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ONDE D'URTO. Il punto di vista di William de Vries

1 Settembre 2014 - Autore: Redazione


Gli Stati Uniti sono scioccati. Non per il terremoto che la scorsa settimana ha colpito Napa County in California. No, sono scioccati dal fatto che i tassi di interesse italiani, per la prima volta dall'inizio della crisi finanziaria, sono inferiori ai tassi americani. Ma non dovrebbe essere una sorpresa, in quanto il rischio di una rottura della zona euro per il momento è scomparso. I tassi di interesse dell'Eurozona stanno reagendo alla situazione economica e politica: la crescita economica è bassa, l'inflazione è bassa e in Europa orientale la prospettiva di una guerra è in crescita ...

Il Regno Unito è anch'esso sconvolto. Non dal fatto che i tassi di interesse dei titoli di Stato britannici a cinque anni sono superiori ai tassi di interesse portoghesi equivalenti, quindi ben al di sopra dei tassi di interesse italiani e spagnoli. Non dal fatto che la Scozia sta cercando di ottenere nuovamente l'indipendenza. Ma sono scioccati dalla loro banca centrale. Il governatore della Banca d'Inghilterra Carney stava per annunciare i primi passi verso una stretta monetaria in Gran Bretagna. O almeno così ci si attendeva, visto che l'economia del Regno Unito è in corsa. Ma non l’ha fatto; anzi, ha cambiato le regole ancora una volta, lasciando gli inglesi perplessi.

La Germania è scioccata. Per anni ha lavorato duramente per mantenere bassi i costi del lavoro e consentire una forte crescita delle esportazioni. Inoltre, la "regola aurea di bilancio", il "schuldenbremse", come lo chiamano, è parte della cultura e dell'istruzione tedesca. Ma di recente Jens Weidman, presidente della Bundesbank, ha chiesto un aumento dei salari in Germania! E per di più, la Commissione europea ha mostrato i propri dubbi circa i benefici del volume di esportazioni della Germania.

L'Italia sarà sconvolta. Nonostante i costi di finanziamento più bassi nella storia, l'economia italiana è ancora in recessione. Solo una riforma strutturale dell'economia porterà di nuovo la crescita economica. Matteo Renzi lo sa e al fine di mantenere la sua promessa, vuole portare il cambiamento nella politica italiana. Questo richiederà tempo, e anche se i costi di finanziamento molto bassi daranno all'Italia qualche margine di manovra, vi saranno ostacoli difficili da affrontare. Per gli investitori internazionali, i titoli di Stato italiani sono attraenti solo finché l'Europa dimostra l'unità attraverso un ulteriore coordinamento della politica fiscale.

E appena il livello dei rendimenti nominali si spinge verso il 2%, si dovrebbe considerare se le obbligazioni italiane indicizzate all'inflazione non offrano maggior valore. Data l'incertezza geopolitica, le obbligazioni indicizzate all'inflazione sembrano avere perfettamente senso.
 

William de Vries

Head of Core Fixed Income, Kempen Capital Management




            

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