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Comunicazione PEC al Registro Imprese

9 Novembre 2011 - Autore: Dott. LUCIANO CHIARI - Commercialista


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È ormai prossima la scadenza del 29 novembre per la comunicazione dell?indirizzo di Posta Elettronica Certificata (PEC) al Registro delle imprese posta a carico di tutte le imprese costituite in forma societaria dall?art. 16, comma 6, del DL 185/2008. Il Ministero dello Sviluppo Economico, con la circolare dello scorso 3 novembre 2011 n. 3645/C, ha fornito i primi chiarimenti su alcune problematiche emerse in sede di prassi applicativa delle Camere di Commercio. Alcune delle indicazioni operative rilasciate dal Ministero dello Sviluppo Economico riguardano anche i professionisti ai quali ci si rivolge per i vari adempimenti. Nello specifico, il Ministero ha chiarito che non è necessario che ogni impresa abbia un proprio indirizzo PEC, potendo avvalersi dell?indirizzo di posta elettronica dello studio professionale al quale ci si affida e che assiste l?impresa negli adempimenti burocratici (oltre a quello di altra società cui l?impresa obbligata alla comunicazione sia giuridicamente o economicamente collegata). Con lo scopo di semplificare l?onere per le imprese, il Ministero ha dunque acconsentito a una sorta di domiciliazione informatica presso l?indirizzo PEC del professionista indicato dall?impresa adempiente. È bene sottolineare, però, che così facendo il professionista (e d?altro canto anche le imprese che ricorrono alla PEC del professionista stesso così come raccomandato dalle Camere di Commercio) non è esente da conseguenze o responsabilità. La comunicazione del proprio indirizzo PEC per conto dell?impresa, allora, non va considerata dal professionista una mera formalità, ma va valutata attentamente anche in base alla struttura del proprio studio. Nello specifico, la PEC rappresenta una sorta di versione virtuale della sede legale (la sede elettronica), con effetti giuridici rilevanti per le società. Infatti, la casella PEC costituisce un indirizzo pubblico informatico della società al quale perverranno informazioni, atti e notifiche valide a tutti gli effetti di legge. Inoltre, il messaggio inviato tramite PEC si considera ricevuto dal destinatario nel momento in cui lo stesso messaggio è messo a disposizione dal gestore nella casella di posta, indipendentemente dalla visualizzazione. È importante pertanto che, una volta comunicata la casella PEC al Registro delle imprese, il professionista vi acceda regolarmente per verificare i messaggi ricevuti. Inoltre, monitorata costantemente la casella PEC, il professionista dovrà informare subito le imprese domiciliate in relazione a ogni messaggio eventualmente indirizzato alle stesse. Profili di responsabilità si potrebbero, quindi, configurare in capo al professionista che, a causa di una condotta omissiva (mancato controllo del proprio indirizzo PEC), provochi un danno al cliente come diretta conseguenza della mancata tempestiva conoscenza di una determinata comunicazione (come nel caso, ad esempio, di un provvedimento notificato dalla Pubblica Amministrazione). Ma se il professionista adempie correttamente al proprio incarico, monitorando la casella PEC, qual è la prova che può fornire per dimostrare la tempestiva e corretta informazione all?impresa? Considerando gli effetti giuridici conseguenti, il rischio è che il professionista debba proprio ricorrere (in modo paradossale) alla cartacea raccomandata a/r. Il professionista, inoltre, dovrà dotarsi di strumenti informatici necessari per la conservazione dei certificati relativi ai messaggi inviati per conto dell?impresa attraverso la sua casella PEC. Infine, dovrà controllare lo stato attivo della casella PEC, anche mediante il tempestivo rinnovo del contratto con il gestore erogatore del servizio. Un?ultima considerazione va fatta con riguardo alla cessazione del mandato. A tal proposito, potrebbe non bastare la semplice comunicazione al Registro delle imprese, dovendo ricorrere alla collaborazione attiva dell?impresa.

16 Novembre 2011 ore 11:06:17 - Luciano Chiari

Le società in fallimento non sono obbligate a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata (P.E.C.) al Registro delle imprese entro il 29 novembre. Il curatore, se interessato a iscrivere la casella P.E.C. della società da lui curata, può presentare la domanda alla Camera di Commercio competente e indicare, a questo scopo, il proprio indirizzo P.E.C. È uno dei chiarimenti forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico con la circolare n. 223761 diffusa ieri. L'indicazione arriva mentre le società di persone e di capitali stanno sfruttando gli ultimi giorni utili, fino a martedì prossimo, per comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata al Registro imprese. In effetti l'obbligo di iscrizione della P.E.C. per le società in fallimento e il ruolo del curatore, nella comunicazione dell'indirizzo al Registro Imprese, aveva suscitato un certo dibattito - e opinioni contrastanti - fra i tecnici. C'era chi riteneva che il curatore avesse l'obbligo di comunicare la P.E.C. al registro imprese per la società fallita, e chi riteneva invece che l'obbligo cadesse sul legale rappresentante della società, ancora formalmente in carica. Viene, dunque, escluso l'obbligo di comunicare la P.E.C. per le società in fallimento. La circolare dello Sviluppo Economico n. 3645/C del 3 novembre, invece, aveva incluso esplicitamente fra le obbligate le società in liquidazione. L'interpretazione del Ministero si estende anche ai concordati. (Fonte: Il Sole 24 Ore)

25 Novembre 2011 ore 18:57:08 - Luciano Chiari

Una circolare emanata nella giornata di venerdì dal Ministero dello Sviluppo Economico (circolare n. 224402 del 25 novembre) invita le Camere di Commercio a non applicare la sanzione da 103 a 1.032 euro prevista per le società che non comunicano il proprio indirizzo di Posta Elettronica Certificata (P.E.C.) al Registro Imprese entro la scadenza di martedì 29 novembre. E questa tolleranza, secondo il Ministero, dovrebbe arrivare «almeno fino all'inizio del nuovo anno». Peraltro, nella circolare n. 3645/C del 3 novembre, lo stesso Ministero aveva ricordato alle Camere che il mancato rispetto del termine del 29 novembre 2011 da parte delle società, avrebbe comportato, appunto, «l'applicazione delle sanzioni previste dall'articolo 2630 del Codice Civile in capo al legale rappresentante dell'impresa». La circolare di venerdì spiega che «sono nel frattempo pervenute numerose segnalazioni», da parte dei gestori del sistema di Posta Elettronica Certificata, sull'«impossibilità di fare fronte all'enorme mole di richieste di nuovi indirizzi di P.E.C., concentratasi nell'imminenza del termine (...), in tempi compatibili con il rispetto del termine stesso». Nonostante la scadenza per la comunicazione dell'indirizzo P.E.C. al Registro Imprese sia stata fissata nel 2008, tutte le società si sono attivate, dunque, negli ultimi giorni disponibili, come testimoniano le 505.478 comunicazioni di indirizzo P.E.C. arrivate alle Camere di Commercio dal 1° al 21 novembre. Il Ministero dello Sviluppo Economico ritiene che sia impossibile individuare, per le società che non dovessero rispettare la scadenza (quelle già in regola al 21 novembre erano solo il 36,5 per cento), «l'elemento soggettivo (dolo o colpa)» che in base all'articolo 3 della legge n. 689 del 1981 «è presupposto necessario per l'assoggettamento alla sanzione amministrativa». Dunque, la circolare «rappresenta» alle Camere di Commercio l'«opportunità», in questa prima fase di applicazione delle regole previste dal D.L. n. 185 del 2008, per evitare contenzioso, di astenersi dall'applicare le sanzioni previste dal Codice Civile «alle società o ai soggetti che non abbiano provveduto a comunicare al Registro delle imprese l'indirizzo di Posta Elettronica Certificata (...) entro il 29 novembre 2011».

28 Novembre 2011 ore 11:32:07 - Luciano Chiari




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