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'ACCESSO AL CREDITO: LE BANCHE SIANO SELETTIVE, NON SERVE DARE SOLDI ALL’IMPRESA CHE NON HA FUTURO'. Intervista esclusiva a Stefano Achermann, Amministratore Delegato di BEE TEAM, società attiva nel settore dell’IT Consulting

26 Marzo 2012 - Autore: Redazione


Bee Team propone servizi professionali pensati per aiutare le aziende e le istituzioni finanziarie a rafforzare la propria capacità competitiva. In che modo?

 

Ogni settore ha le proprie esigenze ed ha bisogno di professionisti che ne conoscano le dinamiche e le necessità più urgenti. Per questo abbiamo deciso di focalizzarci laddove le nostre conoscenze possono portare un contributo distintivo ed immediato alla capacità di generazione del valore dei nostri clienti: il settore dei Servizi Finanziari e quello delle Utilites. Ci rivolgiamo dunque per il 70%-80 % al mondo assicurativo, delle banche e dell’insurance. La nostra attenzione è allo sviluppo di competenze multi-disciplinari tali da fornirci la migliore comprensione sul funzionamento di macchine operative o programmi di cambiamento ad elevata complessità. Per questo ci occupiamo di prodotti, di servizi al cliente, di organizzazione, di IT operations, di risorse umane. Tutto ciò attraverso la capacità di favorire articolati programmi di cambiamento che coinvolgano linee di business, sistemi, organizzazioni e risorse umane; migliorare le performance, offrire visione di mercato, aiutare i nostri clienti a raggiungere l’eccellenza.

 

Dottor Achermann, lei ha dichiarato: “Credo che i prossimi anni siano anni di profonda trasformazione nei quali la capacità di realizzare il valore sarà connessa al governo di un processo di cambiamento sempre più complesso e multidisciplinare.” A quali cambiamenti si riferisce?


Sta cambiando tutto nel senso che il cliente ha un accesso molto più diretto e immediato alle informazioni. È più cosciente, ha mediamente una cultura finanziaria più alta e questo obbliga le banche  a essere più chiare. Con i cambiamenti  in atto e le nuove normative il prezzo è più trasparente: più  lo è, più il mercato si rende conto che ci sono margini (di guadagno, ndr) per chi sta dall’altra parte e tende a comprimerli. Ecco perchè la sfida del management deve essere sull'innovazione, sulla capacità di proporre nuovi servizi, sul proporre modalità di distribuzione diverse. Ovviamente questo porterà un ridisegno complessivo del modo di operare degli Istituti di Credito e cambierà il mix produttivo che è alla base del fare banca. Quindi taglio di costi ovviamente ma non solo, bensì investimenti e ricerca di nuove fonti di ricavo.

 

Come si è evoluto il mondo della consulenza direzionale? Ha risentito della congiuntura negativa? 

 

La consulenza è cambiata perché c’è più accesso a dati, notizie, a quello che fanno gli altri in termini di modelli ed iniziative di business. Il cliente, il manager della banca, è più consapevole e maturo, spesso ha un passato da consulente. Prima il "Brand" ed i servizi della "consulting firm" erano spesso accettati aprioristicamente oggi è diverso. Il cliente ha consapevolezza del proprio bisogno, sa valutare le competenze di chi si offre di aiutarlo ed è capace di percepire il rapporto Prezzo/Valore dei servizi offerti.  Peraltro la maturità complessiva delle strutture cliente è molto più alta. Alcune iniziative vengono svolte "in casa", i budget sono più limitati e quando si compra del supporto esterno non si può sbagliare. Anche per il consulente direzionale cambia la prospettiva. La sfida è capire cosa fare, scegliere il segmento dove vuoi competere ed essere bravo, perché se sei bravo riesci a fronteggiare la crisi, invece se non lo sei e ci sono molti competitors, questi possono proporre ciò che tu offri a un prezzo minore.

 

Si sta discutendo molto riguardo alla creazione di un albo dei consulenti finanziari indipendenti che potrebbe garantire la riduzione di quella “asimmetria” esistente a livello di informazioni e capacità di analisi tra chi crea prodotti finanziari sempre più complessi e chi è interessato a utilizzarli. Qual è la sua opinione in merito?


Penso che sia i portatori di un’offerta specializzata, il cosiddetto mandato esclusivo, sia i banker  indipendenti - non legati a una specifica società - siano risorse importanti per il mercato. Sono portatori di competenze e proposizioni diverse. Il cliente deve essere capace di scegliere a seconda delle condizioni o  delle esigenze. L'assistenza che egli potrà ricevere è diversa, ciò che importa è che sia il cliente a gestire il consulente non viceversa.

 

 

Bee Team si occupa anche di progetti per la realizzazione di operazioni di delocalizzazione. Stando ad un recente sondaggio, un terzo degli imprenditori italiani valuterebbe di spostare il proprio business all’estero, ma la maggioranza preferisce rimanere in Italia. Esiste secondo lei una paura dell’imprenditoria italiana verso la delocalizzazione? Voi come rispondete alle esigenze di quelle aziende che invece intendono “giocare fuori casa”?


Andare all’estero non è facile: culture diverse, distanze, mercati con regole differenti. Oltre al costo e al rischio di switching, c’è un rischio cliente alto per noi che non siamo un paese di lingua anglosassone. Peraltro andare all’estero solo perché vi si può trovare manodopera a costi inferiori non è una risposta valida meglio allora concentrarsi sull'innovazione tecnologica e trasformare l'apporto di manodopera da generalista a specializzata.

Purtroppo nell'uno e nell'altro caso andiamo a colpire le fasce deboli del nostro paese, la manodopera poco specializzata ed a basso tasso di scolarizzazione. In generale la cultura italiana media non è quella del mettersi  in gioco, prevale la ricerca della stabilità. In questo dinamico e globale la stabilità è una delle poche cose che non ci viene concessa.

Non sarà facile svoltare, i quarantenni ed i cinquantenni di oggi sono figli di una certa cultura, hanno una formazione e delle idee radicate che difficilmente possono cambiare del tutto. Bisogna investire sui giovani: se lo si fa oggi, si avranno i  frutti  domani.  Il nostro problema è che siamo “stuck in the middle”, quando invece bisognerebbe fare cose nuove come investire nella scuola, nella tecnologia che può colmare i gap tra noi e i nostri competitors. Dobbiamo portare fuori ciò che sappiamo fare, dobbiamo venderci meglio, non bisogna lasciare andare via dal nostro Paese coloro che valgono. Abbiamo tanti manager validi in giro per il mondo che sono stati costretti a privarci della loro competenza poichè non siamo stati capaci di offrire loro delle opportunità. Dobbiamo ricordarci che in Italia quando siamo completi siamo in media più bravi degli altri.

 

 

Italia e Usa si stanno confrontando sulla leadership femminile, poiché recenti studi hanno dimostrato che l’aumento dell’impegno femminile nel mondo del lavoro porterebbe un contributo al Pil del 9% negli USA e del 13% in Europa. Quali sono i passi in avanti che ritenete debbano essere fatti? La legge sulle quote rosa può cambiare qualcosa?

 

Abbiamo esperienza di donne che raggiungono risultati eccellenti. Noi abbiamo il 40% di donne nel business consulting che è una percentuale importante. Ovviamente pensiamo che sia utile e vantaggioso rispettare i tempi diversi che le donne possono avere per scelte di vita: se nasce un bambino cerchiamo di aiutarle, sebbene non sia facile poi tornare in azienda. Tuttavia abbiamo visto che è una politica che paga perché c’è un grande impegno da entrambe le parti e arrivano ottimi risultati. Per quanto riguarda le quote rosa, trovo che nel lungo periodo non abbiano senso, ma è comprensibile che, in certe  fasi storiche dove l’equilibrio non è rispettato, si creino meccanismi obbligati per cui si tenda a riequilibrare situazioni distorte. Se possono servire ora, ben venga, ma poi in un mondo normale devono emergere i migliori, uomini o donne che siano.

 

 

Veniamo alla dibattuta questione dell’accesso al credito per le aziende. Unicredit ha affermato che stanzierà 40 miliardi per aiutare le imprese e anche il governatore di Bankitalia Visco ha dichiarato che gli istituti italiani sono ora in buona salute e possono fare la loro parte.  Lei cosa ne pensa?

 

Per quanto riguarda l’accesso al credito spezzo una lancia a favore delle banche: bisogna che siano selettive, perché non serve dare soldi all’impresa che non ha futuro. Bisogna far capire alle banche che si può fare bene e che i loro soldi sono ben investiti. Dopodichè deve esservi disponibilità nel concedere credito, cosa che nei mesi scorsi è mancata. Le banche a causa del periodo difficile non erano nella condizione di dare credito a nessuno, tutte noi imprese abbiamo fatto grandi sforzi ed abbiamo subito condizioni pesanti e restrizioni nell'accesso al denaro. D'altronde anche condurre una banca di questi tempi non è cosa facile: limiti di budget, sofferenze, mercato poco reattivo.

 

Quali sono le prospettive future di Bee Team?


Il 2011 è stato un buon anno, l’anno migliore finora. Il mercato è difficile, dobbiamo quindi puntare su servizi a valore aggiunto sui quali vi è poca competizione. Credo ci stiamo riuscendo. Il 2012 è iniziato in crescita. Ci mettiamo in gioco nel consulting e in altri ambiti. Ci sono idee e progetti: 6 su 10 magari cadono perché il cliente non ha budget, però quelle che si affermano abbiamo la soddisfazione di vederle andare in porto. Siamo fiduciosi.

 

 

Alessia Liparoti e Sara Tamburini




            

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