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AZIENDE ITALIANE: QUALE SCENARIO? La view di mercato di Jenny Avvocati

11 Maggio 2015 - Autore: Redazione


Uno scenario in evoluzione quello italiano, con alcuni comparti paralizzati dalla crisi ed altri in movimento. Il real estate è diventato un punto di particolare interesse per i fondi di investimento, anche grazie ad alcune novità legislative come il nascente mercato degli affitti a breve termine.

Il palcoscenico delle aziende è spesso dominato dal fattore passaggio generazionale che pesa sul piatto della bilancia nelle scelte strategiche, anche con riferimento agli interlocutori dell’area germanofona. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Christoph Jenny, fondatore di Jenny Avvocati, una realtà che fornisce assistenza sia a grandi gruppi multinazionali e società quotate, così come a imprese di medie dimensioni e a conduzione familiare. 

Il 2015 è considerato da molti come l’anno del rilancio di alcuni comparti legali per anni rimasti immobilizzati dalla crisi. Quali sono i settori su cui voi avete maggiormente investito negli ultimi 15 mesi in vista di una ripresa economica?  Quali sono le practice che invece avete preferito esternalizzare e di cui non vi occupate direttamente?
I settori sui quali abbiamo investito sono, di fatto, quelli che caratterizzano tradizionalmente il core business del nostro Studio, ossia l’M&A e corporate, oltre che il diritto commerciale. È stato il mercato a spingerci a rafforzarci in questi settori, dal momento che abbiamo ricominciato a ricevere importanti mandati dai nostri clienti internazionali - provenienti soprattutto dall’area germanofona -  in operazioni straordinarie in Italia ed in particolare in acquisizioni di importanti realtà industriali italiane.
Un altro settore sul quale vogliamo crescere è il real estate, che a mio avviso ha delle ottime potenzialità di sviluppo in futuro, in particolare a Milano. Infatti, già nel 2014 si è visto l’aumento dell’attenzione da parte dei fondi d’investimenti immobiliari dovuto principalmente a tre fattori: (i) riduzione dei prezzi degli immobili in Italia, soprattutto nei grossi centri cittadini; (ii) la bolla immobiliare in alcuni paesi europei con aumento dei prezzi degli immobili all’estero; (iii) e le ridotte attese di guadagno dei fondi d’investimento immobiliari relative alle operazioni immobiliari in genere. Infine il mercato legale immobiliare in Italia può ricevere una spinta anche dal nuovo mercato degli affitti a breve termine.
La practice che abbiamo invece deciso di esternalizzare è quella del labour, dove abbiamo visto che si tende ad andare sempre più verso studi specializzati. Siamo pertanto molto felici di aver fatto un’alleanza strategica con lo Studio LabLaw, primario ed affermato studio specializzato in diritto del lavoro. Da questi primi mesi di collaborazione posso dire che siamo molto soddisfatti di questa scelta.

Jenny Avvocati è inoltre in prima linea nella promozione e consulenza a favore sia di startup e PMI innovative che di gestori di portali di equity crowdfunding. Per promuove questo tipo di società, l’Italia ha emanato una normativa specifica, che ha fra l’altro introdotto la possibilità di finanziarsi tramite lo strumento dell’equity-based crowdfunding. A quasi due anni dal lancio, quali sono stati secondo voi i risultati di questo strumento e gli eventuali limiti?

Come emerso durante un convegno organizzato dal nostro Studio il 17 aprile, a quasi due anni dalla sua introduzione l’equity crowdfunding non è ancora decollato (e questo nonostante la crescita del numero di startup innovative), con pochi progetti pubblicati e pochissime campagne andate a target. I motivi, a nostro avviso, sono riconducibili a due tipi di cause.
Da un lato i paletti imposti dal Regolamento Consob, teso ad una elevata protezione degli investitori retail, non hanno favorito lo sviluppo del fenomeno. Dall’altro lato vi è anche un fattore culturale, legato alla nostra scarsa propensione agli investimenti in equity ed all’alternative finance, che deriva dal forte legame che tuttora esiste con il ceto bancario. Sono state però recentemente introdotte alcune novità importanti, come l’estensione della possibilità di utilizzare questo strumento (oltre che alle PMI innovative) anche agli OICR, al fine di favorire la diversificazione e riduzione del rischio di portafoglio per l’investitore retail; e la riduzione degli oneri connessi al regime ordinario di trasferimento delle quote di startup e PMI innovative in forma di Srl, tramite l’introduzione di un regime derogatorio facoltativo rispetto alla disciplina ordinaria, al fine di creare un mercato secondario. Staremo a vedere se ciò sarà sufficiente a far partire il mercato dell’equity crowdfunding. Il nostro Studio ha in ogni caso deciso di scommettere su questa practice, rafforzando al suo interno il team di professionisti specializzati.

Come da Lei ricordato, il vostro Studio ha notoriamente un numero elevato di clienti di origine tedesca. Il tipo di mandati che gestite per questo tipo di interlocutore si differenzia da quello seguito per la clientela italiana? Se sì, in che modo?
In teoria no, ma in pratica la differenza è costituita dal poter fornire un servizio - o parti essenziali dello stesso - in lingua tedesca, il ché per tanti clienti germanofoni rappresenta un grande plus vis-à-vis rispetto ad altri studi, seppur altrettanto competenti. L’aumento della nostra clientela tedesca negli ultimi anni, malgrado la crisi economica, ci ha dato ragione su questo approccio.

Le difficoltà nel passaggio generazionale, insieme all’incertezza economica, stanno portando aziende italiane sane a considerarsi in vendita, cosa che prima non avrebbero fatto. Quanto incide questo trend sulle operazioni di M&A italo-tedesche?
La crisi in Italia ha evidenziato in tante aziende una crisi del management e ha costretto molti imprenditori – ed in particolare quelli che si sono trovati dinanzi a scelta relative al passaggio generazionale – a rivedere le proprie strategie. In effetti tanti imprenditori italiani credono che le aziende tedesche siano i partner giusti non solo per garantire la sopravvivenza della propria azienda, ma anche per gestire nel modo migliore la crisi del management che si è evidenziata nel passato.
Infatti, oggi come oggi l’attività dell’M&A non si focalizza più, come nel passato, sulle aziende in crisi da inglobare in aziende internazionali, ma si concentra piuttosto su aziende di prim’ordine, possibilmente anche leader del proprio settore, seppure di nicchia. Dall’altra parte queste ultime aziende oggi cercano partner forti e strutturati all’estero perché hanno capito che in un mercato sempre più globale non basta più la creatività, l’inventiva dell’imprenditore italiano tipo, ma ci vogliono strategie e competenze che vanno al di là della singola impresa. Da questo punto di vista, nonostante la crisi abbia colpito tutta l’Europa, le aziende tedesche ne sono uscite a testa alta, con prodotti altamente tecnologici e comunque competitivi, rafforzandosi addirittura sul mercato mondiale. Queste aziende rappresentano per tanti imprenditori italiani degli acquirenti e/o dei partner ideali ai quali affidare le proprie aziende.


Claudia Chiari e Federica Chiezzi
 


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