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‘UN IRRIGIDIMENTO DEL SISTEMA IN ENTRATA NON POTRÀ CHE ESSERE A DETRIMENTO DELLE GIOVANI LEVE’. L’intervista ad Annarita Ammirati e Massimo Dramis, Responsabili del Dipartimento Diritto del Lavoro dello Studio Legale Delfino e Associati

26 Settembre 2012 - Autore: Redazione


L’indagine di FinanzaeDiritto.it sulla Riforma del lavoro continua. Abbiamo parlato dei vantaggi e dei problemi applicativi con gli Avvocati Annarita Ammirati e Massimo Dramis, Partners e responsabili del Dipartimento Diritto del Lavoro e Direzioni Industriali dello Studio Legale Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher.

 

In cosa consiste il lavoro dello Studio Legale Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher?

Avv. Ammirati: Lo Studio Legale Delfino e Associati Willkie Farr & Gallagher LLP è nato nel 2000 dall’unione tra la nota law firm newyorkese (che conta attualmente oltre 600 avvocati nel mondo e sedi europee a Londra, Parigi, Francoforte e Bruxelles) e la studio legale italiano fondato dall’Avv. Maurizio Delfino, con l’obiettivo comune di diventare punto di riferimento di istituzioni finanziarie, imprenditori e fondi di private equity italiani e stranieri per operazioni sia nazionali che cross border. L’associazione tra la struttura internazionale di Willkie Farr e quella italiana ha creato uno studio legale fortemente radicato sul territorio e anche in grado di fornire un servizio di qualità e competitivo a livello internazionale. I settori di intervento nei quali i circa 40 avvocati dello Studio, distribuiti tra le due sedi di Milano e Roma, hanno acquisito notorietà a livello nazionale vanno dal M&A al private equity, incluse le operazioni su società quotate, dal diritto dell’energia alle operazioni di ristrutturazione. Una menzione a parte merita il dipartimento di diritto del lavoro dello Studio, che l’Avv. Dramis ed io dirigiamo  e che si avvale della collaborazione di quattro avvocati specializzati con circa 10 anni di esperienza esclusiva nel settore, e due praticanti. La nostra attività è quasi interamente dedicata alla assistenza di società, sia multinazionali che italiane - salvo la sempre più frequente assistenza di dirigenti - e si caratterizza sia per una consistente attività giudiziale (con contenziosi su tutto il territorio italiano) che per una consulenza continuativa alle imprese.

 

Per quanto riguarda la Riforma del lavoro, quali sono i veri vantaggi?

Avv. Dramis: Dal nostro punto di vista, l’unico vero ed incontestabile vantaggio, consiste nella previsione della possibilità di stipulare un primo contratto a termine senza causale, di durata non superiore a 12 mesi non prorogabili e che la stessa flessibilità sia stata prevista anche per i contratti a termine di somministrazione di manodopera. Peraltro, a fronte di questa limitata flessibilità in entrata i datori di lavoro dovranno sobbarcarsi un aggravio contributivo, previsto dal legislatore al fine di scoraggiare il ricorso delle imprese al contratto a termine. Un’evidente contraddizione. Quanto poi alla Riforma dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, il nostro giudizio a priori (in attesa di una casistica giurisprudenziale che consenta una valutazione in concreto) è sostanzialmente negativo, in quanto la reintegrazione nel posto di lavoro è stata mantenuta, con correttivi minori, per quasi tutte le fattispecie di licenziamento illegittimo e la lettera della norma aumenta la discrezionalità del giudice nella scelta delle sanzioni da comminare. L’unica nota positiva è rappresentata dall’innegabile primo passo compiuto dal legislatore italiano verso forme di tutela (del lavoratore e delle imprese) più simili a quelle degli altri paesi europei e comunque più fungibili rispetto alle regole del mercato del lavoro ed alla situazione attuale.

 

Questa Riforma lascia fuori dal mercato i giovani, che invece il Ministro Fornero diceva di voler favorire. E’ così?

Avv. Ammirati: Temo che ciò si rivelerà drammaticamente vero. Penso, ad esempio, al fatto che la Riforma Fornero ha abolito i contratti di inserimento, facendo conseguentemente venire meno le agevolazioni normative e contributive per l’assunzione di lavoratori “deboli” sul mercato del lavoro tra cui giovani di età compresa tra i 18 e i 29 anni e disoccupati di lunga data da 29 a 32 anni. Gli unici veri incentivi all’assunzione previsti dalla Riforma riguardano, invece, i lavoratori di età non inferiore a 50, disoccupati da oltre 12 mesi (riduzione del 50% della contribuzione per massimo 12 mesi) e le donne di qualsiasi età disoccupate da tempo significativo. Se a ciò aggiungiamo l’aggravio contributivo per i contratti a termine (ed un aggravio anche normativo per ciò che concerne causali e durata), la revisione dei contratti a progetto e delle partite IVA che, di fatto, scoraggerà in assoluto il ricorso al lavoro autonomo e parasubordinato, penso che questa Riforma comporti un irrigidimento del sistema in entrata che non potrà che essere a detrimento delle giovani leve.

 

Ad impedire la nascita di nuovi posti è l’eccessiva rigidità introdotta dalla Riforma, ma bisogna dire che anche l’eccessivo costo del lavoro dipendente ha il suo peso…

Avv. Dramis: Mi riallaccio a quanto accennato prima: la Riforma ha aumentato contributi per le assunzioni a termine al fine di scoraggiare il ricorso a questo strumento di acquisizione del lavoro, affermando, ancora una volta, la centralità, nel nostro sistema, del contratto di lavoro a tempo indeterminato. A fronte di ciò, la Riforma non ha minimamente modificato il costo del lavoro per i lavoratori a tempo indeterminato, penalizzando doppiamente le imprese in un momento storico così complesso. Irrigidimento di contratti a progetto e partite IVA completano il quadro difficile per i datori di lavoro e le imprese.

 

Crede che la Riforma abbia dei problemi applicativi sostanziali?

Avv. Ammirati: Il testo normativo è complesso, a tratti farraginoso e, in molte parti, di difficile interpretazione. E’ frequente il ricorso a definizioni generiche che, da una parte richiederanno incrementeranno lo un maggior sforzo interpretativo richiesto ai tecnici del diritto (giudici e avvocati) e dall’altro provocheranno un incremento dei contenziosi, al contrario di quanto auspicato dal Ministro. Anche la scelta della tecnica normativa usata, mutuata dalle leggi finanziarie, ci appare piuttosto infelice e poco funzionale allo scopo. Da più parti e da molto tempo si auspicava una Riforma del diritto del lavoro globale improntata alla chiarezza e mirata a snellire burocrazia e processi, caratteristiche che non sembrano contraddistinguere questa Riforma. Ad esempio, la Riforma interviene sull’apparato sanzionatorio dell’art. 18 mentre sarebbe stato meglio fare chiarezza sulle causali che legittimano il licenziamento. Non a caso a pochi giorni dall’entrata in vigore della norma, con il Decreto Sviluppo, sono arrivati i primi correttivi e crediamo che molti altri ne verranno.

 

 

Sara Tamburini




            

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Molto interessante, grazie. www.infoswiss.info

29 Settembre 2012 ore 15:46:13 - Mark Rossi







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