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BUSINESS STRATEGIES, IL PROFESSIONAL TRAINER DELLE PMI. La parola al CEO Silvana Ballotta

9 Luglio 2015 - Autore: Redazione


Business Strategies vince come Advisor dell’anno per l’internazionalizzazione delle PMI al Premio Le Fonti 2015. Protagonista di un tema di grande attualità, l’affiancamento professionale della consulenza alle PMI italiane si rivela la parola chiave per affrontare con consapevolezza e preparazione i mercati stranieri. Ce ne parla Silvana Ballotta, Fondatrice e General Manager della società di consulenza fiorentina, in prima linea sul tema dell’internazionalizzazione del Made in Italy con particolare focus del settore vinicolo.


La vittoria come Advisor dell’Anno arriva fra l’altro in un momento che vede il vostro gruppo protagonista di una forte espansione: quali sono i fattori su cui state puntando di più per la vostra crescita?
Sicuramente la ‘specializzazione’ Cina, senza tralasciare altri mercati fondamentali per il futuro. Penso alla Russia in primis, su cui stiamo instaurando partnership importanti sia con il trade che con i media, a partire dalla testata eurasiatx.com, con cui curiamo la sessione dedicata al vino. In Cina stiamo investendo molto: con Taste Italy! “- società di Shangai che promuove vino e prodotti agroalimentari italiani e che assiste le aziende e i consorzi che vogliono sbarcare sul mercato cinese – abbiamo un accordo in esclusiva che sta dando frutti importanti.
 

Oltre 400 sono le imprese del vino italiane che si rivolgono a voi. Un prodotto importante nella nostra economia, tanto da essersi meritato un padiglione ad Expo Milano 2015 voluto dal Ministro Maurizio Martina. Come contribuisce Business Strategies al successo del vino italiano?
Con l’internazionalizzazione sui mercati extraeuropei, che è il vero ossigeno del nostro prodotto di punta dell’agroalimentare e non solo. La scommessa del Premier Renzi lanciata nel corso di Vinitaly 2014 è di aumentare l’export del nostro vino del 50% entro il 2020: non so se ce la faremo ma penso ci andremo vicini anche grazie alla crescita sui mercati emergenti. Lo scorso anno le vendite del nostro prodotto enologico nei Paesi terzi hanno segnato un trend 5 volte superiore rispetto alla crescita dell’export in Europa ma c’è ancora tantissimo da fare, specie nel Far East, e di conseguenza tante affermazioni da ottenere. Il vino oggi è sempre più prodotto globale, abbiamo una domanda potenziale composta da miliardi di persone in ogni parte del mondo e una concorrenza forte ma spesso senza un brand significativo come quello del Made in Italy.
L’analisi di Business Strategies sugli atteggiamenti delle imprese italiane impegnate nell’internazionalizzazione - il nostro campione rappresenta circa il 12% del valore complessivo della misura - evidenzia come nell’ultima programmazione siano sempre gli Stati Uniti il principale Paese destinazione della Promozione OCM (63%), seguito a distanza dalla Cina (15%), dal Giappone (9%, dato triplicato rispetto al 2013), Canada (5%), Russia (4%), poi Svizzera e Sud Est Asiatico.


I vostri contributi all’impresa vanno dall’accesso ai fondi di finanziamento alle scelte di comunicazione. Quali sono i settori che seguite di più nello sviluppo verso l’estero e quali nel dettaglio i vostri servizi?
Abbiamo una consolidata esperienza non solo nel settore del vino, ma anche negli ambiti del manifatturiero e del design di alta gamma, del fashion, della gioielleria ed altri settori d’eccellenza del Made in Italy. Seguiamo i nostri clienti in tutte le fasi del percorso di apertura, sviluppo e consolidamento sui mercati esteri, dalla definizione degli obiettivi e della strategia, alla presentazione della domanda di finanziamento, l’implementazione e organizzazione delle attività, fino all’outsourcing fiscale, amministrativo e burocratico. Per il settore vinicolo lavoriamo in particolare attraverso lo strumento dell’OCM (Organizzazioni Comuni di Mercato), studiando e realizzando progetti di promozione che i produttori possono realizzare in autonomia o aggregandosi ad altre realtà imprenditoriali, con una visione più evoluta del concetto di “fare squadra”. Per il periodo 2014-2018, l’OCM vino prevede 337 milioni di euro annui: di questi, il 36% è dedicato alla promozione del vino italiano nei paesi Terzi.


Una panoramica sulle imprese del Made in Italy che Business Strategies segue nel percorso di internazionalizzazione. Quali sono le esigenze delle imprese italiane all’estero che riscontrate maggiormente e verso quali mercati c’è più interesse?

Vogliono capire, vanno guidate. Quando ci definiamo ‘professional trainer’ è perché è proprio così: ogni Paese ha approcci, culture, gusti e attitudini diverse al vino, noi studiamo tutto ciò, ci immergiamo nelle diverse realtà e poi le trasmettiamo alle imprese. Per fare questo, ovviamente, lavoriamo a stretto contatto con professionisti sul posto. Penso che prima ancora di fornire gli importatori giusti, di organizzare il matching più redditizio tra domanda e offerta, sia più importante preparare i nostri partner ad avere l’approccio culturale giusto. Il resto è importante ma viene dopo.


Claudia Chiari




            

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