per la Ue», ha garantito Per Jansson, numero due della Banca di Svezia.

Le Stime

Il presidente del Fondo salva-Stati Klaus Regling, immaginando una serie di effetti connessi all’evento, ha stimato un costo per l´Europa  di 100 miliardi in un anno.

Ubs, dal canto suo, stimò un anno fa che per italiani e spagnoli l’addio all´euro di Atene sarebbe potuto costare tra i 9.500 e gli 11.500 euro a testa all´anno, ma ora rispetto ad un anno fa, bisogna tener conto che il debito di Atene dopo la ristrutturazione, pur essendo sceso a 266 miliardi è in gran parte in mano ai paesi Ue, Bce e al Fondo Monetario.

Gli step del processo di uscita

Se Atene dovesse uscire dalla moneta unica la Banca di Grecia dovrebbe immediatamente convertire depositi, crediti e debiti in dracme, agganciandoli al vecchio tasso di cambio con cui il Paese è entrato nell´euro nel 2002 che alla riapertura dei mercati potrebbe svalutarsi fino al 70 per cento. Il vantaggio competitivo della dracma non porterebbe benefici poiché sarebbe annullato dall’impennata al 20% dell’inflazione e un conseguente pesante crollo del Pil.

La Grecia, già in recessione da cinque anni, si troverebbe a dover subire un maggiore costo delle importazioni e non potersi giovare dei 130 miliardi di aiuti promessi dalla Trojka, né tantomeno sui 20,4 miliardi di fondi per lo sviluppo stanziati da Bruxelles per fronteggiare le necessità del paese.

Effetti sull’Europa

Oltre agli effetti geopolitici i rischi potrebbero toccare per primi i paesi periferici più in difficoltà, alcuni istituti di credito e molte imprese continentali. Molto probabile che si possa verificare una "significativa" corsa ai beni rifugio e vendite di bond degli Stati più vulnerabili. E questa eventualità  potrebbe aumentare la possibilità di un'uscita di altri Stati dalla moneta unica. Quindi, anche per il timing, l’evento risulterebbe particolarmente delicato e di grande vulnerabilità, in particolare per Portogallo, Italia e Spagna, dove l’austerity non ha ancora dato risultati apprezzabili e il pacchetto per la crescita è ancora in fase di discussione.

Quali opzioni per la Grecia?

La politica di austerità richiesta dalla Ue unita ai tagli dei salari e della spesa pubblica dovrebbe essere funzionale a ridurre i costi e aumentare la competitività. Questo processo, però, richiede tempo e presenta il rischio che l’economia nazionale si contragga più rapidamente delle esportazioni aggravando, di fatto, il debito pubblico.

Quindi la scelta è tra sopportare gravi costi di transizione e una strategia di uscita. La scelta per la Grecia è tra una profonda recessione a V e un decennio o più di depressione permanente.

 

L’esempio dell’Argentina è paragonabile a quella della Grecia, dopo l'ingresso nell’unione monetaria. 

Quando l’Argentina inizio il suo percorso post default,agli inizi del 2002, c'erano previsioni negative sull’ economia, ma nel periodo 2003-2007 ebbe una crescita media del 9% all'anno. Certo nel confronto tra i due paesi bisognerebbe tenere conto delle diverse potenzialità economiche dell'Argentina e dell'economia mondiale di quel periodo. La Grecia è parte di una recessione della zona euro, e le turbolenze causate dalla sua uscita dalla moneta unica potrebbero peggiorare le cose. Va però considerato che, mentre 18 mesi fa era assolutamente impossibile pensare a un'uscita della Grecia senza che si mandasse in crack il resto del sistema, attualmente se il firewall approntato dall'Ue fosse sufficiente a contenere il contagio sui paesi periferici, il resto della zona euro potrebbe nel medio termine beneficiarne.

 

Antonello d'Angelo

@antondangelo 

 

 




            

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