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- APPROPRIAZIONE DI DENARO DELLA COMPAGNIA NON DOLOSE SE PRONTAMENTE REINTEGRATE NON COSTITUISCONO GIUSTA CAUSA DI RECESSO SE DOVUTE A DISFUNZIONI CONTABILI EPISODICHE –

25 Gennaio 2009 - Autore: STUDIO AVV PAOLO DE ANGELIS & PARTNERS - SLDA-


ASSIURIS- WWW.STUDIODEANGELIS.EU

Rassegna di giurisprudenza in Diritto della Assicurazioni Private a cura dell’Avv.Paolo de Angelis
ANNO II ° Ed n° 5  -  ottobre 2008


                   Carissimi amici,
1)   Dopo la pausa estiva torniamo a riprendere l’esame di alcune fra le più comuni questioni che riguardano la responsabilità dell’Agente alla luce della  giurisprudenza elaborata dal Collegio Unico Nazionale di Conciliazione ed Arbitrato adito ai sensi dell’art 18 ANA 2003
Questa volta il lodo ha affrontato e risolto le problematiche relative alla nozione di “giusta causa” che possono legittimare il recesso della Compagnia  .
Nella fattispecie all’Agente veniva imputato: 1) di aver tratto assegni a favore di se stesso per € 15.000- circa, traendoli dal conto dell’Agenzia (oggi conto separato) senza ragione giustificativa e senza provvedere a registrazioni sulla contabilità  a scalare di banca; avvenuto in piu eventi fra il novembre 2003 e il settembre 2004 ; 2) di aver registrato  sulla partita a scalare di banca in entrata importi per € 7801,00 relativi a premi ma di aver versato poi tale somma sul proprio conto corrente personale nel dicembre 2003 –
Dette irregolarità erano emerse in una ispezione dell’ottobre 2004  e l’Agente nelle giornate successive aveva immediatamente restituito tutti gli importi mancanti; l’Agente giustificava l’occorso: quanto al primo episodio verificatosi a causa di errori nella tenuta  della contabilità interna dovuta a ripetuti episodi di morbilità della impiegata addetta in forza dei quali l’Agente aveva  prelevato somme credendole dovuite per provvigioni non sussistenti;  il secondo a causa di una estrema somiglianza fra il numero di conto personale e quello della Agenzia che aveva indotto l’Agente in errore all’atto del versamento-
Successivamente, non ostante la restituzione e le giustificazioni,  veniva notificato dalla Impresa il recesso per giusta causa-
Il centro del problema è quello di definire quale sia lo standard  valutativo della gravità dell’inadempimento che può far cadere legittimamente il vincolo fiduciario giustificando il recesso per giusta causa senza preavviso-
La risposta data dal Collegio è che tale standard  deve riposare essenzialmente nella concreta aspettativa di un corretto adempimento nel futuro da parte dell’obbligato-
Infatti il Collegio , -  alla luce dell’istruttoria che ha confermato la attendibilità delle giustificazioni rese dall’Agente -  ha escluso sia una specifica volontà appropriativa, sia una colpevole quanto strutturale carenza organizzativa dell’Agenzia-
In tale circostanza la difesa dell’agente ha infatti ben illustrato al Collegio la natura limitata  degli episodi, il contesto in cui si sono verificati (e cioè la malattia della dipendente e nel secondo epiosodio la buona fede nell’eseguire la registrazione del premio che esclude la volontà appropriativa) il comportamento corretto tenuto dall’Agente  nell’arco del rapporto di durata trentennale (che aveva visto negli ultimi tempi una raccolta premi di € 2.200.000,00 e un ottimo rapporto s/p ), la mancanza di specifici precedenti, l’immediata riconciliazione contabile-
In conclusione: il Collegio ha ritenuto inesistente la giusta causa di recesso, condannando la Compagnia al pagamento delle indennità di cui all’art 18 bis ANA-  Ancora una volta quindi un lodo favorevole all’Agente che crea un importante precedente in materia-
Per completezza, torno nuovamente a  rilevare come la fattispecie si presta ad essere sanzionata - non solo sul piano civile - ma anche sul piano disciplinare
L’art 62 reg 5/07 sancisce infatti con la radiazione il caso di mancata rimessa alle imprese di somme percepite a titolo di premi assicurativi o indebita acquisizione di somme, destinate ai risarcimenti o ai pagamenti, dovute dalle imprese agli assicurati o ad altri aventi diritto Mi pare evidente che il lodo non possa certo essere opponibile all’Isvap; tuttavia anche questo  può costituire un utile precedente a cui appellarsi, se del caso, anche in sede di impugnazione dell’ eventuale provvedimento disciplinare irrogato dall’ISVAP davanti al TAR-
Restando a disposizione di quanti volessero contribuire all’approfondimento del tema sopra proposto inviando alla mail di cui sotto le proprie  osservazioni,  eventuali suggerimenti, consigli, richiesta di approfondimenti e quant’altro del caso, porgo a tutti i miei migliori saluti ed un augurio cordiale di buon lavoro.

Avv. Paolo DE ANGELIS
 




            

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