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Al fianco delle imprese verso il Celeste Impero. Intervista a Giampaolo Naronte, Fondatore GN Lex

16 Ottobre 2013 - Autore: Redazione


L’Unione degli Industriali di Varese dà appuntamento a Shangai (dal 19 al 26 ottobre) per la seconda tappa del Progetto Internazionalizzazione, e GN Lex prende attivamente parte al ciclo di incontri organizzati al tal fine: quali sono i punti focali su cultura e strategia che in Cina che possono fare la differenza?

La Missione organizzata dall’Unione Industriale di Varese coinvolge numerose aziende del settore tessile e del settore meccanico. Le prime parteciperanno alla fiera internazionale Inter Textile di Shanghai, mentre le seconde si recheranno a Tianjin (tradizionale polo dell’industria pesante). Gli incontri pre-missione non si sono limitati, come spesso accade, a fornire un quadro giuridico della Cina ma hanno affrontato il tema della cultura, che riveste un ruolo  strategico nell’intera Asia. La cultura Cinese affonda ancora oggi le sue radici nella tradizione confuciana: conoscere e rispettare i valori, le abitudini e la prassi permette di instaurare una fattiva collaborazione con il potenziale partner cinese. Anche se è difficile stilare una graduatoria, i fattori socio-culturali più importanti sono senza dubbio rappresentati dal “guanxi” (il saper coltivare le relazioni), dal rispetto dei ruoli (la società cinese nasce e si sviluppa secondo un modello diseguale) e dell’immagine (intesa come onore e reputazione) del nostro interlocutore, evitando di metterlo in difficoltà agli occhi del gruppo a cui egli appartiene.

La ricerca di un partner locale è indispensabile per una società che voglia iniziare la sua attività in Cina: quali sono i controlli da non dimenticare per saggiarne l’affidabilità?

La principale difficoltà che si incontra interfacciandosi con il mercato cinese è senza dubbio rappresentata dalla scarsità di informazioni reperibili sul potenziale partner locale. La mancanza del catasto e del registro delle imprese rendono difficoltose anche le preliminari verifiche. Il primo essenziale controllo consiste nel chiedere la business license (assimilabile alla nostra visura camerale) da cui possiamo ricavare informazioni utili (come la data di costituzione della società, il capitale sociale versato, il numero dei soci e l’oggetto sociale). Senza voler generalizzare, è ovvio che una società cinese di recente costituzione e con un capitale sociale basico, difficilmente potrà essere un partner adeguato a sostenere il nostro investimento in Cina. Il secondo controllo riguarda il “diritto d’uso del terreno”: dal momento che non esiste la proprietà privata, è necessario conoscere il landlord (cioè colui che concede in uso il terreno) per sapere se vi siano problemi con l’affittuario con il quale stiamo trattando. Infine è buona regola verificare che il nostro potenziale partner locale non abbia pendenze con il Fisco Cinese.

Quali sono le necessità maggiori degli imprenditori italiani diretti verso l’Impero Celeste che GN Lex riscontra nella propria attività? E in quali settori?

La Cina resta una realtà lontana, non solo geograficamente, dal nostro Paese. L’impresa italiana non comprende la lingua e deve confrontarsi con processi decisionali che si sviluppano attraverso modelli e tempistiche che non ci sono familiari. La carenza di informazioni reperibili in Cina resta ancora oggi, a mio avviso, la principale lacuna che le imprese italiane mi chiedono di colmare: l’avvocato non deve limitarsi a redigere un contratto, ma deve affiancare il Cliente nella fase embrionale dell’investimento e operare come trait d’union con il potenziale partner locale. Dal momento che è la domanda del mercato a condizionare l’offerta, i settori del Made in Italy che esercitano il maggior appeal oltre la Grande Muraglia sono il fashion, l’architettura eco-sostenibile, le attività produttive ad elevato contenuto tecnologico e il design.  

La Cina si appresta a diventare anche un’importante piazza finanziaria mondiale. Le recentissime normative si propongono infatti l’ambizioso obiettivo di sostituire la propria moneta al Dollaro come valuta di scambio internazionale. Ci fornisce maggiori spiegazioni in proposito?

Alcuni anni or sono, il Governo di Pechino si è posto l’ambizioso obiettivo di svincolare lo yuan dal dollaro americano e utilizzare la valuta locale come moneta di scambio utilizzata nel commercio internazionale. Per effetto del RMB Settlement Agreement del 2009 e degli accordi swap recentemente conclusi dalla Cina con la Banca Centrale Europea, il RMB si propone come valuta di riserva, offre stabilità al mercato (essendo meno volatile rispetto ad alcune valute europee) ed agevola gli investimenti esteri oltre la Grande Muraglia.

La Corte Suprema Cinese ha pubblicato l’anno scorso le interpretazioni relative al contratto di compravendita. Quali sono i principali effetti prodotti?

La Corte Suprema in Cina è l’organo apicale del potere giudiziario ma, come la House of Lords inglese, emette pareri e interpretazioni che hanno lo stesso valore della legge. Le Interpretazioni del 2012 sono molto importanti perché non si limitano a fornire le linee guida ermeneutiche alle corti inferiori ma contengono numerosi interventi di diritto sostanziale che incidono su aspetti essenziali del contratto di compravendita.  Tra le più importanti novità apportate dalle Interpretazioni si segnala il riconoscimento del valore giuridico dei documenti pre-negoziali (come le Lettere di Intenti), che creano obblighi giuridici di cui la controparte può lamentare il mancato rispetto, chiedendo il risarcimento del danno conseguente. Le dichiarazioni vaghe o imprecise che caratterizzavano la Legge sui Contratti del 1999 lasciano il posto a previsioni connotate dalla concretezza: si pensi ai parametri forniti dalle Interpretazioni per sapere se/quando possa ritenersi ragionevole un termine entro cui il compratore deve ispezionare la merce e contestare gli eventuali vizi o difetti. La disciplina della firma elettronica e l’ampliamento della sfera del danno risarcibile (ora comprendente sia il danno emergente che il lucro cessante) introdotte dalle Interpretazioni rappresentano senza dubbio un segnale inequivocabile del grado di maturità raggiunto dal Diritto Civile Cinese.

Cina, Corea del Sud e Giappone: quali sono le opportunità e le difficoltà dietro ciascuna di queste realtà?

La Cina è ancora un Paese a metà del guado, percorso da tensioni sociali, economiche e politiche, perennemente tese tra il peso della millenaria tradizione e la necessità di stare al passo con i tempi e con le novità che caratterizzano i giorni nostri. La profonda diversità della qualità della vita esistente tra le zone urbane (storicamente più ricche ed evolute) e quelle rurali (ancora solo in minima parte toccate dal processo di riforma iniziato con la famosa Open Door Policy) rappresenta uno tra i più importanti fattori di potenziale instabilità.  La mercato coreano è nel complesso più evoluto rispetto a quello cinese: le principali opportunità di business dovrebbero nascere dall’Accordo di Libero Scambio che la Corea ha sottoscritto con l’Unione Europea nel 2011 anche grazie alla abolizione di alcune barriere tariffarie e non. Il Giappone è ancora costretto a confrontarsi con le conseguenze del disastro nucleare di Fukushima: le principali opportunità offerte da questo Paese sono conseguentemente collegate alla green economy che dovrebbe, almeno nelle intenzioni, sostituire il nucleare come fonte di approvvigionamento delle risorse energetiche del Paese. Lo storico atteggiamento di chiusura del mercato nipponico verso l’esterno ha sicuramente penalizzato il Paese ed è legittimo attendersi che le future politiche economiche di Abe saranno connotate da una maggior apertura agli investimenti esteri.

 

Claudia Chiari

 




            

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