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Banca-Impresa: e se invece di aspettare la "ripresa" iniziassimo a costruirci "il futuro"

24 Aprile 2012 - Autore: Cse Crescendo


Stiamo rischiando di tuffarci in una ragionieristica contabilità del declino.
Paradigmatico, a tal proposito, è il rapporto tra banca ed impresa che è sempre più spesso concentrato sui processi di ristrutturazione del debito.
Ma, con che strategia vengono affrontati?
Attraverso una ristrutturazione efficientistica delle imprese.
Con nuova e più intensa diligenza le banche, prima di accettare di ristrutturare il debito, chiedono piani industriali precisi e dettagliati, ma … che dicano cosa? Sostanzialmente che dicano quanto l’impresa riuscirà a snellire la sua struttura di costi permanentemente (riduzioni del personale, nuovi canali di acquisto di materie prime, efficienza organizzativa etc.) o temporalmente (ad esempio, attraverso la cassa integrazione).
Per studiare questi “Piani industriali” non servono conoscenze (modelli e metodologie) di strategia d’impresa, ma competenze contabili e finanziarie.

Purtroppo, però, la via della riduzione strutturale o temporale dei costi non può risolvere il problema perché è fondata su di alcune ipotesi che non possono realizzarsi. 

La prima ipotesi (nascosta, ma sostanziale) è la stabilità a lungo termine della competizione. Infatti si pensa che lo snellimento della struttura di costi porti ad un aumento della competitività, almeno semi permanente. E, quindi, a quel conseguente aumento del fatturato e dei margini che produrrà l’aumento di flussi di cassa necessari a onorare debiti vecchi e nuovi (accesi per aiutare la ristrutturazione). Almeno per tutto il tempo necessario a restituire i debiti.
Ma ipotizzare la stabilità della competizione è irrealistico: come è possibile ipotizzare, contemporaneamente, che nel mondo nulla cambi e che i concorrenti se ne stiano a guardare inerti? Proprio quei concorrenti che sono stati più bravi dell’impresa in oggetto perché hanno costruito nei suoi confronti quel vantaggio competitivo che l’ha messa in crisi?

L’altra ipotesi irrealistica è l’attesa della ripresa. Ma la domanda è: ripresa di cosa? Una strategia di ristrutturazione efficientista è fondata sull’attesa che il mercato riprenda ad assorbire i prodotti o i servizi di prima, magari ai prezzi di prima? Anche questa è una ipotesi del tutto irrealistica. La crisi attuale è proprio la crisi di un sistema di prodotti e servizi che deve essere ristrutturato profondamente. Stanno cambiando radicalmente le esigenze delle persone che vivono nei paesi industrialmente avanzati. E’ impossibile, per indisponibilità di energia, acqua e materie prime, immaginare di diffondere lo stesso stile di vita (cioè attraverso gli stessi prodotti, sistemi di produzione, distribuzione e trasporto) nel resto del mondo. Forse anche nei paesi che si stanno sviluppando si comincia a desiderare un altro stile di vita rispetto allo stereotipo attuale dello stile di vita occidentale. Una simile ripresa non è possibile.

 

 L’imperativo etico di costruire un nuovo sviluppo

Invece della irrealistica attesa del ritorno al passato, è necessario progettare e realizzare un nuovo futuro, una nuova società ed una nuova economia. Perché questo processo si avvii sono, certamente, necessarie riforme strutturali, ma esse sono solo necessarie e non sufficienti.

 Da un lato, è necessario attivare una nuova progettualità a livello di ogni singola impresa in modo che possa immaginare e proporre prodotti e servizi radicalmente diversi e capaci di “far vivere” la nuova società prossima ventura. Come è accaduto con la “vecchia” 500 che ha diffuso in Italia una nuova libertà di trasporto.

Invece di una progettualità “contabile”, espressa da pile di fogli excel, è necessaria una progettualità strategica espressa in progetti d’impresa ad alta emozionalità.

Il risultato di questa nuova progettualità strategica sarà quello di agire intensamente e permanentemente sui ricavi ed i margini in modo da ripristinare una sana capacità dell’impresa di generare cassa e, quindi, sia di ripagare i debiti che aumentare occupazione, salari e stipendi.

Dall’altro lato ed in parallelo ,è necessario che le banche sappiano valutare la qualità di progetti di futuro di una impresa.

 

 
Un seminario ed una proposta

Per rilanciare una nuova progettualità strategica che possa far abbandonare strategie difensive e costruire una nuova alleanza di sviluppo tra banca ed impresa, abbiamo progettato un seminario che si terrà a Milano il 9 Maggio p.v.

Con esso intendiamo raggiungere i seguenti obiettivi.

Innanzitutto diffondere presso le banche e le imprese conoscenze (modelli e metodologie) avanzate di valutazione e progettazione strategica. Esse derivano da un nostro progetto di ricerca a livello internazionale che ci ha permesso di costruire un panorama riassuntivo della più avanzata cultura strategica esistente e di avanzare una proposta di superamento.

Poi proporre un sistema di Rating dei business plan che sia trasparente e progettuale.

Trasparente perché deve essere noto ed utilizzabile, sia da parte delle imprese che delle banche, l’algoritmo (le modalità di calcolo) attraverso il quale si determina il rating del business plan.

Progettuale perché deve fornire indicazioni esplicite su come migliorare la “qualità” del business plan. Ovviamente non per aumentare il punteggio di rating, ma per aumentare la qualità del business plan.

Da ultimo fornire un modello di business plan che serve alle imprese ad aumentare la loro consapevolezza e progettualità strategica.

 

 




            

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